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(ansa)

Migranti della Sea Watch in Italia, la doppia sconfitta di Salvini

La decisione di Conte di accogliere in Italia una quota dei migranti sbarcati a Malta mette in discussione la dottrina del leader leghista sull'accoglienza zero. E stabilisce una linea di comando politico che non ha come ultima istanza il Viminale. L'incidente per il governo gialloverde è serio
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A Matteo Salvini non capitava da tempo di sentirsi addosso il marchio della sconfitta. Invece è successo, sulla vicenda Sea Watch, e per il leader della Lega è uno smacco doppio. Non solo la decisione di Conte di accogliere in Italia una quota dei migranti sbarcati a Malta mette in discussione la dottrina Salvini sull'accoglienza zero, ma soprattutto per la prima volta stabilisce una linea di comando politico che non ha come ultima istanza il Viminale. Nel patto tacito tra Lega e M5S - io approvo le tue cose, tu le mie e ognuno porta a casa quel che vuole - Salvini non ha mai tollerato intromissioni sulle materie che reputa di sua competenza politica prima ancora che ministeriale. Il premier di fatto era Salvini.

Per la prima volta Conte ha dato prova che Palazzo Chigi non è solo una identità toponomastica e ha trattato la soluzione del caso Sea Watch sfidando i veti del Viminale e ristabilendo una governance fin qui mai rispettata. La reazione scompos…
A Matteo Salvini non capitava da tempo di sentirsi addosso il marchio della sconfitta. Invece è successo, sulla vicenda Sea Watch, e per il leader della Lega è uno smacco doppio. Non solo la decisione di Conte di accogliere in Italia una quota dei migranti sbarcati a Malta mette in discussione la dottrina Salvini sull'accoglienza zero, ma soprattutto per la prima volta stabilisce una linea di comando politico che non ha come ultima istanza il Viminale. Nel patto tacito tra Lega e M5S - io approvo le tue cose, tu le mie e ognuno porta a casa quel che vuole - Salvini non ha mai tollerato intromissioni sulle materie che reputa di sua competenza politica prima ancora che ministeriale. Il premier di fatto era Salvini.

Per la prima volta Conte ha dato prova che Palazzo Chigi non è solo una identità toponomastica e ha trattato la soluzione del caso Sea Watch sfidando i veti del Viminale e ristabilendo una governance fin qui mai rispettata. La reazione scomposta del ministro dell'Interno, che chiede un chiarimento immediato evocando il rischio di una crisi di governo, dà la misura del rovescio subìto. E testimonia una volta di più quanto fragile sia un'alleanza basata non su una sintesi di programmi ma su una mera giustapposizione, dove ognuno - direbbe Salvini - si sente padrone a casa sua, come se non esistesse una governo con ruoli e gerarchie.

Per il Capitano la beffa finale è aver incassato il colpo proprio mentre si esibiva in coppia con il leader polacco Kaczynski, gemello di intolleranze sociali e futuro alleato di una vagheggiata nuova Europa con il timbro dell'ultradestra sovranista. Un asse il cui unico vero collante è il volto feroce contro i migranti, dato che i governi e i partiti presunti alleati della Lega si sono sfilati in un attimo quando si è trattato di discutere sui conti pubblici messi a rischio dalla manovra. L'incidente per il governo gialloverde è serio. E il suo orizzonte, già incupito da una lunga serie di divisioni, oggi appare ancora più corto.