Il triste baciamano a Salvini
Attilio Bolzoni , di ATTILIO BOLZONIPer ritrovare scene di tripudio come quella di Afragola, ma anche di ubbidienza e arrendevolezza, bisogna tornare al tempo di Gava
Se avesse avuto l’anello al mignolo — magari un brillantino — sarebbe stato perfetto. Un baciamano classico, di quelli che noi che veniamo da giù abbiamo visto fin da bambini nelle piazze di ogni paese della Sicilia e in verità di tutto il Sud italiano. A volte era silenzioso e quasi discreto, altre volte più ostentato e accompagnato da un sussurro ruffiano: «Servo suo». Ma di cosa stiamo parlando? Che c’entra la “tradizione” con quel piccolo grande gesto di sottomissione al quale si è assoggettato pubblicamente (proprio davanti a tutti, in mezzo alla folla festante) un napoletano di Afragola, periferia napoletana che solo alcuni anni fa per il beneficiario della menzionata sudditanza era la “Terronia” più disgraziata? C’entra tutto e c’entra niente.
Il brillantino mancava ma in compenso il ministro dell’Interno Matteo Salvini aveva addosso una bella divisa blu dell…
Se avesse avuto l’anello al mignolo — magari un brillantino — sarebbe stato perfetto. Un baciamano classico, di quelli che noi che veniamo da giù abbiamo visto fin da bambini nelle piazze di ogni paese della Sicilia e in verità di tutto il Sud italiano. A volte era silenzioso e quasi discreto, altre volte più ostentato e accompagnato da un sussurro ruffiano: «Servo suo». Ma di cosa stiamo parlando? Che c’entra la “tradizione” con quel piccolo grande gesto di sottomissione al quale si è assoggettato pubblicamente (proprio davanti a tutti, in mezzo alla folla festante) un napoletano di Afragola, periferia napoletana che solo alcuni anni fa per il beneficiario della menzionata sudditanza era la “Terronia” più disgraziata? C’entra tutto e c’entra niente.
Il brillantino mancava ma in compenso il ministro dell’Interno Matteo Salvini aveva addosso una bella divisa blu della Polizia di Stato, quella che a molti di noi italiani piace tanto ma che da alcuni — e proprio da quelle parti — non è mai stata particolarmente amata. Però la indossava lui, il Matteo più popolare del momento, così apprezzato ad Afragola con tutti che lo chiamavano e lo invocavano (“ministrooo... ministroo..”) e poi quel gesto fulmineo dell’uomo che gli afferra la mano sinistra e la bacia. Servo suo.
Per ritrovare scene di tripudio così superbo, ma anche di ubbidienza e arrendevolezza, bisogna tornare molto indietro nel tempo. E se poi parliamo di ministri dell’Interno campani — coloro i quali devono garantire l’ordine pubblico e la sicurezza nel Paese — ci viene in mente solo don Antonio, Antonio Gava, un grande vecchio napoletano che era venerato pure ad Afragola. Fra i due, Gava e Salvini, la differenza però c’è: il primo aveva il brillantino al dito, il secondo la divisa da poliziotto. Sono passati trent’anni, un’altra Italia, un altro mondo. Ma la musica è sempre la stessa.
Chissà che sarà passato per le mente di Salvini quando l’uomo gli ha poggiato le labbra fra le nocche della mano? Chissà se sarà stato felice per tanto affetto e devozione oppure — visto che pubblica tutto su twitter ma ha rilanciato il bagno di folla senza la baciata — se avrà provato imbarazzo per l’atto estremo? E mentre quello s’inginocchiava quegli altri continuavano a gridare “Matteo... Matteo” e poi sempre più forte “Matteo non farci più pagare la scorta a Saviano”. In adorazione per un ministro dell’Interno a cui chiedono di sottrarre protezione a uno scrittore minacciato dalla camorra. Al fianco però di un ministro dell’Interno che ha consensi in ambienti “noti” in Campania e che comunque urla anche ad Afragola che “la camorra fa schifo”.
Quanti giochi di parole s’incrociano con quel baciamano. Quanti riflessi di specchi confondono ormai la realtà in un Sud che accetta lo slogan “la camorra fa schifo” perché non fa male a nessuno né lì e né altrove, dire o scrivere che la mafia è una montagna di sterco costa niente, parlare di voti e da dove quei voti provengono è un po’ più complicato.Fino a quando continueremo ad accontentarci degli spot, sulla nostra strada incontreremo tanti altri baciamano e tantissimi altri italiani del Sud che chiederanno a un ministro dell’Interno come Salvini di fare il suo dovere: strapazzare Saviano e strombazzare ai quattro venti che la camorra fa schifo, genuflettersi a uno che sino a ieri l’altro tifava per il Vesuvio, riconoscersi in lui perché — tanto lo sanno, e lo sanno bene — che uno così non farà neanche il solletico alla camorra o alla mafia vera.