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Il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli durante l'incontro con i Sì-Tav (ansa)

Tav, delitto su commissione

Per fermare un'opera senza prendere alcuna decisione basta semplicemente insabbiarla. Come un tempo, nella Prima Repubblica.
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Per la sindaca di Torino Chiara Appendino, contraria alla Tav, era solo questione di giorni. "Sono sempre dell'idea che siano più i costi che i benefici. Aspettiamo il dossier del ministro Toninelli che dovrebbe arrivare entro due settimane". Questa dichiarazione, riportata dall'Ansa, risale all'8 giugno 2018. Ma il fantomatico "dossier" non è mai arrivato.

Arrivò invece l'annuncio di una commissione per l'analisi costi-benefici insediata dal ministro delle Infrastrutture. E sarebbe bastato ricordare quella perfidia che circola da mezzo secolo, per cui ogni volta che i politici vogliono affossare qualcosa fanno una commissione, per immaginare come si sarebbe sviluppata la fiction. "Forse riusciremo ad anticipare a novembre l'analisi costi-benefici", azzardò il 20 settembre Danilo Toninelli. "Faremo di tutto per avere le analisi preliminari già alla fine di dicembre", si sbilanciò…
Per la sindaca di Torino Chiara Appendino, contraria alla Tav, era solo questione di giorni. "Sono sempre dell'idea che siano più i costi che i benefici. Aspettiamo il dossier del ministro Toninelli che dovrebbe arrivare entro due settimane". Questa dichiarazione, riportata dall'Ansa, risale all'8 giugno 2018. Ma il fantomatico "dossier" non è mai arrivato.

Arrivò invece l'annuncio di una commissione per l'analisi costi-benefici insediata dal ministro delle Infrastrutture. E sarebbe bastato ricordare quella perfidia che circola da mezzo secolo, per cui ogni volta che i politici vogliono affossare qualcosa fanno una commissione, per immaginare come si sarebbe sviluppata la fiction. "Forse riusciremo ad anticipare a novembre l'analisi costi-benefici", azzardò il 20 settembre Danilo Toninelli. "Faremo di tutto per avere le analisi preliminari già alla fine di dicembre", si sbilanciò quindi il 15 novembre. Ma avendo cura di precisare: "Poi ci sono ulteriori verifiche da fare con delle commissioni ed esperti internazionali che faremo con la Francia". Ancora esperti e commissioni. Insomma, campa cavallo...

Ci fu chi si domandò perché fossero necessari tutti quei mesi per i calcoli. Non mancò chi ebbe l'ardire di chiedere i nomi dei componenti della commissione, senza avere una risposta. E chi di conseguenza mise in dubbio l'esistenza stessa di quel comitato. Finché ecco la notizia che la misteriosa commissione sarà integrata con un rappresentante dei Sì-Tav. Ma anche con un esponente dei No-Tav, tanto per alimentare questo patetico gioco a rimpiattino che ha solo un obiettivo: far passare più tempo possibile. Se poi si dovesse prendere una decisione, non sarà responsabilità di chi la dovrebbe prendere ed è anche pagato per farlo, cioè la politica, ma di una commissione presieduta da un esperto che si è sempre pubblicamente pronunciato contro la Tav.

Nella migliore delle ipotesi, quindi, nessuna decisione. Nella peggiore, ovviamente per i Sì-Tav, una sentenza già scritta per capovolgere quella precedente. Perché un'analisi costi-benefici era stata già fatta qualche anno fa dall'Osservatorio sulla Tav dell'architetto Mario Virano. Con scontato esito positivo. Virano era infatti commissario dell'opera e direttore della società realizzatrice, e finì bersaglio del fuoco incrociato di grillini e No-Tav.

La storia dimostra che in questo campo non c'è nulla di meno oggettivo dell'oggettiva analisi costi-benefici. Essa dipende dall'autore. Così nel 1998, governo di centrosinistra, il ministro dell'Ambiente Edo Ronchi seppellì il Ponte sullo stretto di Messina: "La valutazione ci dice che i costi sono troppo alti e i benefici molto ridotti". Cinque anni dopo, governo di centrodestra, l'opera resuscitò. "I benefici sono superiori ai costi in tutti gli scenari considerati", decretò Pietro Ciucci: ossia il capo della società pubblica concessionaria del Ponte.

Questo già dovrebbe dire molto a proposito di come l'analisi costi-benefici sia servita di volta in volta come foglia di fico. Dunque il destino del passante di Bologna, dice Luigi Di Maio, dipenderà "dal rapporto costi-benefici". Come la Gronda di Genova. O il tunnel del Brennero, altro buco osteggiato dai grillini mentre Salvini però già spiffera: "Evidente che i benefici sono superiori ai costi". Certo, ci può sempre essere qualcosa che va storto, come quando il sottosegretario leghista rivela che "l'analisi sul Terzo Valico è positiva", ma le carte restano ancora chiuse nei cassetti del ministro Toninelli. Morale? Per fermare un'opera senza prendere alcuna decisione basta semplicemente insabbiarla in una commissione. Come un tempo. Prima Repubblica, ricordate?