La stella cadente del M5S
Piero Ignazi , di PIERO IGNAZIIl Movimento 5 Stelle gioca in difesa. Annaspa e cerca una via di uscita mentre la Lega, più navigata e smaliziata, gli toglie ossigeno a ogni passo
I sogni di grandezza del M5S sfumano uno dopo l'altro. I pentastellati non hanno messo a frutto i cinque anni di apprendistato in Parlamento per prepararsi adeguatamente a responsabilità di governo. Si stanno rivelando giorno dopo giorno sempre più inadeguati al compito. Il gridare incessante nelle aule parlamentari e nelle piazze ha portato loro molti voti ma non ha consentito una riflessione né una elaborazione dei problemi che avrebbero poi dovuto affrontare. La prova più clamorosa non sta tanto nelle infantili scuse per il dietrofront obbligato su Ilva e Tap, in cui per lo meno hanno dato prova di realismo: si trova piuttosto nel loro rapporto con l'opinione pubblica e con le altre forze politiche.
Sul primo versante l'assenza di Grillo e dei suoi calembour provocatori ha vanificato quell'aria scapigliata e ironica della prima stagione grillina: è rimasta solo l'arroganza da nuovi potenti. Tant'è che il M5S non &eg…
Sul primo versante l'assenza di Grillo e dei suoi calembour provocatori ha vanificato quell'aria scapigliata e ironica della prima stagione grillina: è rimasta solo l'arroganza da nuovi potenti. Tant'è che il M5S non &eg…
I sogni di grandezza del M5S sfumano uno dopo l'altro. I pentastellati non hanno messo a frutto i cinque anni di apprendistato in Parlamento per prepararsi adeguatamente a responsabilità di governo. Si stanno rivelando giorno dopo giorno sempre più inadeguati al compito. Il gridare incessante nelle aule parlamentari e nelle piazze ha portato loro molti voti ma non ha consentito una riflessione né una elaborazione dei problemi che avrebbero poi dovuto affrontare. La prova più clamorosa non sta tanto nelle infantili scuse per il dietrofront obbligato su Ilva e Tap, in cui per lo meno hanno dato prova di realismo: si trova piuttosto nel loro rapporto con l'opinione pubblica e con le altre forze politiche.
Sul primo versante l'assenza di Grillo e dei suoi calembour provocatori ha vanificato quell'aria scapigliata e ironica della prima stagione grillina: è rimasta solo l'arroganza da nuovi potenti. Tant'è che il M5S non è più in sintonia con il "sentimento" di larghi strati della popolazione. Molti ancora approvano il governo Conte solo grazie a Salvini, non a Di Maio. I pentastellati sono assenti dal dibattito. Non hanno altro che il reddito di cittadinanza da offrire per tenersi a galla. E Salvini lo sa bene. Non per nulla l'attività della Lega ha un solo obiettivo: smontare pezzo a pezzo le iniziative pentastellate. Le stilettate sul reddito di cittadinanza come mancia elargita ai fannulloni, in sintonia con il razzismo strisciante del Nord, hanno messo alle corde Di Maio, costretto a precisazioni e rettifiche che danno il senso di una affannosa difesa.
Insomma, il M5S non è all'attacco come è stato fino al 4 marzo: gioca in difesa, e non sa come fare. Annaspa, cerca una via di uscita mentre il suo alleato di governo, più navigato e smaliziato, gli toglie ossigeno a ogni passo. Ci sono momenti nella vita politica in cui tutto viene perdonato - si veda l'esibizione salviniana a pane e nutella in faccia ai delitti di 'ndrangheta e al terremoto dell'Etna - e altri in cui ti viene imputato di tutto, anche le colpe dei padri. È il segno inconfondibile che uno volteggia tranquillo sulla cresta dell'onda e l'altro sta precipitando.
Il tonfo dei 5Stelle sarà doloroso perché alienerà dalla politica quelli che avevano riposto nel Movimento di Grillo una sorta di ultima speranza. Il rischio è che costoro, più che rifugiarsi nell'astensione, salgano sul carro del predestinato vincitore, la Lega. I 5Stelle non sono nemmeno riusciti a mettere un freno alla richiesta di maggiore autonomia delle tre Regioni più ricche d'Italia (Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, alle quali si accoderanno le altre del Centro-Nord benestante) mentre sanno bene che in questo modo il Centro-Sud sarà penalizzato.
La morsa leghista-democratica - una vera alleanza contro natura - non lascia scampo ai pentastellati. O il M5S accetta di sacrificare il suo elettorato di riferimento sull'altare dell'accordo di governo, o manda tutto all'aria denunciando il patto delle Regioni del Nord come un attacco al Sud, con i rischi per l'unità nazionale e la pace sociale (la Francia è vicina) che ne conseguono.
In ogni caso l'ipotesi di un governo di tipo nuovo, con progetti originali e aperti al futuro, e con un personale politico giovane e disponibile anche a imparare, è naufragata. Ci aspetta, probabilmente, un 2019 di turbolenze politiche, con il M5S nell'occhio del ciclone.
Sul primo versante l'assenza di Grillo e dei suoi calembour provocatori ha vanificato quell'aria scapigliata e ironica della prima stagione grillina: è rimasta solo l'arroganza da nuovi potenti. Tant'è che il M5S non è più in sintonia con il "sentimento" di larghi strati della popolazione. Molti ancora approvano il governo Conte solo grazie a Salvini, non a Di Maio. I pentastellati sono assenti dal dibattito. Non hanno altro che il reddito di cittadinanza da offrire per tenersi a galla. E Salvini lo sa bene. Non per nulla l'attività della Lega ha un solo obiettivo: smontare pezzo a pezzo le iniziative pentastellate. Le stilettate sul reddito di cittadinanza come mancia elargita ai fannulloni, in sintonia con il razzismo strisciante del Nord, hanno messo alle corde Di Maio, costretto a precisazioni e rettifiche che danno il senso di una affannosa difesa.
Insomma, il M5S non è all'attacco come è stato fino al 4 marzo: gioca in difesa, e non sa come fare. Annaspa, cerca una via di uscita mentre il suo alleato di governo, più navigato e smaliziato, gli toglie ossigeno a ogni passo. Ci sono momenti nella vita politica in cui tutto viene perdonato - si veda l'esibizione salviniana a pane e nutella in faccia ai delitti di 'ndrangheta e al terremoto dell'Etna - e altri in cui ti viene imputato di tutto, anche le colpe dei padri. È il segno inconfondibile che uno volteggia tranquillo sulla cresta dell'onda e l'altro sta precipitando.
Il tonfo dei 5Stelle sarà doloroso perché alienerà dalla politica quelli che avevano riposto nel Movimento di Grillo una sorta di ultima speranza. Il rischio è che costoro, più che rifugiarsi nell'astensione, salgano sul carro del predestinato vincitore, la Lega. I 5Stelle non sono nemmeno riusciti a mettere un freno alla richiesta di maggiore autonomia delle tre Regioni più ricche d'Italia (Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, alle quali si accoderanno le altre del Centro-Nord benestante) mentre sanno bene che in questo modo il Centro-Sud sarà penalizzato.
La morsa leghista-democratica - una vera alleanza contro natura - non lascia scampo ai pentastellati. O il M5S accetta di sacrificare il suo elettorato di riferimento sull'altare dell'accordo di governo, o manda tutto all'aria denunciando il patto delle Regioni del Nord come un attacco al Sud, con i rischi per l'unità nazionale e la pace sociale (la Francia è vicina) che ne conseguono.
In ogni caso l'ipotesi di un governo di tipo nuovo, con progetti originali e aperti al futuro, e con un personale politico giovane e disponibile anche a imparare, è naufragata. Ci aspetta, probabilmente, un 2019 di turbolenze politiche, con il M5S nell'occhio del ciclone.