La diversità felice di Milano
Piero Colaprico , di PIERO COLAPRICOLa città al top della classifica della qualità della vita nelle città: il segno del cambiamento è anche in un’urbanistica che ha moltiplicato i luoghi nei quali trovarsi
Milano è cambiata e il cambiamento non si ferma. In un'Italia che appare statica, se non un po' alla deriva, come Roma capitale di metrò che si bloccano e d'immondizia che s'accumula, Milano si percepisce come "diversa". E forse è per questo che, per la prima volta negli ultimi decenni, è diventata prima. Non per il denaro delle banche e della Borsa; non per la cultura delle università e delle case editrici; non per gli spettacoli della Scala e il fatturato industriale degno della Germania; ma in una classifica sulla qualità della vita.
E qui bisogna intendersi (e farlo sul serio): a Milano la qualità della vita non è poter fare il bagno in mare sino a novembre oppure tirare avanti in qualche modo senza faticare. Da secoli (realmente) a Milano la qualità della vita è data dalla libertà di realizzare qualche cosa, di portare avanti idee, di lavorare al meglio delle possibilità…
E qui bisogna intendersi (e farlo sul serio): a Milano la qualità della vita non è poter fare il bagno in mare sino a novembre oppure tirare avanti in qualche modo senza faticare. Da secoli (realmente) a Milano la qualità della vita è data dalla libertà di realizzare qualche cosa, di portare avanti idee, di lavorare al meglio delle possibilità…
Milano è cambiata e il cambiamento non si ferma. In un'Italia che appare statica, se non un po' alla deriva, come Roma capitale di metrò che si bloccano e d'immondizia che s'accumula, Milano si percepisce come "diversa". E forse è per questo che, per la prima volta negli ultimi decenni, è diventata prima. Non per il denaro delle banche e della Borsa; non per la cultura delle università e delle case editrici; non per gli spettacoli della Scala e il fatturato industriale degno della Germania; ma in una classifica sulla qualità della vita.
E qui bisogna intendersi (e farlo sul serio): a Milano la qualità della vita non è poter fare il bagno in mare sino a novembre oppure tirare avanti in qualche modo senza faticare. Da secoli (realmente) a Milano la qualità della vita è data dalla libertà di realizzare qualche cosa, di portare avanti idee, di lavorare al meglio delle possibilità. E, terminato il lavoro - e questo fa parte di un cambiamento cominciato dal secondo Dopoguerra - dalla libertà di trascorrere la serata come "ci" pare: siamo in una delle capitali mondiali dell'aperitivo, frequentiamo discoteche e spazi per concerti per i quali i giovani fanno viaggi di centinaia di chilometri, ci sediamo in teatri dove, chiunque si metta in scena, sa di trovare un pubblico esigente.
Tutto questo "star bene" - che certo non è per tutti, ma è comunque per molti, è per una minoranza solida che si allarga - si è come dilatato dopo l'Expo. L'incontro internazionale sul cibo e sui bisogni del Pianeta è rimasto nella memoria internazionale. Fatto bene, allegro, senza incidenti, ricco di volontari e con un "commissario", Beppe Sala, che poi da sindaco ha continuato a "lavorare di brutto" e che, non a caso, cresce nei sondaggi: unico nell'Italia del centrosinistra ammaccato da se stesso.
Da piazza Gae Aulenti a Citylife, dai microinterventi per "aggiustare" le piazze in periferia alla grandissima massa di occasioni di partecipare alla vita sociale - BookCity con 1400 incontri sui libri, Piano City con 470 concerti gratis, il FuoriSalone che mostra quanto di meglio ci sia del design mondiale - il segno del cambiamento è in un'urbanistica che ha moltiplicato i luoghi nei quali trovarsi. Oltre piazza Duomo, la Darsena con i Navigli e l'intera zona sotto al Bosco Verticale sono diventati "i centri" di una città che, forte di 200mila studenti universitari, e di 9 milioni di turisti l'anno, non chiude mai. Milano che cresce di popolazione e "ringiovanisce" sono dati di fatto che da anagrafici trascolorano in filosofici.
Quando il 7 dicembre il pubblico della Scala ha tributato un lungo applauso al presidente Sergio Mattarella, l'ha fatto perché in un'epoca di politici che straparlano e promettono ciò che è impossibile mantenere, a Milano - e non solo alla Milano che va in smoking e abito lungo - piace un politico che sceglie le parole migliori per non essere interpretato male. S'è scoperta la legittimità d'un orgoglio cittadino che collega il volontario laico o cristiano, l'attore e l'imprenditore, il barman e l'operaio Atm che di notte ripara le rotaie. C'è come un'appartenenza alla vita dell'onnipoli, la città dove c'è tutto: c'è Milano che si guarda in faccia, ed è questa la novità.
E qui bisogna intendersi (e farlo sul serio): a Milano la qualità della vita non è poter fare il bagno in mare sino a novembre oppure tirare avanti in qualche modo senza faticare. Da secoli (realmente) a Milano la qualità della vita è data dalla libertà di realizzare qualche cosa, di portare avanti idee, di lavorare al meglio delle possibilità. E, terminato il lavoro - e questo fa parte di un cambiamento cominciato dal secondo Dopoguerra - dalla libertà di trascorrere la serata come "ci" pare: siamo in una delle capitali mondiali dell'aperitivo, frequentiamo discoteche e spazi per concerti per i quali i giovani fanno viaggi di centinaia di chilometri, ci sediamo in teatri dove, chiunque si metta in scena, sa di trovare un pubblico esigente.
Tutto questo "star bene" - che certo non è per tutti, ma è comunque per molti, è per una minoranza solida che si allarga - si è come dilatato dopo l'Expo. L'incontro internazionale sul cibo e sui bisogni del Pianeta è rimasto nella memoria internazionale. Fatto bene, allegro, senza incidenti, ricco di volontari e con un "commissario", Beppe Sala, che poi da sindaco ha continuato a "lavorare di brutto" e che, non a caso, cresce nei sondaggi: unico nell'Italia del centrosinistra ammaccato da se stesso.
Da piazza Gae Aulenti a Citylife, dai microinterventi per "aggiustare" le piazze in periferia alla grandissima massa di occasioni di partecipare alla vita sociale - BookCity con 1400 incontri sui libri, Piano City con 470 concerti gratis, il FuoriSalone che mostra quanto di meglio ci sia del design mondiale - il segno del cambiamento è in un'urbanistica che ha moltiplicato i luoghi nei quali trovarsi. Oltre piazza Duomo, la Darsena con i Navigli e l'intera zona sotto al Bosco Verticale sono diventati "i centri" di una città che, forte di 200mila studenti universitari, e di 9 milioni di turisti l'anno, non chiude mai. Milano che cresce di popolazione e "ringiovanisce" sono dati di fatto che da anagrafici trascolorano in filosofici.
Quando il 7 dicembre il pubblico della Scala ha tributato un lungo applauso al presidente Sergio Mattarella, l'ha fatto perché in un'epoca di politici che straparlano e promettono ciò che è impossibile mantenere, a Milano - e non solo alla Milano che va in smoking e abito lungo - piace un politico che sceglie le parole migliori per non essere interpretato male. S'è scoperta la legittimità d'un orgoglio cittadino che collega il volontario laico o cristiano, l'attore e l'imprenditore, il barman e l'operaio Atm che di notte ripara le rotaie. C'è come un'appartenenza alla vita dell'onnipoli, la città dove c'è tutto: c'è Milano che si guarda in faccia, ed è questa la novità.