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(ansa)

Brexit, le due strade dei laburisti

Il momento decisivo per Corbyn è ora. Si vedrà se sarà in grado di guidare una maggioranza trasversale che prepari un secondo referendum
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Nelle prossime settimane la Gran Bretagna ha di fronte una rigida scelta binaria. Non è il ricatto posto in termini fuorvianti dal primo ministro Theresa May: il mio accordo o nessun accordo. Né la scelta improbabile che il leader del partito laburista Jeremy Corbyn continua a pretendere, opponendo la cattiva Brexit di May alla sua, molto migliore. La vera scelta che incombe sul paese prima del B-day ( al momento il 29 marzo) è questa: Brexit alla cieca o intervallo democratico. Nel momento in cui il parlamento riprende il controllo è urgente per il bene del paese che i principali esponenti dell’opposizione laburista, assieme ai parlamentari di tutti i partiti, portino la Gran Bretagna all’intervallo. Per intervallo intendo una pausa di riflessione democratica, in vista di un secondo referendum, in cui i britannici stabiliscano quale sia il modo più opportuno di affrontare i problemi reali che hanno contribuito al voto a favore della…
Nelle prossime settimane la Gran Bretagna ha di fronte una rigida scelta binaria. Non è il ricatto posto in termini fuorvianti dal primo ministro Theresa May: il mio accordo o nessun accordo. Né la scelta improbabile che il leader del partito laburista Jeremy Corbyn continua a pretendere, opponendo la cattiva Brexit di May alla sua, molto migliore. La vera scelta che incombe sul paese prima del B-day ( al momento il 29 marzo) è questa: Brexit alla cieca o intervallo democratico. Nel momento in cui il parlamento riprende il controllo è urgente per il bene del paese che i principali esponenti dell’opposizione laburista, assieme ai parlamentari di tutti i partiti, portino la Gran Bretagna all’intervallo. Per intervallo intendo una pausa di riflessione democratica, in vista di un secondo referendum, in cui i britannici stabiliscano quale sia il modo più opportuno di affrontare i problemi reali che hanno contribuito al voto a favore della Brexit nel 2016, quale paese vogliono davvero e se la Gran Bretagna possa far meglio all’esterno o all’interno dell’Ue. In questo senso l’Ue a 27 estenderà l’articolo 50, concedendo al Regno Unito il tempo necessario. 
 
Tutte le altre opzioni — accordo di May, nessun accordo, unione doganale, Norvegia plus, Canada plus, Mercato comune 2.0, chiamatelo come volete — sono solo varianti della Brexit alla cieca. Così si fa chiarezza su una situazione che potrebbe sembrare altrimenti il caos totale. In tutte queste varianti la vera portata della Brexit verrebbe stabilita solo nel corso di un negoziato pluriennale, successivamente all’uscita del Regno Unito dall’Ue. E una volta usciti, si è fuori. Indipendentemente dagli obiettivi fissati dal governo britannico — e sia il governo che gli obiettivi potrebbero cambiare — la Gran Bretagna si troverebbe a negoziare partendo da una posizione ancor più debole di quella attuale. Come ha fatto presente Sir Ivan Rogers, ex rappresentante permanente del Regno Unito presso la Ue, sarebbe un negoziato ‘più difficile di quanto sperimentato finora’. 
 
Andare al potere in questa situazione per un governo laburista significherebbe ritrovarsi come uno spazzino che deve raccogliere lo sterco di cavallo sulla strada su cui è passata una caccia alla volpe guidata dai Tory. Ben presto l’opinione pubblica darebbe la colpa al Labour, invece che alla ‘Tory Brexit’. Una delle idee deliranti che tuttora frullano a Westminster è che una volta ‘fatta la Brexit’ la Gran Bretagna possa tornare rapidamente a occuparsi dei suoi problem reali, come gli alloggi, la sanità e la scuola. La Brexit non sarà ‘fatta’ per un decennio e il costo economico, anche dell’opzione più soft, lascerà meno fondi a disposizione dei servizi pubblici già sotto pressione. Le persone più colpite saranno gli elettori del partito laburista appartenenti ai ceti popolari. 
Ecco qual’è la scelta che si pone al partito laburista. L’intervento più recente di Corbyn si è mantenuto all’insegna deprimente della negazione e del diversivo: eleggere un governo laburista per negoziare una Brexit migliore, ma il vero problema è una maggioranza sofferente, impoverita da un’élite rapace. È la solita pretesa di avere la botte piena e la moglie ubriaca, in questo caso di vino rosso. Entro le prossime due settimane la scelta diventerà realtà. 
 
Il momento decisivo per Corbyn arriva ora, dopo la prevedibile bocciatura dell’accordo May in parlamento e l’altrettanto prevedibile bocciatura della mozione di sfiducia proposta dal partito laburista. Se Corbyn riuscirà a superare i propri istinti di Lexiteer (Brexiteer di sinistra) il Labour sarà in grado di guidare una maggioranza parlamentare trasversale, che sottoponga di nuovo la questione al giudizio popolare in un secondo referendum preparato a dovere. Il governo avrà l’onere di rispettare la volontà del parlamento e di varare le norme necessarie. Se si rifiuta, o se ne dimostra incapace, allora sarà il parlamento stesso a dover assumere il controllo ancor più deciso del processo. Come effetto collaterale positivo si avrà un freno allo strapotere tuttora esercitato dell’esecutivo ( la cosiddetta ‘Corona in parlamento’ ) dando vita a un equilibrio più moderno e democratico tra potere legislativo ed esecutivo. Il metodo stesso usato per arrivare a un secondo referendum ne avrà già dimostrato una caratteristica di fondamentale importanza, ossia che non è semplicemente una ripetizione del primo. Non è espressione delle elite blairiste, metropolitane e progressiste che invitano il popolo ignorante a tornare alle urne finché non dà la risposta giusta. No, rientra in un processo molto più ampio — forse comprensivo di una assemblea dei cittadini, come proposto in un recente editoriale del Guardian — rappresenta cioè una risposta positiva e democratica al voto a favore della Brexit. Se questa frase nominale non suona troppo blairista alle orecchie corbyniste: duri contro la Brexit, duri contro le cause della Brexit. 
 
Questo processo dunque riguarderà sia la comprensione delle reali cause del voto pro Brexit e il modo di affrontarle, che il rapporto del Regno Unito con l’Ue. Il nuovo voto popolare sarà quindi un referendum sulla Gran Bretagna — sul paese che i britannici pensano di essere e vogliono essere e sul modo migliore per centrare l’obiettivo. Per il partito laburista capire qual’è la vera scelta binaria — Brexit alla cieca o intervallo democratico — e optare decisamente per il secondo sarebbe la cosa migliore per tutto il paese e per l’Europa, tra l’altro una decisione ben accetta anche alla gran maggioranza dei membri e dei sostenitori del partito laburista, e ulteriore causa di divisione all’interno dei conservatori. 
Non sottovaluto affatto le difficoltà che costellano il cammino. Non esiste nessuna via d’uscita valida dal pasticcio in cui si è infilata la Gran Bretagna. Ma questa via è la meno peggio e comporta possibilità inattese di rinnovamento democratico e nazionale. È proprio il caso che il partito laburista la scelga, oppure il partito stesso, il paese e il nostro continente rimpiangeranno la perduta opportunità per sempre. 
Traduzione di Emilia Benghi