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Tensioni alla Camera sulla manovra (ansa)

Conte e Fico, strane regole di democrazia

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Al Parlamento si chiede solo di spostarsi e farsi usurpare. E alcune tra le massime figure chiamate a difenderlo tacciono
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C'è almeno una promessa che il M5S ha mantenuto: quella dell'apriscatole. Quando nel 2013 i parlamentari grillini si affacciarono per la prima volta nelle aule del Parlamento, alcuni di loro sistemarono l'attrezzo in bella vista sullo scranno. Le rivolteremo, queste Camere, le apriremo come una scatoletta di tonno - era l'ovvio messaggio - ma lo scopo dichiarato era più trasparenza, più efficienza, più democrazia. Il varo della manovra in un Parlamento espropriato di ogni funzione rappresenta invece, insieme al famigerato voto su Ruby, il punto più basso della storia dell'istituzione. Ed è peggio di Ruby: perché in quel caso, scegliendo deliberatamente di prestare il Parlamento alla ratifica di una menzogna conclamata, si riconosceva comunque implicitamente il valore politico e simbolico di una presa di posizione dell'aula.

Oggi invece al Parlamento si chiede solo di spostarsi e farsi usurpare. Nell'attesa m…
C'è almeno una promessa che il M5S ha mantenuto: quella dell'apriscatole. Quando nel 2013 i parlamentari grillini si affacciarono per la prima volta nelle aule del Parlamento, alcuni di loro sistemarono l'attrezzo in bella vista sullo scranno. Le rivolteremo, queste Camere, le apriremo come una scatoletta di tonno - era l'ovvio messaggio - ma lo scopo dichiarato era più trasparenza, più efficienza, più democrazia. Il varo della manovra in un Parlamento espropriato di ogni funzione rappresenta invece, insieme al famigerato voto su Ruby, il punto più basso della storia dell'istituzione. Ed è peggio di Ruby: perché in quel caso, scegliendo deliberatamente di prestare il Parlamento alla ratifica di una menzogna conclamata, si riconosceva comunque implicitamente il valore politico e simbolico di una presa di posizione dell'aula.

Oggi invece al Parlamento si chiede solo di spostarsi e farsi usurpare. Nell'attesa messianica della democrazia diretta - c'è un ministro della Repubblica che si fregia dell'espressione nel titolo - si calpesta l'unica democrazia di cui disponiamo, quella rappresentativa. E alcune tra le massime figure chiamate a difenderla tacciono, come il presidente della Camera Roberto Fico, o farebbero meglio a farlo, come il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Fico, nel doppio ruolo di calpestato in quanto terza carica dello Stato e di calpestatore in quanto leader di spicco del M5S, per ora si limita a riconoscere l'esistenza del problema: "Comprendo il tema che state ponendo", ha detto ieri rivolto alle opposizioni. Ma così è, se vi pare. Conte, invece, prova a salire sulle macerie del Parlamento come un improbabile rivoluzionario sulle barricate. Promette rivoluzioni ("Rivolteremo l'Italia come un calzino") senza spettinarsi. Simula felpatezza ma poi copre gli insulti che i suoi vice eruttano, asseconda le soluzioni più brutali e avalla ogni decisione presa sopra la sua testa, cioè quasi tutte.

Durante la conferenza stampa di fine anno, ha citato l'avaro di Molière per deprecare le proteste dei pensionati infuriati per ciò che il premier considera "pochi spicci". Se non li ha invitati a mangiare brioche forse è solo per la mancanza del riferimento storico. Proteste vacue ai suoi occhi, quelle dei pensionati come quelle delle opposizioni. Conte ha già spiegato così il suo punto di vista: "Non controllo il Parlamento". Frase di mirabile doppio senso, perché non si capisce se voglia essere solo uno scarico di responsabilità o anche, al contempo, l'espressione di un rammarico per l'impossibilità di piegare le Camere al proprio volere evitando il fastidio di proteste e indignazione. Del resto, l'inedito assoluto di un premier che tiene la conferenza stampa di fine anno in coincidenza con l'avvio dell'ultima lettura della manovra in Parlamento è lo scatto definitivo sulla situazione.

Situazione che comunque può ancora peggiorare. La proposta di legge per riformare l'istituto referendario, tra le altre cose abolendo il quorum, nasce per aumentare la dose di cesarismo con cui governare il Paese. Poi c'è l'idea di abolire il divieto di vincolo di mandato. Chi non accetta l'esistenza di un pubblico e libero spazio di dibattito al proprio interno fa ancora più fatica ad accettare che questo spazio si crei nelle istituzioni. Deputati e senatori non devono dibattere né eccepire. Possibilmente, neanche pensare. Volendo, un'altra promessa mantenuta: uno vale uno è ancora un motto vero, se riferito ai parlamentari. E se tutti insieme equivalgono a zero, meglio ancora. Fatto, direbbe Di Maio. E chi sono Conte e Fico per contraddirlo?