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(ansa)

Afghanistan, se gli Usa se ne vanno scenari ad alto rischio

Se i colloqui di pace tra Stati Uniti e talebani portassero davvero alla conclusione della lunga guerra nata dall'11 settembre sarebbe una svolta storica. Ma si lascerebbe il campo aperto a molte incognite
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Afghanistan addio; e dopo? Che cosa resterà della più lunga di tutte le guerre americane? (Oltre, ovviamente, alla tragica scia di vittime che ogni conflitto lascia dietro di sé). Per durata l'Afghanistan ha già superato da tempo la seconda guerra mondiale, il Vietnam, la Corea. In verità al 17esimo anno ha superato Vietnam e seconda guerra mondiale messe assieme. Anche se, almeno nel conteggio dei soli morti americani, il bilancio visto da Washington è una piccola frazione di quei due conflitti.

Se finisse davvero, sarebbe una svolta storica. I termini dell'accordo negoziato coi talebani riportano questo conflitto alla sua origine: l'11 settembre 2001, l'ospitalità-protezione data in Afghanistan a Osama Bin Laden e Al Qaeda, errore storico dei talebani che fino a quel momento potevano spadroneggiare impunemente a casa propria. Quel legame strettissimo - ideologico, politico, militare e logistico - fra i talebani e i re…
Afghanistan addio; e dopo? Che cosa resterà della più lunga di tutte le guerre americane? (Oltre, ovviamente, alla tragica scia di vittime che ogni conflitto lascia dietro di sé). Per durata l'Afghanistan ha già superato da tempo la seconda guerra mondiale, il Vietnam, la Corea. In verità al 17esimo anno ha superato Vietnam e seconda guerra mondiale messe assieme. Anche se, almeno nel conteggio dei soli morti americani, il bilancio visto da Washington è una piccola frazione di quei due conflitti.

Se finisse davvero, sarebbe una svolta storica. I termini dell'accordo negoziato coi talebani riportano questo conflitto alla sua origine: l'11 settembre 2001, l'ospitalità-protezione data in Afghanistan a Osama Bin Laden e Al Qaeda, errore storico dei talebani che fino a quel momento potevano spadroneggiare impunemente a casa propria. Quel legame strettissimo - ideologico, politico, militare e logistico - fra i talebani e i registi dell'11 settembre, spiega perché all'origine l'Afghanistan fu percepito come una guerra giusta, di legittima difesa. Ebbe coperture ampie dalla comunità internazionale, in sede Onu. L'America ottenne che scattasse l'articolo 5 del Patto atlantico, e gli alleati Nato diedero disciplinatamente il loro contributo. Perfino Russia e Cina offrirono appoggio politico e logistico.

L'America di Trump ora torna alla casella di partenza: si accontenta se i talebani garantiscono di non ospitare mai più terroristi in grado di colpire interessi Usa. All'interno dell'Afghanistan, facciano pure quel che vogliono. Questo non promette nulla di buono per i diritti umani (in particolare quelli delle donne), ma in fondo abbiamo perso da tempo l'illusione di "esportare democrazia" con le invasioni-occupazioni militari. Si ritorna quindi alla prima motivazione dell'intervento afgano, dopo 17 anni di "mission creep" che ne aveva allargato a dismisura le finalità. Per "mission creep", un termine che risale al Vietnam, si intende proprio il progressivo e strisciante dilatarsi di un'operazione militare, da un obiettivo iniziale limitato ad uno sempre più ampio e ambizioso.

In questo senso l'isolazionismo di America First dovrebbe essere salutato con approvazione in alcune zone del pianeta. Barack Obama fece meno di Trump per liberare il mondo dalle "ingerenze" Usa. Sotto Obama ci fu perfino - su richiesta del Pentagono - un iniziale aumento dele truppe Usa in Afghanistan, il "surge". Con l'illusione di sconfiggere definitivamente i talebani ed espellerli per sempre da quel paese.
Naturalmente restano le enormi incognite sull'esecuzione dell'accordo, molto legato al ruolo di mediazione del Pakistan, fino a ieri bollato dallo stesso Trump come il più infido di tutti gli alleati, e i cui servizi segreti hanno regolarmente addestrato e fomentato il terrore jihadista in particolare contro l'India. Il riconoscimento di un ruolo-chiave del Pakistan da parte di Washington crea qualche problema a Delhi, dove il premier Narendra Modi pensava di aver conquistato una partnership privilegiata con gli Stati Uniti, in chiave di contenimento della Cina e non solo.

Ma questo solleva un'altra questione ancora più ampia: se l'America "si ritira" dalle sue sfere d'influenza, altri riempiranno quei vuoti. Il Pakistan dal punto di vista economico è scivolato lentamente nell'orbita cinese, per effetto dei mega-investimenti in infrastrutture legati alle nuove Vie della Seta. Con dei contraccolpi inattesi e pesanti: l'eccessivo indebitamento legato proprio a quei progetti, ha costretto il Pakistan a bussare alla porta del Fondo monetario internazionale per evitare la bancarotta. La mediazione coi talebani rientra in un insieme di contropartite e di scambi più ampio.