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(afp)

La perestrojka d'Occidente

Ricade sui media la grande responsabilità di riportare con simpatia immaginativa la frustrazione di chi viene dimenticato dalla società
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Trent'anni fa camminando per le strade dell'Europa centrale, colme di speranza, sono stato testimone dell'effetto dirompente di una politica riformista sovietica chiamata perestrojka, che avrebbe portato alle rivoluzioni di velluto del 1989. Quest'ultimo anno l'ho passato nei corridoi del Parlamento britannico, negli uffici governativi dell'Europa occidentale e nella sede centrale di Facebook, nella Silicon Valley. Perché adesso è l'Occidente che ha bisogno della perestrojka.

L'idea mi è venuta in un ufficio del campus di Facebook a Menlo Park, assistendo alle discussioni tra gli addetti ai lavori per stabilire cosa sia lecito mettere sotto gli occhi di due miliardi di persone di tutto il mondo sulla piattaforma mediatica (una discussione riguardava le precise circostanze in cui i capezzoli femminili potevano restare visibili, un'altra verteva sulla definizione di "personaggio pubblico"). Ero stato invitato ad assiste…
Trent'anni fa camminando per le strade dell'Europa centrale, colme di speranza, sono stato testimone dell'effetto dirompente di una politica riformista sovietica chiamata perestrojka, che avrebbe portato alle rivoluzioni di velluto del 1989. Quest'ultimo anno l'ho passato nei corridoi del Parlamento britannico, negli uffici governativi dell'Europa occidentale e nella sede centrale di Facebook, nella Silicon Valley. Perché adesso è l'Occidente che ha bisogno della perestrojka.

L'idea mi è venuta in un ufficio del campus di Facebook a Menlo Park, assistendo alle discussioni tra gli addetti ai lavori per stabilire cosa sia lecito mettere sotto gli occhi di due miliardi di persone di tutto il mondo sulla piattaforma mediatica (una discussione riguardava le precise circostanze in cui i capezzoli femminili potevano restare visibili, un'altra verteva sulla definizione di "personaggio pubblico"). Ero stato invitato ad assistere a questa riunione interna sulla policy dell'azienda in risposta all'ondata di critiche mosse a Facebook per aver involontariamente contribuito a diffondere l'istigazione al genocidio in Myanmar, gli abusi online sulle donne e la disinformazione russa tristemente nota per il ruolo avuto nelle elezioni americane del 2016. 

Facebook è una superpotenza privata e mi sono ritrovato a pensare che "questa è una fase di glasnost di Facebook" - intendendo per glasnost la trasparenza controllata che è stata l'altra nota dominante della politica del leader sovietico Mikhail Gorbaciov. E poi ho pensato: adesso ci vuole la perestrojka - ossia una fondamentale ristrutturazione del sistema. Così, assieme ad alcuni colleghi delle università di Oxford e Stanford ho cercato di individuare strategie che permettano a Facebook di migliorare la sua funzione di forum per la libertà di espressione e la democrazia. Rientrano tra i nostri suggerimenti controlli più efficaci per gli utenti, un'opera più intensiva di fact-checking per contrastare le fake news, un numero superiore di revisori di contenuti con competenza regionale e un organo di ricorso indipendente. 

In breve, sollecitiamo Facebook ad assumersi le sue resposabilità di pubblica piazza digitale internazionale e cerchiamo di individuare norme statali, di autoregolamentazione di tutti i settori industriali e misure specifiche per la piattaforma che, opportunamente associate, costituiscano un modello occidentale coerente per la libertà di espressione e la democrazia nell'era di internet. 

La perestrojka sovietica ha rappresentato un tentativo centralizzato di riformare il sistema comunista, ed è stato uno dei motivi per cui è fallita. Questa perestrojka dell'Occidente, invece, mira a ristrutturare la cooperazione pluralistica di molteplici gruppi di interesse, tra cui governi, Parlamenti, imprese, univeristà, Ong e singoli cittadini. 

Ovviamente le piattaforme internet sono solo a margine di un quadro ben più ampio. Ormai abbiamo un'idea chiara delle cause del fenomeno che si configura come una controrivoluzione anti-liberale a livello mondiale, sappiamo che risiedono in buona parte nell'arroganza del trionfalismo liberale post 1989. Abbiamo identificato i problemi; ora tocca affrontarli. 

La scorsa settimana ero alla Camera dei Comuni ad assistere alla titanica sconfitta dell'accordo sulla Brexit di Theresa May. È stato un momento importante dell'attività parlamentare. I nostri rappresentanti eletti si trovano confrontati con due logiche democratiche contrastanti: la democrazia diretta e la democrazia rappresentativa. Se siamo fortunati la Gran Bretagna uscirà da questo processo con un rapporto più chiaro tra governo, Parlamento e cittadini. 

Sull'altra sponda dell'Atlantico la presidenza di Donald Trump pone una sfida analoga ai meccanismi del sistema politico Usa. Ne uscirà rafforzato per aver affrontato la prova o crollerà per la tensione? 
Il capitalismo finanziarizzato diffusosi dopo il trionfo occidentale del 1989 ha causato livelli sorprendenti di ineguaglianza negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Solo l'azione combinata da parte delle imprese, del governo e della società civile può ovviare a questa ingiustizia con i mezzi di una società libera. 

Altrettanto impegnativa è la sfida posta dalla dimensione culturale del populismo. In questo caso ricade sui media la grande responsabilità di riportare con simpatia immaginativa la frustrazione dei dimenticati, degli individui ignorati dalle nostre società. Perché all'ineguaglianza di ricchezza si è aggunta "l'ineguaglianza di rispetto". Le nostre università , che attualmente rischiano di apparire come istituzioni che rafforzano il divario tra abbienti e non abbienti, devono individuare strategie migliori per contribuire a superarlo. 

Non da ultimo viene la tormentata alleanza transatlantica che un tempo chiamavamo "l'Occidente". Come attore geopolitico, l'Occidente transatlantico si è indebolito già a partire dalla scomparsa del suo comune nemico, l'Unione Sovietica. Considerando che, a quanto si dice, il presidente americano fantastica sull'uscita degli Usa dalla Nato, il problema si è fatto grave. Ancora una volta l'Occidente geopolitico non può limitarsi a proseguire secondo i soliti schemi. Ha bisogno a sua volta della perestrojka come risposta alla crisi sistemica. I lettori attenti a questo punto obietteranno: "Ma la perestrojka ha finito per distruggere il sistema che in teoria doveva salvare!". È vero, e dipende dal fatto che era un riassetto in stile sovietico, dall'alto verso il basso. La perestrojka democratica, pluralista dell'Occidente sarà diversa, e quindi ha migliori possibilità di successo. Ma non c'è nulla di prestabilito. Oggi, come 30 anni fa, tutto dipende dalla capacità dei singoli di cogliere l'opportunità offerta dalla crisi. 

Traduzione di Emilia Benghi