✕
(ansa)

A Strasburgo le nostre vecchie e nuove paure

1 minuti di lettura
Scorre troppo in fretta il fiume delle emergenze sotto i ponti d’Europa, come l’acqua nera che si ingolfa nei romantici canali di Strasburgo, le cui rive, stanotte, sono un deserto di paura. Sembrava che la Francia dei gilets jaunes avesse già dimenticato gli anni delle stragi, degli attentati islamisti, del Bataclan e di Nizza. La rabbia del ceto medio tradito dalla globalizzazione pareva aver voltato la pagina di un’altra rabbia. Quella delle banlieues dove i figli di una integrazione fallita si illudono di tornare alle radici abbracciando un islam radicale e nemico dell’Occidente. Ma non è così. In questa Europa sofferente e assillata le emergenze si accavallano senza mai elidersi.

Così attorno alla capitale dell’Alsazia i posti di blocco della polizia si intrecciano con quelli dei gilet jaunes che non cedono alle lusinghe di Macron e continuano a presidiare le arterie della sconfinata provincia francese. Anche lui, il terr…
Scorre troppo in fretta il fiume delle emergenze sotto i ponti d’Europa, come l’acqua nera che si ingolfa nei romantici canali di Strasburgo, le cui rive, stanotte, sono un deserto di paura. Sembrava che la Francia dei gilets jaunes avesse già dimenticato gli anni delle stragi, degli attentati islamisti, del Bataclan e di Nizza. La rabbia del ceto medio tradito dalla globalizzazione pareva aver voltato la pagina di un’altra rabbia. Quella delle banlieues dove i figli di una integrazione fallita si illudono di tornare alle radici abbracciando un islam radicale e nemico dell’Occidente. Ma non è così. In questa Europa sofferente e assillata le emergenze si accavallano senza mai elidersi.

Così attorno alla capitale dell’Alsazia i posti di blocco della polizia si intrecciano con quelli dei gilet jaunes che non cedono alle lusinghe di Macron e continuano a presidiare le arterie della sconfinata provincia francese. Anche lui, il terrorista assassino, ha ricalcato un percorso di odio consolidato. Strasburgo, la sua cattedrale alla cui Vergine si ispirano le dodici stelle della bandiera europea, il suo stupendo mercatino di Natale, sono da tempo nel mirino del radicalismo islamico. Un primo attentato venne sventato nel 2000 grazie alla collaborazione della polizia tedesca. Un altro è stato evitato di misura nel 2016. Questa volta la prevenzione ha fallito. Nel Parlamento europeo barricato per ragioni di sicurezza, dove non si può nè entrare nè uscire, i deputati assediati cercano di proseguire i lavori per dimostrare, come dice il presidente Tajani, che «l’Europa non si fa intimidire». Ma l’attenzione è tutta ai tweet e ai messaggi di paura e di preoccupazione dei loro colleghi asserragliati nei ristoranti e nei cortili del centro cittadino trasformato in campo di battaglia.

Del resto, in questa notte pre-natalizia bagnata di sangue, le emergenze europee si accavallano. Mentre a Strasburgo si sparava, a Bruxelles in un clima di grande preoccupazione cominciava «l’ultima cena» tra la premier britannica e Jean-Claude Juncker per cercare di scongiurare in extremis una catastrofica Brexit senza accordo. Theresa May ha ottenuto poco o nulla. Ed oggi, partita lei, arriverà Conte per cercare di risolvere con Juncker un’altra emergenza: quella della crisi di bilancio italiana creata da Lega e 5Stelle. Vedremo se almeno lui riuscirà a strappare un accordo della tredicesima ora disinnescando, sia pure per qualche mese, una delle tante micce accese sotto questo dolorante Natale europeo.

Forse davvero, nonostante le crisi, le violenze, le tensioni e le paure, l’ Europa non si farà intimidire. Ma certo sta vivendo un Avvento gravido di presagi oscuri e sconfortanti. Nella cattedrale di Notre Dame de Strasbourg le dodici stelle della Vergine sembrano aver perso molto del loro fulgore.