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Il vicepremier Luigi Di Maio (ansa)

L’Alitalia nei cieli sovranisti

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L'ennesimo salvataggio riparte - come negli anni d'oro della Prima repubblica - dal più classico dei salvagenti dell'ex-compagnia di bandiera: i soldi pubblici
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L'ennesimo salvataggio di Alitalia riparte - come negli anni d'oro della Prima repubblica - dal più classico dei salvagenti dell'ex-compagnia di bandiera: i soldi pubblici. In teoria, narra lo storytelling gialloverde, la società è stata quasi risanata e fuori dalla porta del ministero dello sviluppo economico (che ha scippato la pratica a Danilo Toninelli) c'è la coda di candidati stranieri pronti a investire. La realtà è un'altra: Alitalia - malgrado il buon lavoro dei commissari - continua a perder un milione al giorno e sta bruciando un euro alla volta il tesoretto da 900 milioni garantito dai contribuenti con il prestito ponte.

I potenziali principi azzurri, Delta, Lufthansa ed Easyjet, sono pronti a mettere mano al portafoglio solo a una condizione: non perder subito i loro soldi come è successo a tutti i loro predecessori, da Air France a Etihad. Tradotto in soldoni: se "non ci devono essere esuberi"…
L'ennesimo salvataggio di Alitalia riparte - come negli anni d'oro della Prima repubblica - dal più classico dei salvagenti dell'ex-compagnia di bandiera: i soldi pubblici. In teoria, narra lo storytelling gialloverde, la società è stata quasi risanata e fuori dalla porta del ministero dello sviluppo economico (che ha scippato la pratica a Danilo Toninelli) c'è la coda di candidati stranieri pronti a investire. La realtà è un'altra: Alitalia - malgrado il buon lavoro dei commissari - continua a perder un milione al giorno e sta bruciando un euro alla volta il tesoretto da 900 milioni garantito dai contribuenti con il prestito ponte.

I potenziali principi azzurri, Delta, Lufthansa ed Easyjet, sono pronti a mettere mano al portafoglio solo a una condizione: non perder subito i loro soldi come è successo a tutti i loro predecessori, da Air France a Etihad. Tradotto in soldoni: se "non ci devono essere esuberi", come ha promesso il vicepremier Luigi Di Maio, qualcuno dovrà farsene carico. E in queste ore si sta iniziando a capire chi sarà: gli italiani, che hanno già bruciato 10,6 miliardi di aiuti statali nel tentativo disperato di tenere in volo la società.

La nazionalizzazione strisciante di Alitalia segue tante strade diverse. La prima è la discesa in campo di Fs. L'acquirente (controllato al 100% dal Tesoro) che sta studiando l'ingresso nel capitale e il piano industriale per le nozze - un inedito planetario - tra treno e aereo. Il vertice delle ferrovie, tirato un po' per la giacchetta, sta cercando di limitare al minimo l'esborso per non rubare risorse al rinnovo della flotta per i pendolari. Ma potrebbe essere costretto a mettere sul piatto qualche centinaio di milioni, frutto dei trasferimenti dello Stato che puntellano il suo bilancio. Non solo: il tam-tam sindacale dice che un po' degli esuberi del vettore potrebbero essere assorbiti nel personale Fs.

Nello schema gialloverde anche il Tesoro, dove Giovanni Tria sta seguendo con qualche preoccupazione il dossier, sarà chiamato a dare un po' d'oro alla patria convertendo in azioni parte del prestito ponte (pare 300 milioni, Ue permettendo). Altro denaro pubblico. E in queste settimane è in corso una forte operazione di moral suasion su società nell'orbita dello Stato - da Eni a Leonardo - per convincerle a entrare nella partita versando un cip. Con l'onnipresente Cdp, il bancomat statale di ultima istanza dell'era Lega-M5s, corteggiata per agevolare i finanziamenti - circa 2 miliardi, mica noccioline - necessari per rinnovare la flotta.

L'ultimo assist del governo ad Alitalia è di queste ore: nelle bozze del provvedimento sulla previdenza (quello di quota 100) è spuntata la norma ad aziendam: una leggina che consente nei prossimi due anni a piloti e assistenti di volo di andare in pensione a 60 anni, grazie all'aumento da cinque a sette anni del requisito anagrafico. Operazione su cui potrebbe essere dirottato il tesoretto raccolto con la sovrattassa di 3 euro a biglietto aereo (appena resa strutturale dalla maggioranza) che oggi garantisce ai cassaintegrati della compagnia l'80% dell'ultimo stipendio. Il prepensionamento di circa 80 piloti e 50 hostess ultrasessantenni ogni anno toglierebbe dalle buste paga di Alitalia una serie di stipendi pesanti: tra i beneficiari della Cigs del fondo del trasporto aereo (molti già usciti dal perimetro Alitalia) ci sono 56 persone che ricevevano a fine 2017 un assegno superiore ai 20mila euro al mese, 138 persone tra i 10 e i 20mila e 1.780 tra i 2mila e i 10mila. Cifre che nella retorica governativa andrebbero catalogate alla voce pensioni d'oro.