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Come saremo: il '68 con i Baustelle

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L'iniziativa. La band toscana in tre università. Cosa resta e cosa sanno, i ragazzi di oggi, di quegli eventi? Cronaca di un dialogo a più voci (e in musica) in collaborazione con "Robinson"
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Per giocare con un ricordo di quegli anni, gira nelle aule d'università un volantino ciclostilato. Nella foto d'epoca - uno scatto di Uliano Lucas - tre ragazzi sorridenti corrono trascinando le loro bandiere. "Chi sono i ragazzi nella foto?" domanda il volantino. "Quelli che non siamo più" risponde qualcuno, a matita. "Chi siete voi?". È la domanda più importante, siamo qui per questo. Di nuovo: chi sono i ragazzi nella foto? "Una voce". Chi siete voi? "Senza voce". I Baustelle iniziano a suonare. Due chitarre, un piccolo armonio: un concerto ridotto all'osso, soltanto sette canzoni. Non è, in senso stretto, un concerto.

Non è un'assemblea studentesca. È una "pacifica occupazione", spiega Francesco Bianconi, che ha avuto l'idea. "Odiamo il '68 - ha scritto su Robinson, il settimanale di Repubblica che ha collaborato al progetto, il frontman del gr…
Per giocare con un ricordo di quegli anni, gira nelle aule d'università un volantino ciclostilato. Nella foto d'epoca - uno scatto di Uliano Lucas - tre ragazzi sorridenti corrono trascinando le loro bandiere. "Chi sono i ragazzi nella foto?" domanda il volantino. "Quelli che non siamo più" risponde qualcuno, a matita. "Chi siete voi?". È la domanda più importante, siamo qui per questo. Di nuovo: chi sono i ragazzi nella foto? "Una voce". Chi siete voi? "Senza voce". I Baustelle iniziano a suonare. Due chitarre, un piccolo armonio: un concerto ridotto all'osso, soltanto sette canzoni. Non è, in senso stretto, un concerto.

Non è un'assemblea studentesca. È una "pacifica occupazione", spiega Francesco Bianconi, che ha avuto l'idea. "Odiamo il '68 - ha scritto su Robinson, il settimanale di Repubblica che ha collaborato al progetto, il frontman del gruppo - perché l'abbiamo mancato di un soffio. È possibile che siate invece voi quelli lontani abbastanza per spiegare se è stata rivoluzione o farsa. Battete un colpo. Siamo venuti a sentirvi parlare". Nessuna nostalgia, anagraficamente impossibile: abbiamo davanti gli ultimi del Novecento, i ragazzi del '99. Tra una canzone e l'altra, si apre il dialogo: prima su una chat di WhatsApp (è il 2018, arrivano centotrenta messaggi in poco più di un'ora); poi facendo girare un microfono. I ragazzi che sembrano muti non lo sono. Parlano, si mettono in gioco.

Siena: tra concerto e dibattito, il '68 ritorna all'Università grazie ai Baustelle

Prima tappa a Pescara, seconda a Camerino, terza a Siena. Nel complesso, un migliaio di studenti disposti a essere provocati, interrogati, ascoltati. Sbalorditivo, mi dice uno dei pochi spettatori adulti. La musica rompe il ghiaccio, alza la temperatura: i Baustelle suonano un pezzo che si chiama Il liberismo ha i giorni contati. "Muore il Mercato. Per autoconsunzione. Non è peccato. E non è Marx & Engels. È l'estinzione". Voi che dite? A voi il tempo del "vogliamo tutto", dei "dreamers" parla ancora? Voi cosa volete? Avete ragioni per ribellarvi? Sì. Il governo regressivo di Salvini. Le diseguaglianze. I razzisti che restano razzisti anche se mangiano kebab. La rassegnazione. Il bivio obbligato andare/restare.

Nei volantini raccolti, qualcuno dice: siamo gente che sogna poco, siamo uccelli in gabbia. Qualcuno dice che la rivoluzione, in Italia, è impossibile. L'unica vera è stata la Resistenza, solo quella. C'è chi provoca: siamo figli della democrazia cristiana. No, comunisti con l'iPhone. Aggettivi per il futuro: inquinato, offuscato, incerto, rimandato, sospeso. Ancora una volta: chi sono i ragazzi nella foto? Sognatori. Traditori. E voi? Reazionari. Aspiranti traditori. Possibile tutto questo disincanto? "Non ci ribelliamo perché il '68 si è "duemiladiciottizzato"".

Cioè? "Che siamo bloccati dalla paura, dalla vergogna, dalla pigrizia". "Troppo stanchi per l'autocombustione". "Saremo pure seduti, sdraiati, come dite, ma vi assicuro che non stiamo comodi". Quindi? Aprono - senza che nessuno li spinga a farlo - l'argomento "social": li usano, certo, ma con molti dubbi, troppi. Una rivoluzione può partire da lì? Sì, dice un ragazzo a Siena. No, dice una ragazza a Pescara, non basta un hashtag. No, dice una ragazza a Camerino, "non sono efficienti, seguiamo solo chi ci dà ragione, e questo alla lunga, paradossalmente, è frustrante". "I mezzi che abbiamo li usiamo spesso contro di noi". "È nostro compito recuperare l'umanità a scapito della performance", sostiene Francesco. E come? "Spegnendo il sole del pensiero monologico".

Ma la “guerra” per i Baustelle non è ancora finita

Citano Debord e Fortini ("Fra quelli dei nemici scrivi anche il tuo nome"), Orwell, Pasolini e Godard, Gaber e De André, David Bowie come un narratore del futuro. Chiedono a Bianconi cos'è per lui una canzone politica. Anche una canzone d'amore può essere politica, risponde - e perciò canta due canzoni d'amore. "Fumavo venti sigarette e groppi in gola e secca sete di te". Allora una ragazza interviene: sui sentimenti, sul sesso siamo ancora indietro. Serve una nuova rivoluzione sessuale: "Siamo bombardati da immagini pornografiche ma una ragazza che parla liberamente di sesso, di masturbazione, nella mentalità di molti, uomini e donne, è sempre una troia". Un ragazzo aggiunge: "Se voglio vivere una relazione con una persona del mio stesso sesso, ancora rischio. Ma devo comunque uscire e andare a prendermela, la mia libertà".

I Baustelle "occupano" l'università di Siena

Ester dice che non basta impuntarsi su un punto di vista, occorre affacciarsi dal proprio balcone. Sasha dice che pensare la rivoluzione come qualcosa di difficile è un alibi per non farla. Arianna si chiede se sia l'eccesso di benessere, di sicurezza a produrre apatia, torpore, indifferenza. Forse sì, le risponde un'altra ragazza, ma gli indifferenti ci sono stati sempre, le rivoluzioni non le fa mai la massa. Cita Moravia, Gli indifferenti. Il ragazzo che prende il microfono dopo di lei dice una delle cose più importanti, e parte dalla timidezza: può essere scambiata per distrazione o disinteresse, non sempre è così. Poi dice che non si può essere ostaggi del '68, che il punto non è fare o rifare un '68, ovvero imitare ciò che è già stato. Il punto sarebbe "fare un 2020". Fare qualcosa di nostro. I Baustelle - Bianconi, Rachele Bastreghi, Claudio Brasini, accompagnati da Andrea Faccioli - cantano una canzone intitolata Il futuro. "E sconfiggere l'ansia e la fragilità" dice un verso; e una ragazza conferma: anche questo sarebbe parecchio. "Siamo dilaniati dall'ansia, e non sappiamo più perché".

Srotolo sul palco una grande fotografia: una folla di ragazzi di mezzo secolo fa, uno striscione con scritto "Vogliamo pensare". Il dialogo non si ferma, potrebbe andare avanti per ore. "Abbiamo le istruzioni per tutto, tranne che per la rivoluzione" scherza un ragazzo. Forse è anche così - in pomeriggi strani e intensi e sbalorditivi come questo - che qualcuno comincia a scriverle.