Gattuso a testa alta, ma ora al Milan serve il quarto posto
Gianni Mura , di GIANNI MURARossoneri battuti in Supercoppa da un gol di Ronaldo. I 22 punti di distanza in campionato dalla Juve non si sono visti a Gedda, complice anche la condizione fisica non ottimale delle due squadre
Poco di tutto. Poche emozioni, poco spettacolo, poche parate, pochi gol (uno solo, di CR7, tanto per cambiare). Poca Juve, ma presente quanto basta per portarsi a casa l'ottava Supercoppa, lasciando il Milan a quota 7. A Gedda faceva abbastanza caldo, che forse ha influito, ma più ancora credo abbia influito la seconda partita dopo la sosta invernale. Né Juve né Milan erano nelle condizioni migliori.
S'è capito nel primo tempo, quando il Milan ha badato soprattutto a difendersi, col suo 4-3-3 riattato a 4-5-1, e la Juve ha attaccato sì, ma senza la velocità, la lucidità e la fame di altre volte. Come se tutti pensassero la stessa cosa: tanto, prima o poi, un gol lo facciamo. Pensiero poi trasformato in risultato da un'inzuccatina di CR7, liberato da Pjanic. Donnarumma, che forse s'aspettava una deviazione più robusta e angolata, ha il pallone a poca distanza dal braccio sinistro, ma non si muove. Ronaldo è…
S'è capito nel primo tempo, quando il Milan ha badato soprattutto a difendersi, col suo 4-3-3 riattato a 4-5-1, e la Juve ha attaccato sì, ma senza la velocità, la lucidità e la fame di altre volte. Come se tutti pensassero la stessa cosa: tanto, prima o poi, un gol lo facciamo. Pensiero poi trasformato in risultato da un'inzuccatina di CR7, liberato da Pjanic. Donnarumma, che forse s'aspettava una deviazione più robusta e angolata, ha il pallone a poca distanza dal braccio sinistro, ma non si muove. Ronaldo è…
Poco di tutto. Poche emozioni, poco spettacolo, poche parate, pochi gol (uno solo, di CR7, tanto per cambiare). Poca Juve, ma presente quanto basta per portarsi a casa l'ottava Supercoppa, lasciando il Milan a quota 7. A Gedda faceva abbastanza caldo, che forse ha influito, ma più ancora credo abbia influito la seconda partita dopo la sosta invernale. Né Juve né Milan erano nelle condizioni migliori.
S'è capito nel primo tempo, quando il Milan ha badato soprattutto a difendersi, col suo 4-3-3 riattato a 4-5-1, e la Juve ha attaccato sì, ma senza la velocità, la lucidità e la fame di altre volte. Come se tutti pensassero la stessa cosa: tanto, prima o poi, un gol lo facciamo. Pensiero poi trasformato in risultato da un'inzuccatina di CR7, liberato da Pjanic. Donnarumma, che forse s'aspettava una deviazione più robusta e angolata, ha il pallone a poca distanza dal braccio sinistro, ma non si muove. Ronaldo è solissimo, unico grave errore dei due centrali milanisti che per il resto hanno lasciato poco a CR7 e nulla a Dybala, ma in ritardo anche Rodriguez che lascia a Pjanic tutto il tempo per calibrare il passaggio.
Quanto contribuisce alla tranquillità della Juve vedere Higuain in panchina? E perché stava in panchina? Febbre o altro? Si saprà presto. Quando Gattuso decide di impiegarlo nel tentativo di raddrizzare la partita con un rischioso ma inevitabile 4-2-4, l'espulsione di Kessié (solo colpa sua) rovina tutto. Ma anche gli ultimi minuti, col Milan in 10 ad attaccare e la Juve in 11 a difendersi, chiamano in causa lo stato di forma. Sarebbe assurdo attribuire la paura di vincere a una squadra che non fa altro che vincere. Anche quando non riempie gli occhi, questa è la sua forza e si sapeva già, Gedda è solo una conferma.
Una clamorosa traversa di Cutrone sullo 0-0 dice che le cose potevano andare diversamente, forse. Cutrone è stato bravo, ha impegnato da solo la difesa, scarso l'apporto dei farfalloni Castillejo e Çalhanoglu. Per com'è messo, il Milan ha fatto un po' più del previsto. I 22 punti di distanza in campionato non si sono notati, Gattuso e suoi escono con dignità, ma battuti. Per salvare la stagione resta un quarto posto non facile da conquistare. Banti non ha concesso due rigori che sembravano evidenti: uno alla Juve (mani di Zapata) sullo 0-0, uno al Milan (Emre Can affossa Conti) nel convulso finale. Entrambe le volte con la benedizione del Var, puntuale anche nei due gol in fuorigioco di Matuidi e Dybala, quindi non si discute. Oppure si può discutere, ma non serve a nulla.
S'è capito nel primo tempo, quando il Milan ha badato soprattutto a difendersi, col suo 4-3-3 riattato a 4-5-1, e la Juve ha attaccato sì, ma senza la velocità, la lucidità e la fame di altre volte. Come se tutti pensassero la stessa cosa: tanto, prima o poi, un gol lo facciamo. Pensiero poi trasformato in risultato da un'inzuccatina di CR7, liberato da Pjanic. Donnarumma, che forse s'aspettava una deviazione più robusta e angolata, ha il pallone a poca distanza dal braccio sinistro, ma non si muove. Ronaldo è solissimo, unico grave errore dei due centrali milanisti che per il resto hanno lasciato poco a CR7 e nulla a Dybala, ma in ritardo anche Rodriguez che lascia a Pjanic tutto il tempo per calibrare il passaggio.
Quanto contribuisce alla tranquillità della Juve vedere Higuain in panchina? E perché stava in panchina? Febbre o altro? Si saprà presto. Quando Gattuso decide di impiegarlo nel tentativo di raddrizzare la partita con un rischioso ma inevitabile 4-2-4, l'espulsione di Kessié (solo colpa sua) rovina tutto. Ma anche gli ultimi minuti, col Milan in 10 ad attaccare e la Juve in 11 a difendersi, chiamano in causa lo stato di forma. Sarebbe assurdo attribuire la paura di vincere a una squadra che non fa altro che vincere. Anche quando non riempie gli occhi, questa è la sua forza e si sapeva già, Gedda è solo una conferma.
Una clamorosa traversa di Cutrone sullo 0-0 dice che le cose potevano andare diversamente, forse. Cutrone è stato bravo, ha impegnato da solo la difesa, scarso l'apporto dei farfalloni Castillejo e Çalhanoglu. Per com'è messo, il Milan ha fatto un po' più del previsto. I 22 punti di distanza in campionato non si sono notati, Gattuso e suoi escono con dignità, ma battuti. Per salvare la stagione resta un quarto posto non facile da conquistare. Banti non ha concesso due rigori che sembravano evidenti: uno alla Juve (mani di Zapata) sullo 0-0, uno al Milan (Emre Can affossa Conti) nel convulso finale. Entrambe le volte con la benedizione del Var, puntuale anche nei due gol in fuorigioco di Matuidi e Dybala, quindi non si discute. Oppure si può discutere, ma non serve a nulla.