Chi sbaglia a Genova
Alessandro Cassinis , di ALESSANDRO CASSINISIl crollo del ponte, la Carige, la mareggiata, la crisi della Piaggio: un insieme di tragedie ma non è solo sfortuna
Dietro le vetrine del bar più amato dagli avvocati, nel palazzo della Rinascente, i clochard preparano i giacigli per la notte. Il bar andava alla grande, ma è stato sfrattato. La Rinascente ha chiuso dopo 58 anni perché "la città non è attrattiva". La padrona di casa, la Carige, è stata commissariata.
Può sembrare davvero che una misteriosa pandemia di tragedie abbia colpito Genova in pochi mesi: il crollo del ponte il 14 agosto, la mareggiata alla fine di ottobre, la crisi della Piaggio Aero, il fallimento della società dei buoni pasto Qui! Group, la fuga o la chiusura di centinaia di piccole imprese. Ma Genova è diventata la capitale della Grande Sfiga? Ci sono luoghi, in città, che farebbero pensare a una predestinazione alla disgrazia. In via Balbi, nella chiesa di San Carlo, c'è la veneratissima statua di una Madonna della Fortuna che in realtà è la polena di un vascello irl…
Può sembrare davvero che una misteriosa pandemia di tragedie abbia colpito Genova in pochi mesi: il crollo del ponte il 14 agosto, la mareggiata alla fine di ottobre, la crisi della Piaggio Aero, il fallimento della società dei buoni pasto Qui! Group, la fuga o la chiusura di centinaia di piccole imprese. Ma Genova è diventata la capitale della Grande Sfiga? Ci sono luoghi, in città, che farebbero pensare a una predestinazione alla disgrazia. In via Balbi, nella chiesa di San Carlo, c'è la veneratissima statua di una Madonna della Fortuna che in realtà è la polena di un vascello irl…
Dietro le vetrine del bar più amato dagli avvocati, nel palazzo della Rinascente, i clochard preparano i giacigli per la notte. Il bar andava alla grande, ma è stato sfrattato. La Rinascente ha chiuso dopo 58 anni perché "la città non è attrattiva". La padrona di casa, la Carige, è stata commissariata.
Può sembrare davvero che una misteriosa pandemia di tragedie abbia colpito Genova in pochi mesi: il crollo del ponte il 14 agosto, la mareggiata alla fine di ottobre, la crisi della Piaggio Aero, il fallimento della società dei buoni pasto Qui! Group, la fuga o la chiusura di centinaia di piccole imprese. Ma Genova è diventata la capitale della Grande Sfiga? Ci sono luoghi, in città, che farebbero pensare a una predestinazione alla disgrazia. In via Balbi, nella chiesa di San Carlo, c'è la veneratissima statua di una Madonna della Fortuna che in realtà è la polena di un vascello irlandese affondato in porto durante la spaventosa mareggiata del 1636. Non è facile seguire la rotta che porta dal naufragio alla buona sorte, ma questa è la cifra autentica di Genova. Il cardinale Giuseppe Siri diceva che tutti i segreti arrivano alla Guardia e tutte le tragedie si risolvono alla Guardia: intendeva il Santuario dove ancora oggi i genovesi portano biglietti di ringraziamento alla Madonna per il pericolo scampato sul ponte.
Ma nessuna delle grandi sventure che hanno colpito Genova è attribuibile a un "atto di Dio". Il ponte è crollato perché concepito male e mantenuto peggio, la mareggiata ha devastato soprattutto quel che era stato costruito senza criterio, la Carige paga anni di voluto asservimento a interessi particolari. I genovesi lo sanno.
La loro indole pragmatica li aiuta a distinguere tra la sfiga e le scelte sbagliate. Franco Berardini, per esempio, sarebbe doppiamente sfortunato come presidente di Coop Liguria, il colosso della grande distribuzione che ha pagato le difficoltà logistiche legate al crollo del ponte Morandi, ma che è anche azionista all'1,8% di Banca Carige.
E invece non drammatizza. "In effetti i flussi commerciali nel Ponente sono stati stravolti - dice - . Il nostro ipermercato della Valpolcevera, che da solo fatturava 87 milioni di euro l'anno, ha perso il 10% nei mesi più duri dopo il crollo. Però Genova non è una città in ginocchio". E la Carige? "Paradossalmente la situazione ora è migliore rispetto a fine anno, perché c'è una governance più stabile". Dopo tanti allarmi che hanno rischiato di affondare l'immagine di Genova nel mondo, i dati sulle presenze di turisti in città non sono da buttare via: fino a novembre l'aumento annuo dei pernottamenti è stato del 2,9% (+4,2% di stranieri), in una regione che ha perso invece il 2,4%. Frena il porto, che dopo dieci anni di crescita (+65%) ha chiuso il 2018 con un -2 per cento. Nei prossimi mesi, gli effetti positivi della nuova viabilità dovrebbero migliorare questo risultato. Poi c'è la Carige, che non è certo un fulmine a ciel sereno.
L'informativa "riservatissima" e "urgentissima" di Bankitalia che intimava di vendere il settore assicurativo e di aumentare il capitale è della fine del 2013, ma nessuno la prese in considerazione. Il peccato originale che ha portato al disastro risale agli anni '90, quando la politica, invece di esercitare il suo potere di controllo e regolazione, preferì fare piccolo cabotaggio e mediare fra interessi di singoli. E questo vale sia per il centrosinistra guidato da Claudio Burlando, sia per l'amministrazione di centrodestra capitanata da Sandro Biasotti. Come osserva Luca Beltrametti, ordinario di Politica economica all'Università di Genova, "alcune parti del mondo imprenditoriale hanno ritenuto che fosse più facile dialogare con la politica piuttosto che confrontarsi con le forze di mercato". La banca dei liguri era diventata la banca di "alcuni" liguri. Quella contiguità territoriale che avrebbe dovuto assicurare una gestione più oculata è sfociata in collusione. E qui la sfortuna non c'entra affatto.
Può sembrare davvero che una misteriosa pandemia di tragedie abbia colpito Genova in pochi mesi: il crollo del ponte il 14 agosto, la mareggiata alla fine di ottobre, la crisi della Piaggio Aero, il fallimento della società dei buoni pasto Qui! Group, la fuga o la chiusura di centinaia di piccole imprese. Ma Genova è diventata la capitale della Grande Sfiga? Ci sono luoghi, in città, che farebbero pensare a una predestinazione alla disgrazia. In via Balbi, nella chiesa di San Carlo, c'è la veneratissima statua di una Madonna della Fortuna che in realtà è la polena di un vascello irlandese affondato in porto durante la spaventosa mareggiata del 1636. Non è facile seguire la rotta che porta dal naufragio alla buona sorte, ma questa è la cifra autentica di Genova. Il cardinale Giuseppe Siri diceva che tutti i segreti arrivano alla Guardia e tutte le tragedie si risolvono alla Guardia: intendeva il Santuario dove ancora oggi i genovesi portano biglietti di ringraziamento alla Madonna per il pericolo scampato sul ponte.
Ma nessuna delle grandi sventure che hanno colpito Genova è attribuibile a un "atto di Dio". Il ponte è crollato perché concepito male e mantenuto peggio, la mareggiata ha devastato soprattutto quel che era stato costruito senza criterio, la Carige paga anni di voluto asservimento a interessi particolari. I genovesi lo sanno.
La loro indole pragmatica li aiuta a distinguere tra la sfiga e le scelte sbagliate. Franco Berardini, per esempio, sarebbe doppiamente sfortunato come presidente di Coop Liguria, il colosso della grande distribuzione che ha pagato le difficoltà logistiche legate al crollo del ponte Morandi, ma che è anche azionista all'1,8% di Banca Carige.
E invece non drammatizza. "In effetti i flussi commerciali nel Ponente sono stati stravolti - dice - . Il nostro ipermercato della Valpolcevera, che da solo fatturava 87 milioni di euro l'anno, ha perso il 10% nei mesi più duri dopo il crollo. Però Genova non è una città in ginocchio". E la Carige? "Paradossalmente la situazione ora è migliore rispetto a fine anno, perché c'è una governance più stabile". Dopo tanti allarmi che hanno rischiato di affondare l'immagine di Genova nel mondo, i dati sulle presenze di turisti in città non sono da buttare via: fino a novembre l'aumento annuo dei pernottamenti è stato del 2,9% (+4,2% di stranieri), in una regione che ha perso invece il 2,4%. Frena il porto, che dopo dieci anni di crescita (+65%) ha chiuso il 2018 con un -2 per cento. Nei prossimi mesi, gli effetti positivi della nuova viabilità dovrebbero migliorare questo risultato. Poi c'è la Carige, che non è certo un fulmine a ciel sereno.
L'informativa "riservatissima" e "urgentissima" di Bankitalia che intimava di vendere il settore assicurativo e di aumentare il capitale è della fine del 2013, ma nessuno la prese in considerazione. Il peccato originale che ha portato al disastro risale agli anni '90, quando la politica, invece di esercitare il suo potere di controllo e regolazione, preferì fare piccolo cabotaggio e mediare fra interessi di singoli. E questo vale sia per il centrosinistra guidato da Claudio Burlando, sia per l'amministrazione di centrodestra capitanata da Sandro Biasotti. Come osserva Luca Beltrametti, ordinario di Politica economica all'Università di Genova, "alcune parti del mondo imprenditoriale hanno ritenuto che fosse più facile dialogare con la politica piuttosto che confrontarsi con le forze di mercato". La banca dei liguri era diventata la banca di "alcuni" liguri. Quella contiguità territoriale che avrebbe dovuto assicurare una gestione più oculata è sfociata in collusione. E qui la sfortuna non c'entra affatto.