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Lagioia: “Miei cari amici giallisti, non alziamo steccati tra noi”

Su "Robinson" Carlotto, De Cataldo e De Giovanni contestavano il ruolo dei premi e dello Strega. Ecco la replica di Nicola Lagioia che quel premio ha vinto
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Dopo un decennio di sonno della narrazione, il romanzo italiano rinacque negli anni Ottanta quando il professore più noto nelle nostre lettere contaminò i suoi studi su Tommaso D'Aquino con le storie di Sherlock Holmes. Era il 1980 e Umberto Eco con Il nome della rosa conquistò milioni di lettori. Il suo romanzo mescolava i generi come pochi avevano avuto il fegato di fare prima. Le avventure di Guglielmo da Baskerville e Adso da Melk aprirono le porte alle ibridazioni che avrebbero tenuto banco per tutti i Novanta (da Quentin Tarantino e Dylan Dog) ma molta critica non perdonò a Eco né il successo né l'audacia e ancora meno il divertimento. Lo ricordo per dire che capisco quanto scrivevano ieri Giancarlo De Cataldo, Massimo Carlotto e Maurizio De Giovanni a proposito della scarsa considerazione critica che il noir riceverebbe ancora nel nostro paese. Proprio prendendo le mosse dalla discussione aperta su Robinson, José Mu&ntild…
Dopo un decennio di sonno della narrazione, il romanzo italiano rinacque negli anni Ottanta quando il professore più noto nelle nostre lettere contaminò i suoi studi su Tommaso D'Aquino con le storie di Sherlock Holmes. Era il 1980 e Umberto Eco con Il nome della rosa conquistò milioni di lettori. Il suo romanzo mescolava i generi come pochi avevano avuto il fegato di fare prima. Le avventure di Guglielmo da Baskerville e Adso da Melk aprirono le porte alle ibridazioni che avrebbero tenuto banco per tutti i Novanta (da Quentin Tarantino e Dylan Dog) ma molta critica non perdonò a Eco né il successo né l'audacia e ancora meno il divertimento. Lo ricordo per dire che capisco quanto scrivevano ieri Giancarlo De Cataldo, Massimo Carlotto e Maurizio De Giovanni a proposito della scarsa considerazione critica che il noir riceverebbe ancora nel nostro paese. Proprio prendendo le mosse dalla discussione aperta su Robinson, José Muñoz, uno dei più grandi disegnatori di fumetti viventi, ha ricordato a Più libri più liberi come lui e Carlos Sampayo si ispirarono ai romanzi di Dashiell Hammett e Raymond Chandler per creare il personaggio di Alack Sinner.

Leggi: I tre tenori del noir e la polemica sul premio Strega

Da qui la domanda: ma davvero c'è qualcuno (dopo il magistero di Oreste del Buono, dopo la rivalutazione di Stephen King e Philip K. Dick, dopo l'ultimo Nobel assegnato a un autore i cui romanzi più recenti saccheggiano la fantascienza e il fantasy) disposto ad alzare steccati con tanta pregiudizialità? Secondo me sì, ma è una critica sempre più residuale e meno influente. Riuscire a possedere l'immaginario dei lettori è in fondo più importante che mettere le mani su un premio importante, che sia lo Strega o un altro, e quale sia oggi la considerazione che il mondo ha di un romanzo come Ubik rispetto a Sogni di rose e di fuoco del premio Nobel Eyvind Johnson è sin troppo chiara. Un grande romanzo noir non ha nulla da invidiare a un grande romanzo psicologico. E poiché scrivere bei libri è più importante che sbagliare a giudicarli, rivolgerei la sfida a noi stessi. La letteratura mainstream (così la definiva ieri De Cataldo) ha molto da imparare dai generi, ed è vero il contrario. Così, quelli che un tempo venivano considerati romanzieri di prima classe dovrebbero capire che la narrazione non è un optional ma il vero banco di prova su cui spesso verranno giudicati, mentre gli scrittori di genere dovrebbero stare attenti a non adagiarsi sugli automatismi della serialità per non perdere la loro carica vitale.

Tendiamoci la mano. Che il XXI secolo riunisca ciò che il Novecento ha diviso.