La commedia dell’analisi costi-benefici sulla Torino-Lione va avanti ormai da otto mesi a suon di repliche sempre più stucchevoli. La peggiore, finora, il rifiuto opposto dal ministro Danilo Toninelli all’audizione del suo consulente Marco Ponti, capo della commissione che ha redatto il documento, da parte della Camera dei deputati. Iniziativa che già si potrebbe configurare come un’offesa alle prerogative dei rappresentanti dei cittadini eletti in Parlamento. Se non fosse per l’atmosfera grottesca che avvolge l’intera vicenda.
La faccenda comincia all’inizio di giugno dello scorso anno, quando il responsabile delle Infrastrutture Toninelli, fresco di giuramento al Quirinale, annuncia l’avvio di un’analisi costi-benefici a tappeto su tutte le opere pubbliche. Ovviamente, Torino-Lione compresa. Non trascorrono che poche ore e la sindaca di Torino Chiara Appendino, già in apprensione per il rumore di fondo che arriva …
La faccenda comincia all’inizio di giugno dello scorso anno, quando il responsabile delle Infrastrutture Toninelli, fresco di giuramento al Quirinale, annuncia l’avvio di un’analisi costi-benefici a tappeto su tutte le opere pubbliche. Ovviamente, Torino-Lione compresa. Non trascorrono che poche ore e la sindaca di Torino Chiara Appendino, già in apprensione per il rumore di fondo che arriva …
La commedia dell’analisi costi-benefici sulla Torino-Lione va avanti ormai da otto mesi a suon di repliche sempre più stucchevoli. La peggiore, finora, il rifiuto opposto dal ministro Danilo Toninelli all’audizione del suo consulente Marco Ponti, capo della commissione che ha redatto il documento, da parte della Camera dei deputati. Iniziativa che già si potrebbe configurare come un’offesa alle prerogative dei rappresentanti dei cittadini eletti in Parlamento. Se non fosse per l’atmosfera grottesca che avvolge l’intera vicenda.
La faccenda comincia all’inizio di giugno dello scorso anno, quando il responsabile delle Infrastrutture Toninelli, fresco di giuramento al Quirinale, annuncia l’avvio di un’analisi costi-benefici a tappeto su tutte le opere pubbliche. Ovviamente, Torino-Lione compresa. Non trascorrono che poche ore e la sindaca di Torino Chiara Appendino, già in apprensione per il rumore di fondo che arriva da quel pezzo di città preoccupato che tutto salti, spiega che «il dossier dovrebbe arrivare in due settimane». Che passano però invano. Anzi, di settimane ne passano addirittura venti, senza che nulla accada. Finché un bel giorno di novembre (il 9, per l’esattezza), ben quattro mesi dopo quella sballatissima previsione della sindaca, ecco risorgere Toninelli: «L’analisi-costi benefici sulla Tav è in avanzato stato di elaborazione».
Mentre le piazze dei SìTav si riempiono, c’è chi inizia a sospettare che quella roba sia soltanto una foglia di fico per tirare più in lungo possibile e mascherare i fortissimi dissidi con la Lega di Matteo Salvini. Forse con l’intento di mettere fine alle voci, il vicepremier Luigi Di Maio sentenzia allora il 7 dicembre: «Entro il mese la pubblichiamo». Una settimana dopo il nostro Paolo Griseri rivela che dei sei componenti della commissione Ponti ben cinque sono esperti apertamente contrari alla ferrovia veloce Torino-Lione. La sentenza sembrerebbe quindi già scritta.
Finisce l’anno di grazia 2018, e della fantomatica analisi nessuna notizia. Sarà colpa delle feste, vai a sapere. E infatti il 9 gennaio il professor Ponti, di cui sono note competenza e serietà, dichiara: «L’analisi costi-benefici è stata consegnata oggi al governo. Auspico che sia pubblicata il più presto possibile». Parole che spiazzano a tal punto Toninelli da far emettere tre ore dopo al ministero delle Infrastrutture una gelida precisazione: «È solo una bozza».
Mentre la “bozza” resta custodita nei cassetti del ministero, il 15 gennaio il professor Ponti si lascia andare alla seguente considerazione: «Servivano più tempo e più risorse. Ma la politica ha le sue esigenze e i suoi tempi e i tecnici fanno i salti mortali». Lasciando forse intendere che quell’analisi sarebbe da prendere con le molle. E a chi gli chiede di rivelarne i contenuti oppone un vincolo di riservatezza. Da allora in poi è un crescendo delirante di fatti e dichiarazioni. Spunta una contro analisi costi-benefici che Salvini sventola come la prova che l’opera s’ha da fare. Irrompe sulla scena Alessandro “Dibba” Di Battista che ingaggia un duello con il medesimo Salvini chiedendo che alla Tav si dica “no subito!”. Poi, come non bastasse, salta fuori che quell’analisi viene tenuta riservata perché ci sarebbe un impegno (ignoto fino a questo momento) «a condividere l’analisi del gruppo di lavoro prima della sua pubblicazione» con il governo francese e la Commissione europea. Quando? «Entro la metà di febbraio».
Un modo come un altro per “buttarla in caciara”, secondo un’espressione romanesca che meglio di ogni altra rende l’idea di ciò che sta accadendo. Dove la cosa più grave non è tanto il tradimento di uno dei principi fondanti del Movimento 5 stelle, con la trasparenza che va definitivamente a farsi benedire, ma l’insulto all’intelligenza di tutti gli italiani. Quando Toninelli o chi per lui tirerà fuori quel pezzo di carta, perché prima o poi qualcuno dovrà farlo, sarà sempre troppo tardi. Comunque la si possa pensare sulla Tav, la credibilità di questa operazione è già perduta da un bel pezzo.
La faccenda comincia all’inizio di giugno dello scorso anno, quando il responsabile delle Infrastrutture Toninelli, fresco di giuramento al Quirinale, annuncia l’avvio di un’analisi costi-benefici a tappeto su tutte le opere pubbliche. Ovviamente, Torino-Lione compresa. Non trascorrono che poche ore e la sindaca di Torino Chiara Appendino, già in apprensione per il rumore di fondo che arriva da quel pezzo di città preoccupato che tutto salti, spiega che «il dossier dovrebbe arrivare in due settimane». Che passano però invano. Anzi, di settimane ne passano addirittura venti, senza che nulla accada. Finché un bel giorno di novembre (il 9, per l’esattezza), ben quattro mesi dopo quella sballatissima previsione della sindaca, ecco risorgere Toninelli: «L’analisi-costi benefici sulla Tav è in avanzato stato di elaborazione».
Mentre le piazze dei SìTav si riempiono, c’è chi inizia a sospettare che quella roba sia soltanto una foglia di fico per tirare più in lungo possibile e mascherare i fortissimi dissidi con la Lega di Matteo Salvini. Forse con l’intento di mettere fine alle voci, il vicepremier Luigi Di Maio sentenzia allora il 7 dicembre: «Entro il mese la pubblichiamo». Una settimana dopo il nostro Paolo Griseri rivela che dei sei componenti della commissione Ponti ben cinque sono esperti apertamente contrari alla ferrovia veloce Torino-Lione. La sentenza sembrerebbe quindi già scritta.
Finisce l’anno di grazia 2018, e della fantomatica analisi nessuna notizia. Sarà colpa delle feste, vai a sapere. E infatti il 9 gennaio il professor Ponti, di cui sono note competenza e serietà, dichiara: «L’analisi costi-benefici è stata consegnata oggi al governo. Auspico che sia pubblicata il più presto possibile». Parole che spiazzano a tal punto Toninelli da far emettere tre ore dopo al ministero delle Infrastrutture una gelida precisazione: «È solo una bozza».
Mentre la “bozza” resta custodita nei cassetti del ministero, il 15 gennaio il professor Ponti si lascia andare alla seguente considerazione: «Servivano più tempo e più risorse. Ma la politica ha le sue esigenze e i suoi tempi e i tecnici fanno i salti mortali». Lasciando forse intendere che quell’analisi sarebbe da prendere con le molle. E a chi gli chiede di rivelarne i contenuti oppone un vincolo di riservatezza. Da allora in poi è un crescendo delirante di fatti e dichiarazioni. Spunta una contro analisi costi-benefici che Salvini sventola come la prova che l’opera s’ha da fare. Irrompe sulla scena Alessandro “Dibba” Di Battista che ingaggia un duello con il medesimo Salvini chiedendo che alla Tav si dica “no subito!”. Poi, come non bastasse, salta fuori che quell’analisi viene tenuta riservata perché ci sarebbe un impegno (ignoto fino a questo momento) «a condividere l’analisi del gruppo di lavoro prima della sua pubblicazione» con il governo francese e la Commissione europea. Quando? «Entro la metà di febbraio».
Un modo come un altro per “buttarla in caciara”, secondo un’espressione romanesca che meglio di ogni altra rende l’idea di ciò che sta accadendo. Dove la cosa più grave non è tanto il tradimento di uno dei principi fondanti del Movimento 5 stelle, con la trasparenza che va definitivamente a farsi benedire, ma l’insulto all’intelligenza di tutti gli italiani. Quando Toninelli o chi per lui tirerà fuori quel pezzo di carta, perché prima o poi qualcuno dovrà farlo, sarà sempre troppo tardi. Comunque la si possa pensare sulla Tav, la credibilità di questa operazione è già perduta da un bel pezzo.