Macron, sfida all'Ue per spegnere la rabbia
Bernardo Valli , di BERNARDO VALLIÈ senz’altro esagerato parlare di una pioggia di soldi destinata a placare la collera. Ma i provvedimenti annunciati dal presidente faranno superare il 3% di deficit del bilancio fissato dall’Europa
Tredici minuti alla televisione per recuperare la Francia in collera. Il quarantenne Emmanuel Macron ha tentato l'impresa. Forse la più difficile della sua non lunga attività politica. Senz'altro la più azzardata da un anno e mezzo, da quando è presidente della Repubblica. In questa prova è in gioco il suo mandato. Non è pericolante, grazie alle forti istituzioni della Quinta Repubblica, ma rischia un forte degrado. Nessun presidente, da quando esiste l'elezione diretta al suffragio universale, ha avuto una percentuale di consensi tanto bassa. I sondaggi peggiori hanno dato prima dell'intervento televisivo il 18%. All'ora di cena, è riuscito a riconquistare i francesi, che in otto su dieci gli negano la fiducia, da quando è esplosa la crisi dei gilets jaunes? Macron non ha convinto del tutto. Ha forse aperto uno spiraglio al dialogo, finora risultato impossibile.
Ha assunto toni di contrizione, facendo un chi…
Ha assunto toni di contrizione, facendo un chi…
Tredici minuti alla televisione per recuperare la Francia in collera. Il quarantenne Emmanuel Macron ha tentato l'impresa. Forse la più difficile della sua non lunga attività politica. Senz'altro la più azzardata da un anno e mezzo, da quando è presidente della Repubblica. In questa prova è in gioco il suo mandato. Non è pericolante, grazie alle forti istituzioni della Quinta Repubblica, ma rischia un forte degrado. Nessun presidente, da quando esiste l'elezione diretta al suffragio universale, ha avuto una percentuale di consensi tanto bassa. I sondaggi peggiori hanno dato prima dell'intervento televisivo il 18%. All'ora di cena, è riuscito a riconquistare i francesi, che in otto su dieci gli negano la fiducia, da quando è esplosa la crisi dei gilets jaunes? Macron non ha convinto del tutto. Ha forse aperto uno spiraglio al dialogo, finora risultato impossibile.
Ha assunto toni di contrizione, facendo un chiaro mea culpa. Si è detto dispiaciuto di avere usato propositi giudicati offensivi dall'opinione pubblica. Definito da un commentatore televisivo "un giovane principe convinto di poter camminare sull'acqua", vale a dire un presidente altezzoso, Macron ha cercato di cancellare questa immagine, dichiarandosi vicino ai lavoratori che vanno in fabbrica di primo mattino e hanno un basso salario, e alle donne di casa che stentano ad arrivare alla fine del mese con i soldi che arrivano in famiglia. È da quarant'anni che questa situazione dura e il governo attuale non l'ha migliorata. Macron l'ha riconosciuto e ha annunciato uno stato d'emergenza sociale e un'ampia consultazione con i sindaci, in tutto il paese.
Il programma è ampio. Si tratta di cambiare anche il sistema elettorale, di abbandonare il maggioritario in due turni e di adottare la proporzionale, giudicata più democratica. È una rivendicazione dei gilets jaunes. La Francia "vive un momento storico", in definitiva dettato dalla collera delle ultime settimane ha riconosciuto Macron. Collera che lui adesso condivide, pur condannando la violenza. Insomma il presidente si è schierato con i manifestanti non violenti. Dopo un lungo silenzio, chiuso nel Palazzo dell'Eliseo dove arrivavano i rumori degli scontri attorno all'Arco di Trionfo, e sui vicini Campi Elisi devastati, il presidente assediato è diventato conciliante. La sola posizione possibile per un uomo di governo responsabile, in questa situazione.
Abolita la tassa sul carburante, che all'inizio ha provocato la crisi, tante altre rivendicazioni sono state via via avanzate dai manifestanti. In particolare un miglioramento del potere d'acquisto. Un argomento scottante, in un paese in cui l'1% della popolazione possiede più del 20%. Macron ha dedicato gran parte della sua dichiarazione, diffusa da tutti i canali televisivi francesi, ai miglioramenti economici per le classi meno favorite. È senz'altro esagerato parlare di una pioggia di soldi destinata a spegnere la collera. Ma i provvedimenti annunciati dal presidente faranno superare il 3% di deficit del bilancio fissato dall'Europa (l'Italia discute il 2,4%, giudicato eccessivo da Bruxelles).
Macron ha annunciato che il salario minimo garantito, aumenterà a partire dall'anno prossimo di 100 euro, pagati dallo Stato. Saranno inoltre detassate le ore straordinarie e non entrerà in vigore l'aumento del prelievo sulle pensioni inferiori ai duemila euro. Il costo di questi provvedimenti, con l'abolizione della tassa sul carburante, si avvicinerà ai dieci miliardi di euro. Il presidente ormai conciliante ha invitato le imprese che possono permetterselo a dare ai dipendenti un premio di fine d'anno.
Ha assunto toni di contrizione, facendo un chiaro mea culpa. Si è detto dispiaciuto di avere usato propositi giudicati offensivi dall'opinione pubblica. Definito da un commentatore televisivo "un giovane principe convinto di poter camminare sull'acqua", vale a dire un presidente altezzoso, Macron ha cercato di cancellare questa immagine, dichiarandosi vicino ai lavoratori che vanno in fabbrica di primo mattino e hanno un basso salario, e alle donne di casa che stentano ad arrivare alla fine del mese con i soldi che arrivano in famiglia. È da quarant'anni che questa situazione dura e il governo attuale non l'ha migliorata. Macron l'ha riconosciuto e ha annunciato uno stato d'emergenza sociale e un'ampia consultazione con i sindaci, in tutto il paese.
Il programma è ampio. Si tratta di cambiare anche il sistema elettorale, di abbandonare il maggioritario in due turni e di adottare la proporzionale, giudicata più democratica. È una rivendicazione dei gilets jaunes. La Francia "vive un momento storico", in definitiva dettato dalla collera delle ultime settimane ha riconosciuto Macron. Collera che lui adesso condivide, pur condannando la violenza. Insomma il presidente si è schierato con i manifestanti non violenti. Dopo un lungo silenzio, chiuso nel Palazzo dell'Eliseo dove arrivavano i rumori degli scontri attorno all'Arco di Trionfo, e sui vicini Campi Elisi devastati, il presidente assediato è diventato conciliante. La sola posizione possibile per un uomo di governo responsabile, in questa situazione.
Abolita la tassa sul carburante, che all'inizio ha provocato la crisi, tante altre rivendicazioni sono state via via avanzate dai manifestanti. In particolare un miglioramento del potere d'acquisto. Un argomento scottante, in un paese in cui l'1% della popolazione possiede più del 20%. Macron ha dedicato gran parte della sua dichiarazione, diffusa da tutti i canali televisivi francesi, ai miglioramenti economici per le classi meno favorite. È senz'altro esagerato parlare di una pioggia di soldi destinata a spegnere la collera. Ma i provvedimenti annunciati dal presidente faranno superare il 3% di deficit del bilancio fissato dall'Europa (l'Italia discute il 2,4%, giudicato eccessivo da Bruxelles).
Macron ha annunciato che il salario minimo garantito, aumenterà a partire dall'anno prossimo di 100 euro, pagati dallo Stato. Saranno inoltre detassate le ore straordinarie e non entrerà in vigore l'aumento del prelievo sulle pensioni inferiori ai duemila euro. Il costo di questi provvedimenti, con l'abolizione della tassa sul carburante, si avvicinerà ai dieci miliardi di euro. Il presidente ormai conciliante ha invitato le imprese che possono permetterselo a dare ai dipendenti un premio di fine d'anno.