Il messaggio in bottiglia di Angela
Angelo Bolaffi , di ANGELO BOLAFFINel momento dell’addio alla presidenza del suo partito, la cancelliera invia un appello in nome delle ragioni della politica. Mentre Parigi brucia, Roma sprofonda e Londra gioca d'azzardo col suo destino, la Germania resta un'oasi liberale in un mare di forze illiberali
In quella che ha chiamato "l'ora del commiato" dalla guida del suo partito, Angela Merkel ha voluto mandare alla Germania e all'Europa un appassionato appello in nome delle "ragioni della politica". Le sole che possono oggi funzionare da antemurale in un'epoca segnata dall'affermazione apparentemente inarrestabile di forze populiste: "Noi ci distinguiamo" ha detto "ma non escludiamo. Litighiamo ma non bracchiamo né tanto meno demoliamo nessuno". Il mondo, come la vita, non è in bianco e nero ma è pieno di differenze per cui non cerchiamo risposte "semplici e rapide".
Dunque mentre Parigi brucia, Roma sprofonda sotto il peso di un governo irresponsabile e incapace, Londra si sta perdendo giocando d'azzardo col proprio destino e a est i paesi di Visegrad si uniscono sotto la bandiera della "democrazia illiberale", la Germania che, è bene ricordarlo, Angela Merkel continuerà…
Dunque mentre Parigi brucia, Roma sprofonda sotto il peso di un governo irresponsabile e incapace, Londra si sta perdendo giocando d'azzardo col proprio destino e a est i paesi di Visegrad si uniscono sotto la bandiera della "democrazia illiberale", la Germania che, è bene ricordarlo, Angela Merkel continuerà…
In quella che ha chiamato "l'ora del commiato" dalla guida del suo partito, Angela Merkel ha voluto mandare alla Germania e all'Europa un appassionato appello in nome delle "ragioni della politica". Le sole che possono oggi funzionare da antemurale in un'epoca segnata dall'affermazione apparentemente inarrestabile di forze populiste: "Noi ci distinguiamo" ha detto "ma non escludiamo. Litighiamo ma non bracchiamo né tanto meno demoliamo nessuno". Il mondo, come la vita, non è in bianco e nero ma è pieno di differenze per cui non cerchiamo risposte "semplici e rapide".
Dunque mentre Parigi brucia, Roma sprofonda sotto il peso di un governo irresponsabile e incapace, Londra si sta perdendo giocando d'azzardo col proprio destino e a est i paesi di Visegrad si uniscono sotto la bandiera della "democrazia illiberale", la Germania che, è bene ricordarlo, Angela Merkel continuerà a guidare, appare un'ancora di stabilità politica, un'isola liberale in un mare di forze illiberali. Per questo la scelta compiuta dal congresso della Cdu di eleggere Annegret Kramp-Karrenbauer alla guida della Cdu ha un forte significato simbolico e contiene un importante messaggio politico. Infatti con questo voto non solo si è esplicitamente evitata ogni traumatica soluzione di continuità. Ma la maggioranza di un partito che pure si era drammaticamente diviso sulla scelta compiuta dalla Merkel nell'autunno del 2015, quando decise di aprire le frontiere a un milione di profughi, ha voluto ribadire il suo appoggio a una forma della politica fondata su un liberalismo discreto ma risoluto, basato sul consenso e sul compromesso anziché sullo scontro: un modello questo di possibile governance democratica nel 21esimo secolo alternativo, secondo Merkel (e Karrenbauer), a quello dei movimenti populisti guidati da capi branco.
Ma forse ancor più importanti sono le modalità con le quali il maggior partito politico tedesco ha affrontato quella che si sarebbe potuta trasformare in una crisi esistenziale simile a quella che oggi attraversa l'altro partito storico della Germania: la Spd. Anziché impossibili scorciatoie o inutili tatticismi nella vana attesa di qualche carismatico salvatore, la Cdu ha preferito la faticosa via del confronto democratico e del dibattito tra gli iscritti sollecitato, questa si che è una novità nella storia della Cdu, dalle candidature di ben tre esponenti rappresentanti le differenti anime del partito. L'assemblea che ieri si è conclusa ad Amburgo è stata per questo la dimostrazione, provocatoriamente inattuale rispetto allo spirito del tempo odierno, che è ancora possibile una esperienza di democrazia politica basata sulla rappresentanza e sulla delega contro l'ingannevole (e illusorio) mito di una democrazia identitaria e plebiscitaria. E dunque che la forma partito della tradizione europea può ancora svolgere una importante funzione nel governo di società altamente complesse e differenziate e in tal modo impedire che, come negli anni Venti e Trenta del secolo scorso, l'Europa conosca una nuova "distruzione della ragione".
Un'ultima considerazione. Dopo che per due decenni la vita politica tedesca è stata segnata dalla presenza di una leader politica protestante proveniente dalle regioni dell'est della vecchia Rdt, oggi alla guida della Cdu è stata eletta una donna, politica di professione, che ha governato un Land, è cattolica e proviene da quella che era stata la vecchia Repubblica federale. In una intervista al New York Times Yanis Varoufakis ha detto: la Merkel "è stata una catastrofe ma ci mancherà. Perché chi verrà dopo sarà certamente peggio". Si è sbagliato ancora una volta.
Dunque mentre Parigi brucia, Roma sprofonda sotto il peso di un governo irresponsabile e incapace, Londra si sta perdendo giocando d'azzardo col proprio destino e a est i paesi di Visegrad si uniscono sotto la bandiera della "democrazia illiberale", la Germania che, è bene ricordarlo, Angela Merkel continuerà a guidare, appare un'ancora di stabilità politica, un'isola liberale in un mare di forze illiberali. Per questo la scelta compiuta dal congresso della Cdu di eleggere Annegret Kramp-Karrenbauer alla guida della Cdu ha un forte significato simbolico e contiene un importante messaggio politico. Infatti con questo voto non solo si è esplicitamente evitata ogni traumatica soluzione di continuità. Ma la maggioranza di un partito che pure si era drammaticamente diviso sulla scelta compiuta dalla Merkel nell'autunno del 2015, quando decise di aprire le frontiere a un milione di profughi, ha voluto ribadire il suo appoggio a una forma della politica fondata su un liberalismo discreto ma risoluto, basato sul consenso e sul compromesso anziché sullo scontro: un modello questo di possibile governance democratica nel 21esimo secolo alternativo, secondo Merkel (e Karrenbauer), a quello dei movimenti populisti guidati da capi branco.
Ma forse ancor più importanti sono le modalità con le quali il maggior partito politico tedesco ha affrontato quella che si sarebbe potuta trasformare in una crisi esistenziale simile a quella che oggi attraversa l'altro partito storico della Germania: la Spd. Anziché impossibili scorciatoie o inutili tatticismi nella vana attesa di qualche carismatico salvatore, la Cdu ha preferito la faticosa via del confronto democratico e del dibattito tra gli iscritti sollecitato, questa si che è una novità nella storia della Cdu, dalle candidature di ben tre esponenti rappresentanti le differenti anime del partito. L'assemblea che ieri si è conclusa ad Amburgo è stata per questo la dimostrazione, provocatoriamente inattuale rispetto allo spirito del tempo odierno, che è ancora possibile una esperienza di democrazia politica basata sulla rappresentanza e sulla delega contro l'ingannevole (e illusorio) mito di una democrazia identitaria e plebiscitaria. E dunque che la forma partito della tradizione europea può ancora svolgere una importante funzione nel governo di società altamente complesse e differenziate e in tal modo impedire che, come negli anni Venti e Trenta del secolo scorso, l'Europa conosca una nuova "distruzione della ragione".
Un'ultima considerazione. Dopo che per due decenni la vita politica tedesca è stata segnata dalla presenza di una leader politica protestante proveniente dalle regioni dell'est della vecchia Rdt, oggi alla guida della Cdu è stata eletta una donna, politica di professione, che ha governato un Land, è cattolica e proviene da quella che era stata la vecchia Repubblica federale. In una intervista al New York Times Yanis Varoufakis ha detto: la Merkel "è stata una catastrofe ma ci mancherà. Perché chi verrà dopo sarà certamente peggio". Si è sbagliato ancora una volta.