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 Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede 

Il ministro Bonafede nel b-movie su Battisti

Il guardasigilli avrebbe dovuto fermare l’ignobile sceneggiata a Ciampino con Battisti e invece l’ha immortalata in un video
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Era difficile, d'accordo, indovinare la formula giusta per realizzare una pessima idea come la trasformazione in uno spot propagandistico della semplice traduzione in carcere di un latitante. Pessima non solo come scelta politica, ma anche come gesto di un uomo di governo che ignora l'obbligo di adottare "le opportune cautele per proteggere i soggetti tradotti dalla curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità" (articolo 42 bis, comma 4 della legge sull'ordinamento penitenziario) e anzi fa spavaldamente il contrario. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede avrebbe dunque dovuto porre il veto all'ignobile sceneggiata di Ciampino, e invece ha addirittura deciso di immortalarla in un video. Scegliendo, tra i tanti format a disposizione, quello del filmino matrimoniale. 
 
Bonafede - che è arrivato a indossare il giaccone della Polizia penitenziaria in una patetica imitazione di Salvini che rende plateale la sudditanz…
Era difficile, d'accordo, indovinare la formula giusta per realizzare una pessima idea come la trasformazione in uno spot propagandistico della semplice traduzione in carcere di un latitante. Pessima non solo come scelta politica, ma anche come gesto di un uomo di governo che ignora l'obbligo di adottare "le opportune cautele per proteggere i soggetti tradotti dalla curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità" (articolo 42 bis, comma 4 della legge sull'ordinamento penitenziario) e anzi fa spavaldamente il contrario. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede avrebbe dunque dovuto porre il veto all'ignobile sceneggiata di Ciampino, e invece ha addirittura deciso di immortalarla in un video. Scegliendo, tra i tanti format a disposizione, quello del filmino matrimoniale. 
 
Bonafede - che è arrivato a indossare il giaccone della Polizia penitenziaria in una patetica imitazione di Salvini che rende plateale la sudditanza culturale dei grillini allo sceriffo leghista - era così inspiegabilmente fiero di aver fatto parte del primo comitato d'accoglienza organizzato per il ritorno in patria di un assassino, che dopo aver recitato la sua parte in una sceneggiata dalla chiara regia salviniana ha fatto confezionare un filmatino da incorniciare nella sua pagina Facebook ("Il racconto di una giornata che difficilmente dimenticheremo!") scegliendo lui stesso la musica di sottofondo - come faceva vent'anni fa, quando faceva il disc jockey nella discoteca Exstasy di Mazara del Vallo. 
 
Ora, come sa chiunque ne sia stato coinvolto, sia pure come semplice spettatore, il filmino matrimoniale prevede tre personaggi-chiave: la sposa, lo sposo e il celebrante. In quello di Bonafede si capisce subito che la parte della sposa è toccata - nonostante la barba e la pancetta - a Cesare Battisti, di cui vengono subito proposte le immagini in bianco e nero scattate alla vigilia della cerimonia, con il clic sonoro della reflex. Lo sposo sarebbe Salvini, ma il filmato lo ignora platealmente e il suo volto si vede solo per qualche secondo. A se stesso, il ministro ha invece assegnato il ruolo del celebrante, che interrompendo la musica di sottofondo pronuncia con impacciata solennità la sua formula di rito: "Battisti varcherà la soglia del carcere, e a quel punto sconterà finalmente la pena per tutti i reati che ha commesso". 
 
Il resto c'è tutto: l'attesa davanti all'altare (la pensilina dell'aeroporto militare), la foto ricordo con i testimoni (gli agenti della polizia penitenziaria), la corsa nell'auto ufficiale verso il ricevimento (a Rebibbia). Manca lo scambio delle fedi, sostituito dal prelievo delle impronte digitali. In compenso c'è una conclusione a sorpresa: al posto della macchina degli sposi che parte tirandosi dietro un grappolo di barattoli legati al paraurti, si vede Battisti di nuovo sull'aereo e poi il jet che decolla. E questo finale, che vorrebbe essere il tocco di finezza di chi voleva imitare l'inversione della continuità temporale di cui era maestro Sergio Leone, appare vagamente inquietante a chi ricorda che già una volta l'arresto del terrorista fu seguito da un'evasione. E risulta, dunque, l'imitazione infelice di un imitatore pasticcione.