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(agf)

Scontri alla partita Inter-Napoli, quelle bande tollerate negli stadi

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Dietro lo "stile ultras" forme di criminalità organizzata. E un predominio evidente di gruppi fascisti
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Per capire come stanno le cose negli stadi, può servire la parola "stile". La si legge nel necrologio di Daniele Belardinelli, detto Dede, scritto dai tifosi più esagitati dell'Olimpia Milano di basket. Per loro il giovane morto sotto un Suv durante l'agguato organizzato contro i tifosi napoletani "era lo storico capo dei Blood Honour Varese. Molti di noi hanno avuto il privilegio di conoscerlo e ammirare il suo esempio di stile ultras". A chi non sta "dentro" il tifo organizzato il concetto di "stile ultras" può apparire legittimamente come una capriola del vocabolario. Eppure, c'era agli inizi delle risse dentro San Siro lo stile di Giancarlo Capelli, detto il Barone: in loden blu comandava le sortite della Fossa dei Leoni, dei Commandos Tigre e delle Brigate Rossonere. Adesso ha passato i 70, ma durante gli anni di piombo era un riferimento della curva Sud, la milanista, legata soprattutto all'estrema sini…
Per capire come stanno le cose negli stadi, può servire la parola "stile". La si legge nel necrologio di Daniele Belardinelli, detto Dede, scritto dai tifosi più esagitati dell'Olimpia Milano di basket. Per loro il giovane morto sotto un Suv durante l'agguato organizzato contro i tifosi napoletani "era lo storico capo dei Blood Honour Varese. Molti di noi hanno avuto il privilegio di conoscerlo e ammirare il suo esempio di stile ultras". A chi non sta "dentro" il tifo organizzato il concetto di "stile ultras" può apparire legittimamente come una capriola del vocabolario. Eppure, c'era agli inizi delle risse dentro San Siro lo stile di Giancarlo Capelli, detto il Barone: in loden blu comandava le sortite della Fossa dei Leoni, dei Commandos Tigre e delle Brigate Rossonere. Adesso ha passato i 70, ma durante gli anni di piombo era un riferimento della curva Sud, la milanista, legata soprattutto all'estrema sinistra.

Opposto a lui c'era, nella Nord, la curva degli interisti, Franco Caravita, anche lui aveva il suo stile, girava con il dolcevita alla Franco Freda quando la destra aveva infiltrato pesantemente il secondo anello di San Siro, era finito in galera per l'agguato a un tifoso austriaco, poi s'è messo a fare l'imprenditore di gadget sportivi. Sfiorati dalle inchieste, e mai travolti, questi due milanesi rappresentano la perfetta linea d'ombra di quello che era ed è il codice dello stadio per chi ci va da "combattente". Allora, come oggi, i capi dei tifosi sono riconoscibili e riconosciuti, si fanno ricevere dalle società (Capelli incontrava Silvio Berlusconi) e dagli stessi giocatori, dei quali non raramente hanno il telefonino, e anche da chi deve fronteggiarli per mantenere l'ordine pubblico.

Non è un caso che Matteo Salvini, ministro dell'Interno, accetti di andare a braccetto con Luca Lucci, detto il Toro, condannato per reati di droga e per l'aggressione a un tifoso dell'Inter. E ci sta anche che Salvini, con una leggerezza eccessiva per un ministro dell'Interno, non conoscesse lo "stile" di Lucci, perché quello degli ultras era ed è un mondo di chiaroscuri.

Se sono più di 15 anni che destra e sinistra sono generalmente scomparse dal "comando" delle curve, è anche vero che oggi contano altri due fattori. Uno, l'estrema destra ha ritrovato nei gruppi più piccoli del tifo organizzato un po' di agibilità e di manovalanza. Due, le gang criminali hanno saputo sfruttare gli spalti per uno spaccio su larga scala e per selezionare pusher e picchiatori. Sembrano tifosi, ma sono bande. E queste bande spadroneggiano nelle curve, condizionano, manipolano. I tifosi più giovani chissà se comprendono quello che accade loro accanto. Di sicuro non parlano, perché nella curva "siamo fratelli", fratelli nerazzurri, fratelli rossoneri. E lo stesso schema omertoso di Milano vale per le grandi tifoserie di Torino, Roma, Napoli.

Esempio chiaro di questi mondi interconnessi era proprio il defunto Dede, un po' di precedenti sulle spalle, le frequentazioni degli stadi e delle risse, l'appartenenza a una falange neonazista. Ecco lo "stile ultras": e come si fermano legalmente uno così e la sua compagnia di ventura?

Il questore Marcello Cardona ha chiesto la linea durissima, ma da decenni la politica italiana preferisce lasciar correre. Come anche nelle parate pro Hitler, nei saluti romani durante le commemorazioni dei morti della Repubblica di Salò, nei raduni a Predappio. In questo grande silenzio, a volte complice, spicca il sindaco di Milano, Beppe Sala. Ieri ha parlato contro il razzismo, che è figlio del neofascismo delle curve. Ha promesso di lasciare lo stadio al prossimo coro contro un giocatore d'origine africana. Al momento non è in larga compagnia: dello "stile" delle curve ci si occupa quasi sempre quando la violenza si porta dietro qualcuno, poi basta, si passa ad altro.