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Londra, la Camera dei Comuni respinge la mozione di sfiducia contro Theresa May (afp)

Brexit, un favore ai populisti

L’ipotesi di un rinvio dell’uscita del Regno Unito dalla Ue potrebbe avere pesanti conseguenze di lungo termine. A maggio infatti gli europei eleggeranno il loro Parlamento. Se i deputati britannici dovessero restare, la maggioranza politica potrebbe cambiare a favore degli euroscettici
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Nel momento di massima confusione sulla Brexit, quando tutte le opzioni sono aperte, l'Europa riscopre la sua vena di pensiero schizofrenico. Mentre i governi francese e tedesco convocano riunioni di emergenza per prepararsi a una uscita della Gran Bretagna senza accordo, i mercati portano in alto la sterlina nella speranza che la bocciatura del piano presentato da Theresa May preluda a un nuovo referendum che cancelli la decisione di lasciare la Ue. Tutto sembra possibile. Gli euroscettici lanciano appelli affinché la volontà popolare espressa dai cittadini inglesi due anni e mezzo fa non venga rimessa in discussione. Gli europeisti più convinti chiedono che si vada nuovamente a votare e si compiacciono della possibilità che il Regno Unito torni sui propri passi e resti nell'Unione europea.

In questo quadro caotico, l'unica opzione che appare probabile è che si vada verso un rinvio della scadenza fissata il 29 marzo per l'uscita del…
Nel momento di massima confusione sulla Brexit, quando tutte le opzioni sono aperte, l'Europa riscopre la sua vena di pensiero schizofrenico. Mentre i governi francese e tedesco convocano riunioni di emergenza per prepararsi a una uscita della Gran Bretagna senza accordo, i mercati portano in alto la sterlina nella speranza che la bocciatura del piano presentato da Theresa May preluda a un nuovo referendum che cancelli la decisione di lasciare la Ue. Tutto sembra possibile. Gli euroscettici lanciano appelli affinché la volontà popolare espressa dai cittadini inglesi due anni e mezzo fa non venga rimessa in discussione. Gli europeisti più convinti chiedono che si vada nuovamente a votare e si compiacciono della possibilità che il Regno Unito torni sui propri passi e resti nell'Unione europea.

In questo quadro caotico, l'unica opzione che appare probabile è che si vada verso un rinvio della scadenza fissata il 29 marzo per l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea. Questa soluzione appare obbligata sia in caso di nuove elezioni politiche, sia nell'eventualità che si voglia organizzare un referendum popolare sull'accordo di divorzio bocciato dal Parlamento, sia che il governo di Londra cerchi di riaprire la trattativa con la Ue. E in ogni modo non si vede chi, sulle due rive della Manica, potrebbe avere interesse a rispettare la scadenza del 29 marzo precipitando la Gran Bretagna e l'Europa verso la catastrofe di una hard Brexit, cioè di un'uscita senza accordo. In fondo a Bruxelles esiste una consolidata tradizione di grandi crisi risolte a colpi di rinvii, e di vertici controversi sbloccati fermando le lancette dell'orologio per proseguire i negoziati a oltranza, ben oltre la scadenza prevista per una decisione.

Ma, nel caso della Brexit, anche l'ipotesi di un rinvio potrebbe avere pesanti conseguenze di lungo termine, e non solo per quanto riguarda la permanenza o meno del Regno Unito nella Ue. A maggio, infatti, gli europei saranno chiamati a eleggere il loro Parlamento. E sarà, o almeno avrebbe dovuto essere, un Parlamento senza deputati del Regno Unito, visto che per quella data Londra avrebbe dovuto essere fuori dall'Ue. Dei 73 seggi che spettavano ai britannici, 46 sono stati aboliti e 27 redistribuiti tra gli altri Stati membri. L'Italia ne dovrebbe avere tre in più.

Tuttavia è evidente che, se il rinvio della Brexit si prolungasse anche solo di qualche mese, nessuno potrebbe negare ai cittadini inglesi il diritto di eleggere i propri rappresentanti al Parlamento europeo visto che, al momento delle elezioni, faranno ancora parte della Ue. Secondo alcuni si potrebbe trattare di una soluzione temporanea, fino al compimento della Brexit. Tuttavia è proprio nei suoi primi mesi di legislatura che il Parlamento europeo assolve al suo compito più importante: eleggere il presidente della Commissione e confermare i singoli commissari del collegio. E queste scelte vengono fatte in base alla maggioranza politica che si sarà venuta a creare nell'assemblea.

Ora il problema è proprio che, se i deputati britannici dovessero restare in Parlamento, la maggioranza politica potrebbe cambiare radicalmente a favore di partiti populisti e comunque anti-Ue.

Nel Parlamento uscente siedono 24 deputati dello Ukip, il partito populista di Nigel Farage che si batte per la Brexit e che sta nello stesso gruppo del M5S. Se la Brexit dovesse slittare, o magari addirittura essere sottoposta a un nuovo referendum, si può ben immaginare che il partito di Farage, in nome della secessione tradita, farebbe un pieno di voti addirittura superiore a quello della passata legislatura.

Sempre sul fronte euroscettico si dovrebbero contare i venti deputati del Partito conservatore che oggi siedono a Strasburgo nello stesso gruppo dei nazionalisti polacchi di Jaroslaw Kaczy?ski (quello corteggiato da Salvini).

Ora in un Parlamento che, secondo i sondaggi, vedrà comunque una forte crescita dei partiti populisti e sovranisti, l'arrivo di 40-50 deputati britannici che si schierano sul fronte anti-Ue potrebbe alterare in modo decisivo gli equilibri politici. E potrebbe costringere il Ppe, che sarà comunque il partito di maggioranza relativa, ad abbandonare ogni alleanza con i socialisti e i liberali e a negoziare un accordo con le destre anti-Ue. Tutto questo, evidentemente, avrebbe riflessi pesanti sulla scelta del presidente della Commissione europea anche nel caso che, dopo qualche mese, i deputati inglesi dovessero lasciare il Parlamento.

Nella leggera schizofrenia europea, gli europeisti che auspicano un rinvio della Brexit, e magari la sua cancellazione, rischiano dunque di essere penalizzati dall'avverarsi dei loro desideri. Mentre gli anti-europei che, come Grillo, chiedono una Brexit dura e immediata, potrebbero perdere un'occasione storica per conquistare più spazio in Europa.