Otto Miliardi per trattare
Marcello Messori , di MARCELLO MESSORIIl governo ha compreso la necessità di evitare la procedura dell’Europa
Ma non l’entità degli aggiustamenti necessari
La stagnazione dei consumi e la caduta degli investimenti privati nel terzo trimestre di quest’anno, i dati industriali negativi di inizio autunno e le prime difficoltà nel collocamento dei titoli di stato sono il frutto dell’incertezza politico-istituzionale e dell’instabilità finanziaria creata dall’attuale governo sin dai suoi esordi. La procedura di infrazione per deficit e debito pubblici eccessivi, aperta dalla Commissione europea nei confronti del nostro paese, si è quindi innestata su un quadro economico deteriorato.
Negli ultimi giorni il governo italiano ha compreso la necessità di evitare una conferma della procedura europea; non ha, invece, ben valutato l’entità degli aggiustamenti richiesti per ottenere tale risultato. La bozza di bilancio per il 2019 prevede un aggravio del deficit strutturale (ossia corretto per il ciclo e depurato dalle spese una tantum) pari allo 0,8% e un corrispondente rapporto defici…
Negli ultimi giorni il governo italiano ha compreso la necessità di evitare una conferma della procedura europea; non ha, invece, ben valutato l’entità degli aggiustamenti richiesti per ottenere tale risultato. La bozza di bilancio per il 2019 prevede un aggravio del deficit strutturale (ossia corretto per il ciclo e depurato dalle spese una tantum) pari allo 0,8% e un corrispondente rapporto defici…
La stagnazione dei consumi e la caduta degli investimenti privati nel terzo trimestre di quest’anno, i dati industriali negativi di inizio autunno e le prime difficoltà nel collocamento dei titoli di stato sono il frutto dell’incertezza politico-istituzionale e dell’instabilità finanziaria creata dall’attuale governo sin dai suoi esordi. La procedura di infrazione per deficit e debito pubblici eccessivi, aperta dalla Commissione europea nei confronti del nostro paese, si è quindi innestata su un quadro economico deteriorato.
Negli ultimi giorni il governo italiano ha compreso la necessità di evitare una conferma della procedura europea; non ha, invece, ben valutato l’entità degli aggiustamenti richiesti per ottenere tale risultato. La bozza di bilancio per il 2019 prevede un aggravio del deficit strutturale (ossia corretto per il ciclo e depurato dalle spese una tantum) pari allo 0,8% e un corrispondente rapporto deficit nominale/Pil pari al 2,4%. Viceversa, la Commissione europea ha affermato da tempo che il nostro paese deve progredire verso il suo equilibrio strutturale di bilancio; e che, a questo fine, il rapporto deficit nominale/Pil non dovrebbe superare l’1,6% nel 2019. Essa può forse tollerare un innalzamento di tale rapporto all’1,7% e ammettere altri 0,2 punti percentuali (o poco più) come spese una tantum destinate a fronteggiare i recenti danni del nostro dissesto idrogeologico. Ne risulta che, per aprire una trattativa con l’Europa, la correzione minima da apportare alla bozza di bilancio italiana è di 8,1 miliardi di euro.
I precedenti calcoli si basano sulle previsioni governative per il 2019: tassi di crescita dell’Italia pari allo 0,9% e all’1,5% — rispettivamente — senza e con gli effetti espansivi della Legge di bilancio; un rapporto deficit nominale/Pil pari al 2,4%. Queste previsioni sono più ottimistiche di quelle successivamente elaborate dalla Commissione europea: tasso di crescita dell’Italia per il 2019 pari all’1,2% e relativo rapporto deficit pubblico/Pil pari al 2,9%. Il recente rallentamento dell’economia italiana e la bassa inflazione attesa portano però a previsioni ancora peggiori: nel 2019, il tasso di crescita del Pil reale italiano sarà inferiore allo 0,5% e quello del Pil nominale supererà di poco lo 1,5%.
Senza ulteriori aggiustamenti dell’esistente bozza di bilancio che contribuiscano anche a diminuire i tassi di interesse sul debito pubblico, vi sarà quindi un sensibile incremento nel rapporto italiano deficit nominale/Pil con alti rischi di sforamento della soglia europea del 3%. Il ciclo negativo e il conseguente abbassamento del deficit strutturale non basterebbero a compensare tali tendenze.
Le precedenti considerazioni completano il quadro. Se il governo italiano intende davvero aprire una trattativa con la Commissione europea ed evitare l’attuazione della procedura di infrazione (almeno rispetto al debito eccessivo), deve prepararsi a tagliare subito la propria bozza di bilancio per poco più di 8 miliardi di euro. Pur imponendo un rilevante ridimensionamento sia del cosiddetto reddito di cittadinanza sia della revisione della legge Fornero, questo taglio rappresenta solo la base di partenza per valutare con la Commissione europea l’impatto della possibile recessione sul bilancio italiano del 2019 e degli anni successivi. Tale valutazione potrà essere temperata dal peggioramento dell’economia.
Essa richiederà comunque correzioni per almeno altri 4 miliardi di euro, da sommare agli 8 miliardi già detti; e, per ridurre l’impatto di queste correzioni sulla crescita, bisognerà ridisegnare la composizione del bilancio pubblico. In conclusione, per evitare la procedura di infrazione europea e i relativi costi sociali, il governo gialloverde deve riscrivere dalle fondamenta l’impianto di bilancio per il 2019 e per gli anni successivi. Si tratta di diminuire il disavanzo pubblico nominale per quasi lo 0,7% del Pil e, al contempo, di aumentare l’incidenza delle spese di investimento e di formazione delle risorse umane realizzabili nel breve termine.
Negli ultimi giorni il governo italiano ha compreso la necessità di evitare una conferma della procedura europea; non ha, invece, ben valutato l’entità degli aggiustamenti richiesti per ottenere tale risultato. La bozza di bilancio per il 2019 prevede un aggravio del deficit strutturale (ossia corretto per il ciclo e depurato dalle spese una tantum) pari allo 0,8% e un corrispondente rapporto deficit nominale/Pil pari al 2,4%. Viceversa, la Commissione europea ha affermato da tempo che il nostro paese deve progredire verso il suo equilibrio strutturale di bilancio; e che, a questo fine, il rapporto deficit nominale/Pil non dovrebbe superare l’1,6% nel 2019. Essa può forse tollerare un innalzamento di tale rapporto all’1,7% e ammettere altri 0,2 punti percentuali (o poco più) come spese una tantum destinate a fronteggiare i recenti danni del nostro dissesto idrogeologico. Ne risulta che, per aprire una trattativa con l’Europa, la correzione minima da apportare alla bozza di bilancio italiana è di 8,1 miliardi di euro.
I precedenti calcoli si basano sulle previsioni governative per il 2019: tassi di crescita dell’Italia pari allo 0,9% e all’1,5% — rispettivamente — senza e con gli effetti espansivi della Legge di bilancio; un rapporto deficit nominale/Pil pari al 2,4%. Queste previsioni sono più ottimistiche di quelle successivamente elaborate dalla Commissione europea: tasso di crescita dell’Italia per il 2019 pari all’1,2% e relativo rapporto deficit pubblico/Pil pari al 2,9%. Il recente rallentamento dell’economia italiana e la bassa inflazione attesa portano però a previsioni ancora peggiori: nel 2019, il tasso di crescita del Pil reale italiano sarà inferiore allo 0,5% e quello del Pil nominale supererà di poco lo 1,5%.
Senza ulteriori aggiustamenti dell’esistente bozza di bilancio che contribuiscano anche a diminuire i tassi di interesse sul debito pubblico, vi sarà quindi un sensibile incremento nel rapporto italiano deficit nominale/Pil con alti rischi di sforamento della soglia europea del 3%. Il ciclo negativo e il conseguente abbassamento del deficit strutturale non basterebbero a compensare tali tendenze.
Le precedenti considerazioni completano il quadro. Se il governo italiano intende davvero aprire una trattativa con la Commissione europea ed evitare l’attuazione della procedura di infrazione (almeno rispetto al debito eccessivo), deve prepararsi a tagliare subito la propria bozza di bilancio per poco più di 8 miliardi di euro. Pur imponendo un rilevante ridimensionamento sia del cosiddetto reddito di cittadinanza sia della revisione della legge Fornero, questo taglio rappresenta solo la base di partenza per valutare con la Commissione europea l’impatto della possibile recessione sul bilancio italiano del 2019 e degli anni successivi. Tale valutazione potrà essere temperata dal peggioramento dell’economia.
Essa richiederà comunque correzioni per almeno altri 4 miliardi di euro, da sommare agli 8 miliardi già detti; e, per ridurre l’impatto di queste correzioni sulla crescita, bisognerà ridisegnare la composizione del bilancio pubblico. In conclusione, per evitare la procedura di infrazione europea e i relativi costi sociali, il governo gialloverde deve riscrivere dalle fondamenta l’impianto di bilancio per il 2019 e per gli anni successivi. Si tratta di diminuire il disavanzo pubblico nominale per quasi lo 0,7% del Pil e, al contempo, di aumentare l’incidenza delle spese di investimento e di formazione delle risorse umane realizzabili nel breve termine.