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(ansa)

Il contratto dell'Eros

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A Montecitorio non si parla d’altro che dei due deputati - lui della Lega, lei cinque stelle o viceversa? - beccati in intimità nelle toilette del quarto piano. Gli accoppiamenti parlamentari ci sono sempre stati. Ci si può ancora scandalizzare?
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Dice che si sono amati, per così dire, nei bagni della Camera dei deputati. E ancora una volta, tra sghignazzi e rassegnazione, tocca dire: che ci vuoi fare? Si perdoni qui il classico approccio alla lontana e all’apparenza anche fuori tema, per quanto l’argomento stesso di questa vicenda sia oscuro, scivoloso, sfuggente oltre che scostumato. Così, come presagio di ordine meta-sessuale e istituzionale – pardòn – si può cominciare ricordando che mentre la scorsa legislatura andava spegnendosi, nel gennaio 2018 un turista francese fu beccato a fare la pipì dentro le fioriere davanti a Montecitorio, che anche in tempi di disintermediazione resta pur sempre il palazzo della Norma, del Nomos.

La formazione del futuro governo gialloverde, d’altra parte, ebbe come grazioso contrappunto una polemica nel centrodestra su chi, per manifesta indegnità e incompetenza, fosse titolato a pulire i “cessi” delle aziend…
Dice che si sono amati, per così dire, nei bagni della Camera dei deputati. E ancora una volta, tra sghignazzi e rassegnazione, tocca dire: che ci vuoi fare? Si perdoni qui il classico approccio alla lontana e all’apparenza anche fuori tema, per quanto l’argomento stesso di questa vicenda sia oscuro, scivoloso, sfuggente oltre che scostumato. Così, come presagio di ordine meta-sessuale e istituzionale – pardòn – si può cominciare ricordando che mentre la scorsa legislatura andava spegnendosi, nel gennaio 2018 un turista francese fu beccato a fare la pipì dentro le fioriere davanti a Montecitorio, che anche in tempi di disintermediazione resta pur sempre il palazzo della Norma, del Nomos.

La formazione del futuro governo gialloverde, d’altra parte, ebbe come grazioso contrappunto una polemica nel centrodestra su chi, per manifesta indegnità e incompetenza, fosse titolato a pulire i “cessi” delle aziende di Berlusconi. Ma la Lega, come si sa, tirò dritto; e sempre per avvicinarsi al nucleo sconsiderato di questo articolo – che sarebbe l’affermarsi della categoria dell’Osceno Post-democratico - di lì a poco l’alleanza nazional-populista trovò sintesi espressiva nel celeberrimo dipinto murale in cui i due leader, Salvini e Di Maio, si baciavano con un’intensità fino ad allora sconosciuta nei rapporti politici.

Passarono alcuni mesi, non moltissimi, e tralasciando diversi altri ”segni” di sconveniente, invadente e straniante visibilità (tipo torte mostruose, gestacci e linguaggi scurrili, brindisi e bacioni di sberleffo, minacce di Maalox, scarpe sbattute, audio indecenti, coccole hard sulla spiaggia di Milano Marittima), ecco che dal cuore del potere, il vecchio Viminale di Giolitti Mussolini e De Gasperi, sulla pubblica opinione si rovesciò quello che l’odierna vulgata social ebbe modo di qualificare “selfie after sex”: il vicepresidente del Consiglio nudo e dormiente, la sua amata con l’occhione appagato in primo piano.

E insomma: con che cuore ci si può scandalizzare se in Parlamento non si parla d’altro che dei due deputati - lui della Lega, lei cinque stelle o viceversa? - comunque beccati in cupida intimità nelle toilette del quarto piano durante i tempi morti della discussione sulla legge di stabilità?

E non è solo per il timore di fare la figura dei vecchi babbioni indignati, oh tempora oh mores!; per cui, fatto salvo il diritto di scegliersi luoghi più romantici, ma anche con la smaliziata considerazione che Eros spesso e volentieri sfida qualsiasi buonsenso, si rende noto che gli accoppiamenti parlamentari non sono un inedito assoluto, come fa fede sul piano bibliografico il fondamentale “Bella gente” di Mario Pacelli, un erudito e spiritoso ex alto funzionario di Montecitorio (Edizioni del Gallo, 1992), testo da cui si apprende che i luoghi deputati al brivido del coito clandestino erano già, nella prima Repubblica, gli ascensori foderati di rosso pompeiano fermati al piano e i meno sontuosi, ma numerosissimi anfratti destinati alle fotocopie.

Per cui episodi e casi di amore carnale in Parlamento in qualche misura ci sono sempre stati, dal che nessuno è autorizzato a stracciarsi le vesti. Ma la faccenda, e ancora di più il modo in cui se ne parla, sembra lo stesso più seria. Almeno dal punto di vista della cifra estetica, oggi così importante.

E la possibile tesi che in qualche modo inquadra le effusioni delle maioliche di Montecitorio è che ogni ciclo di potere ha la sua scena. E se dunque la Prima Repubblica aprì la via al retroscena, e la Seconda si ritrovò nella messinscena, pure estesa alle narrazioni orgiastiche berlusconiane, la scena della Terza e attuale Repubblica va sempre più connotandosi come una scena, appunto, oscena.
Non è solo un fatto di porcherie e oltraggio al pudore; il dato stilistico, che poi è di sostanza, sta nella progressiva coincidenza, confusione, compenetrazione e infine nel botto di soggetti, oggetti, cose e parole fino a ieri pensate per essere distanti e separate, però oggi comprese in un unico mischione di istituti, istinti, interessi, paure, desideri, esibizionismi e commerci. Di qui il nuovo dominio dell’Osceno. Di cui, per inciso, non si conosce bene l’etimo, salvo il fatto che viene dal latino degli indovini, e che voleva anche dire “di cattivo auspicio”.