Esperti schedati dalla ministra Grillo: così il governo del cambiamento lottizza la medicina
Daniela Minerva , di DANIELA MINERVALa schedatura degli esperti del Consiglio superiore di sanità dimostra che per la ministra del Movimento 5 Stelle la fedeltà politica è più importante della competenza
Guarda te se si deve finire a difendere il Consiglio superiore di sanità? Un organo pletorico, di utilità dubbia; contenitore di baroni e scienziati veri, medici potenti chissà perché insieme a grandi teste come il farmacologo Silvio Garattini o il ginecologo Giovanni Scambia, ad esempio: messi un po’ lì tutti insieme a rappresentare la medicina italiana, con le sue luci e le sue ombre.
La ministra del Cambiamento Giulia Grillo da Catania (medico specializzata in medicina legale e delle assicurazioni) li ha silurati tutti; ma prima, ha rivelato oggi Repubblica, li aveva schedati sulla base delle simpatie politiche, e non certo su quella della loro capacità medico-scientifica. Con grottesche annotazioni come quella sul cardiologo di fama mondiale Antonio Colombo che ha avuto la grave colpa di essere stato nell'équipe che ha gestito la sostituzione della valvola aortica di Silvio Berlusconi (certo se non fosse bravo davvero, il…
La ministra del Cambiamento Giulia Grillo da Catania (medico specializzata in medicina legale e delle assicurazioni) li ha silurati tutti; ma prima, ha rivelato oggi Repubblica, li aveva schedati sulla base delle simpatie politiche, e non certo su quella della loro capacità medico-scientifica. Con grottesche annotazioni come quella sul cardiologo di fama mondiale Antonio Colombo che ha avuto la grave colpa di essere stato nell'équipe che ha gestito la sostituzione della valvola aortica di Silvio Berlusconi (certo se non fosse bravo davvero, il…
Guarda te se si deve finire a difendere il Consiglio superiore di sanità? Un organo pletorico, di utilità dubbia; contenitore di baroni e scienziati veri, medici potenti chissà perché insieme a grandi teste come il farmacologo Silvio Garattini o il ginecologo Giovanni Scambia, ad esempio: messi un po’ lì tutti insieme a rappresentare la medicina italiana, con le sue luci e le sue ombre.
La ministra del Cambiamento Giulia Grillo da Catania (medico specializzata in medicina legale e delle assicurazioni) li ha silurati tutti; ma prima, ha rivelato oggi Repubblica, li aveva schedati sulla base delle simpatie politiche, e non certo su quella della loro capacità medico-scientifica. Con grottesche annotazioni come quella sul cardiologo di fama mondiale Antonio Colombo che ha avuto la grave colpa di essere stato nell'équipe che ha gestito la sostituzione della valvola aortica di Silvio Berlusconi (certo se non fosse bravo davvero, il Paperone di Arcore non si sarebbe avvalso del suo sapere, ma la Grillo non ritiene che questa competenza possa essere d'aiuto agli italiani). Lei, com'è ovvio, grida alla "fake news", ma la schedatura c'è stata e Repubblica lo ha raccontato. Ora aspettiamo di sapere con chi li sostituirà: uomini e donne nuovi, s'intende; che per il governo del Cambiamento conta più che non essere competenti.
D'altra parte su quale altra base, se non la fedeltà politica o chissà cos'altro, appena arrivata la Grillo ha cacciato Mario Melazzini dalla poltrona di direttore genrale dell'Agenzia del farmaco? Al suo posto ha messo un signore rispettabile quanto inesperto di questioni farmaceutiche italiane come Luca Li Bassi. E dire che, per la prima volta da anni, Melazzini aveva iniziato una trattativa a muso duro con le grandi aziende farmaceutiche per governare i prezzi delle medicine. Infliggendo duri colpi alle loro previsioni di budget: verrebbe da pensare che lo hanno cacciato proprio per questo. Ma staremo a vedere se Li Bassi, che non ha dato alcun segno di vita da quando è stato nominato il 13 settembre scorso mentre i malati aspettano registrazioni di prodotti importanti, saprà fare di meglio.
Chissà cos’ha in mente la ministra? Cosa pensa che sia la medicina? Un’arena politica? Una palestra per sanitari di terza fila sorteggiati dai social? La vera preoccupazione oggi è proprio questa: qualcuno la avvisi che per far marciare la sanità servono competenze. Come quelle che di certo ha Walter Ricciardi, che se n’è andato di sua spontanea volontà a fine anno, prima di essere cacciato, dall’Istituto superiore di sanità: sarà difficile che abbiano qualcuno di degno con cui sostituirlo. Ora la ministra dice che nominerà un commissario di transizione in attesa di avviare una consultazione pubblica per scegliere il nuovo capo dell'Iss; come ha fatto l'estate scorsa per scegliere il DG dell'Aifa: decine di curricola arrivati da chiunque si sentisse in grado di occupare quella carica, e nessuna idea di come poi sia avvenuto che si scegliesse Li Bassi. Intanto i dossier che riguardano la nostra salute si accumulano sulle scrivanie vuote dei competenti cacciati. Già, perché tra cacciati e dimissionari ormai c’è il vuoto.
E all’orizzonte si profila la nomina a presidente dell’Aifa (carica di certo prestigiosa ma priva di reali poteri) di Antonio Saitta, oggi coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle regioni, il luogo dove si prendono le decisioni vere su dossier importanti (come il governo delle Asl, i fondi per fare in modo che sia possibile curare tutti bene, così come la loro destinazione). Saitta è l'assessore alla Sanità della regione Piemonte che a Torino sta riuscendo a fare cose serie (abbassare il prezzo dei farmaci, implementare l'unica rete oncologica che funzioni in Italia...); insomma è uno che ci capisce, ma il governo del Cambiamento vuole cambiarlo per mettere al suo posto un uomo di fiducia (Saitta ha infatti la grave colpa di essere del Pd). Difficile però metterlo alla porta tout court vista l'amalgama della Conferenza delle Regioni ed allora ecco la poltrona di gran prestigio ma senza concreta possibilità di incidere.
E dire che il Movimento 5 stelle ha persino scritto uno Sunshine Act (ebbene sì: l'hanno chiamato così ed ora è in discussione alla commissione Affari Sociali della Camera) perché vogliono la trasparenza in sanità.
La ministra del Cambiamento Giulia Grillo da Catania (medico specializzata in medicina legale e delle assicurazioni) li ha silurati tutti; ma prima, ha rivelato oggi Repubblica, li aveva schedati sulla base delle simpatie politiche, e non certo su quella della loro capacità medico-scientifica. Con grottesche annotazioni come quella sul cardiologo di fama mondiale Antonio Colombo che ha avuto la grave colpa di essere stato nell'équipe che ha gestito la sostituzione della valvola aortica di Silvio Berlusconi (certo se non fosse bravo davvero, il Paperone di Arcore non si sarebbe avvalso del suo sapere, ma la Grillo non ritiene che questa competenza possa essere d'aiuto agli italiani). Lei, com'è ovvio, grida alla "fake news", ma la schedatura c'è stata e Repubblica lo ha raccontato. Ora aspettiamo di sapere con chi li sostituirà: uomini e donne nuovi, s'intende; che per il governo del Cambiamento conta più che non essere competenti.
D'altra parte su quale altra base, se non la fedeltà politica o chissà cos'altro, appena arrivata la Grillo ha cacciato Mario Melazzini dalla poltrona di direttore genrale dell'Agenzia del farmaco? Al suo posto ha messo un signore rispettabile quanto inesperto di questioni farmaceutiche italiane come Luca Li Bassi. E dire che, per la prima volta da anni, Melazzini aveva iniziato una trattativa a muso duro con le grandi aziende farmaceutiche per governare i prezzi delle medicine. Infliggendo duri colpi alle loro previsioni di budget: verrebbe da pensare che lo hanno cacciato proprio per questo. Ma staremo a vedere se Li Bassi, che non ha dato alcun segno di vita da quando è stato nominato il 13 settembre scorso mentre i malati aspettano registrazioni di prodotti importanti, saprà fare di meglio.
Chissà cos’ha in mente la ministra? Cosa pensa che sia la medicina? Un’arena politica? Una palestra per sanitari di terza fila sorteggiati dai social? La vera preoccupazione oggi è proprio questa: qualcuno la avvisi che per far marciare la sanità servono competenze. Come quelle che di certo ha Walter Ricciardi, che se n’è andato di sua spontanea volontà a fine anno, prima di essere cacciato, dall’Istituto superiore di sanità: sarà difficile che abbiano qualcuno di degno con cui sostituirlo. Ora la ministra dice che nominerà un commissario di transizione in attesa di avviare una consultazione pubblica per scegliere il nuovo capo dell'Iss; come ha fatto l'estate scorsa per scegliere il DG dell'Aifa: decine di curricola arrivati da chiunque si sentisse in grado di occupare quella carica, e nessuna idea di come poi sia avvenuto che si scegliesse Li Bassi. Intanto i dossier che riguardano la nostra salute si accumulano sulle scrivanie vuote dei competenti cacciati. Già, perché tra cacciati e dimissionari ormai c’è il vuoto.
E all’orizzonte si profila la nomina a presidente dell’Aifa (carica di certo prestigiosa ma priva di reali poteri) di Antonio Saitta, oggi coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle regioni, il luogo dove si prendono le decisioni vere su dossier importanti (come il governo delle Asl, i fondi per fare in modo che sia possibile curare tutti bene, così come la loro destinazione). Saitta è l'assessore alla Sanità della regione Piemonte che a Torino sta riuscendo a fare cose serie (abbassare il prezzo dei farmaci, implementare l'unica rete oncologica che funzioni in Italia...); insomma è uno che ci capisce, ma il governo del Cambiamento vuole cambiarlo per mettere al suo posto un uomo di fiducia (Saitta ha infatti la grave colpa di essere del Pd). Difficile però metterlo alla porta tout court vista l'amalgama della Conferenza delle Regioni ed allora ecco la poltrona di gran prestigio ma senza concreta possibilità di incidere.
E dire che il Movimento 5 stelle ha persino scritto uno Sunshine Act (ebbene sì: l'hanno chiamato così ed ora è in discussione alla commissione Affari Sociali della Camera) perché vogliono la trasparenza in sanità.