Scontri prima di Lazio-Eintracht, il centro di Roma di nuovo ostaggio dei violenti
Fabrizio Bocca , di FABRIZIO BOCCAFaccia a faccia con la polizia, devastazione, un tappeto di rifiuti. La capitale sotto scacco degli ultras tedeschi, come successo nel 2015 quando alcuni tifosi del Feyenoord deturparono la Barcaccia, in piazza di Spagna. Ma non succede solo in Italia
ROMA - Il copione della paura è sempre il solito. Gruppi di ultras che si muovono a macchia di leopardo per il centro di Roma, dal ponte dello stadio a Piazza del Popolo, e devastano, minacciano, si scontrano con la polizia, o con gli ultras della Roma o della Lazio. Dietro lasciano una scia di bottiglie di vetro, lattine di birra, sassi, qualsiasi cosa che si possa tirare e scagliare addosso agli agenti o anche alla gente spaventata. Non mancano macchine danneggiate, vetrine divelte, giardini devastati, feriti, mezzi pubblici vandalizzati. E poi coltelli, spranghe, mazze, martelli, cacciavite, cinghie dalla fibbia pesante, petardi, bombe carta. Tutto quello insomma che comprende l'arsenale dell'ultras che si aggira per l'Europa a seguito della propria squadra e lascia il segno.
Interi quartieri, in occasione delle partite internazionali - ma non solo, anche quelle di campionato - finiscono in ostaggio delle stringenti e inevitabili misure di sicurezza che st…
Interi quartieri, in occasione delle partite internazionali - ma non solo, anche quelle di campionato - finiscono in ostaggio delle stringenti e inevitabili misure di sicurezza che st…
ROMA - Il copione della paura è sempre il solito. Gruppi di ultras che si muovono a macchia di leopardo per il centro di Roma, dal ponte dello stadio a Piazza del Popolo, e devastano, minacciano, si scontrano con la polizia, o con gli ultras della Roma o della Lazio. Dietro lasciano una scia di bottiglie di vetro, lattine di birra, sassi, qualsiasi cosa che si possa tirare e scagliare addosso agli agenti o anche alla gente spaventata. Non mancano macchine danneggiate, vetrine divelte, giardini devastati, feriti, mezzi pubblici vandalizzati. E poi coltelli, spranghe, mazze, martelli, cacciavite, cinghie dalla fibbia pesante, petardi, bombe carta. Tutto quello insomma che comprende l'arsenale dell'ultras che si aggira per l'Europa a seguito della propria squadra e lascia il segno.
Interi quartieri, in occasione delle partite internazionali - ma non solo, anche quelle di campionato - finiscono in ostaggio delle stringenti e inevitabili misure di sicurezza che stravolgono la viabilità, impediscono la vendita di alcol (quasi sempre inutilmente), costringono ad abbassare le saracinesce e a spostare le macchine il più lontano possibile, e poi dei raid ultras. Che completano il programma prepartita, ormai come il riscaldamento delle squadre in campo.
L'ultima scena è quella dei quasi diecimila tifosi tedeschi dell'Eintracht, impegnato in Europa League contro la Lazio. La capitale si ritrova quasi sempre in ostaggio delle bande del calcio, migliaia di tifosi che si aggirano senza troppi ostacoli per tutta l'Europa. I vertici interministeriali, i summit tra le polizie di tutta Europa, lo scambio di informazioni dovrebbe fermare i più facinorosi e pericolosi, ma nella realtà così non è. Il branco si muove pur sempre abbastanza liberamente e ha ripreso a colpire rispetto agli anni più feroci, quando erano gli hooligans inglesi a seminare il terrore. Non c'è partita di calcio, non c'è città, non c'è Mondiale (ad eccezione di quello russo, dove il pugno di ferro putiniano ha represso sul nascere eventuali disordini) o Europeo (quello in Francia fu un calvario) che siano completamente immuni dal virus.
È successo anche a Milano, ma anche a Parigi o Londra, Bilbao o Atene, Maribor, Cardiff, Manchester, ovunque. Succede anche con i tifosi di Roma e Lazio in trasferta: a Liverpool prima della semifinale di Champions League un tifoso dei Reds, Sean Cox, finì in coma. A Varsavia con i tifosi della Lazio. E via così. Tifosi inglesi, tedeschi, olandesi, italiani, russi, polacchi, dell'est europeo in genere.
I centri storici, soprattutto il centro storico di Roma, non possono sostenere il peso di tanta deturpazione. Due anni e mezzo fa (febbraio 2015) le immagini della Barcaccia di Piazza di Spagna riempita di immondizia e lattine, calpestata e sormontata da tifosi ubriachi, deturpata dai sostenitori del Feyenoord fece il giro del mondo. Ma non è cambiato molto. Anche se non sempre i tifosi sono colpevoli, e qualche volta fanno addirittura da alibi alle manchevolezze della capitale d'Italia. La fermata della metro di Piazza della Repubblica è ancora chiusa, da quando una scala mobile è crollata mentre la discendevano i tifosi del Cska Mosca, nell'ottobre scorso, lasciando alla base un mucchio indistinto di una trentina di feriti alcuni anche gravi. Incidenti ci sono stati la scorsa stagione prima di Roma-Liverpool. Tifosi del Chelsea vennero aggrediti un anno fa in un pub del centro.
A livello italiano si sono fatti progressi, anche se resta la piaga del razzismo, dell'inciviltà dei cori e della violenza degli striscioni. Ma la violenza nel calcio internazionale è tornata a salire, dagli stadi supersorvegliati (ma non totalmente e comunque pieni di falle nei controlli) si è trasferita nelle strade delle città e in particolare prima delle partite, sconvolgendo non più solo l'evento sportivo ma tutto ciò che c'è intorno. Si registrano persino alleanze e infiltrazioni, ormai parallelamente alle partite si giocano anche una Champions e una Europa League della violenza ultras.
Interi quartieri, in occasione delle partite internazionali - ma non solo, anche quelle di campionato - finiscono in ostaggio delle stringenti e inevitabili misure di sicurezza che stravolgono la viabilità, impediscono la vendita di alcol (quasi sempre inutilmente), costringono ad abbassare le saracinesce e a spostare le macchine il più lontano possibile, e poi dei raid ultras. Che completano il programma prepartita, ormai come il riscaldamento delle squadre in campo.
L'ultima scena è quella dei quasi diecimila tifosi tedeschi dell'Eintracht, impegnato in Europa League contro la Lazio. La capitale si ritrova quasi sempre in ostaggio delle bande del calcio, migliaia di tifosi che si aggirano senza troppi ostacoli per tutta l'Europa. I vertici interministeriali, i summit tra le polizie di tutta Europa, lo scambio di informazioni dovrebbe fermare i più facinorosi e pericolosi, ma nella realtà così non è. Il branco si muove pur sempre abbastanza liberamente e ha ripreso a colpire rispetto agli anni più feroci, quando erano gli hooligans inglesi a seminare il terrore. Non c'è partita di calcio, non c'è città, non c'è Mondiale (ad eccezione di quello russo, dove il pugno di ferro putiniano ha represso sul nascere eventuali disordini) o Europeo (quello in Francia fu un calvario) che siano completamente immuni dal virus.
È successo anche a Milano, ma anche a Parigi o Londra, Bilbao o Atene, Maribor, Cardiff, Manchester, ovunque. Succede anche con i tifosi di Roma e Lazio in trasferta: a Liverpool prima della semifinale di Champions League un tifoso dei Reds, Sean Cox, finì in coma. A Varsavia con i tifosi della Lazio. E via così. Tifosi inglesi, tedeschi, olandesi, italiani, russi, polacchi, dell'est europeo in genere.
I centri storici, soprattutto il centro storico di Roma, non possono sostenere il peso di tanta deturpazione. Due anni e mezzo fa (febbraio 2015) le immagini della Barcaccia di Piazza di Spagna riempita di immondizia e lattine, calpestata e sormontata da tifosi ubriachi, deturpata dai sostenitori del Feyenoord fece il giro del mondo. Ma non è cambiato molto. Anche se non sempre i tifosi sono colpevoli, e qualche volta fanno addirittura da alibi alle manchevolezze della capitale d'Italia. La fermata della metro di Piazza della Repubblica è ancora chiusa, da quando una scala mobile è crollata mentre la discendevano i tifosi del Cska Mosca, nell'ottobre scorso, lasciando alla base un mucchio indistinto di una trentina di feriti alcuni anche gravi. Incidenti ci sono stati la scorsa stagione prima di Roma-Liverpool. Tifosi del Chelsea vennero aggrediti un anno fa in un pub del centro.
A livello italiano si sono fatti progressi, anche se resta la piaga del razzismo, dell'inciviltà dei cori e della violenza degli striscioni. Ma la violenza nel calcio internazionale è tornata a salire, dagli stadi supersorvegliati (ma non totalmente e comunque pieni di falle nei controlli) si è trasferita nelle strade delle città e in particolare prima delle partite, sconvolgendo non più solo l'evento sportivo ma tutto ciò che c'è intorno. Si registrano persino alleanze e infiltrazioni, ormai parallelamente alle partite si giocano anche una Champions e una Europa League della violenza ultras.