Dopo quasi cinque mesi di repliche la commedia della Consob, come avevamo auspicato una settimana fa, si avvia dunque alla conclusione. Con l'esito forse più logico, ma anche più sorprendente della capacità dei nuovi padroni della politica di rinnegare tanto le regole quanto i princìpi.
A cominciare dai loro. Della competenza del professor Paolo Savona non sarebbe giusto dubitare. In passato è stato al vertice della Banca nazionale del lavoro e fino allo scorso anno era presidente del fondo speculativo lussemburghese Euklid: quindi è persona informata dei fatti. Dal fondo si dimise improvvisamente perché in procinto di assumere "un importante incarico istituzionale". Erano i giorni in cui il suo nome circolava per la poltrona di ministro dell'Economia, e quella sua dichiarazione venne decisamente mal digerita dal presidente della Repubblica, al quale la Costituzione riserva il potere di nomina dei ministri. Al Quirina…
A cominciare dai loro. Della competenza del professor Paolo Savona non sarebbe giusto dubitare. In passato è stato al vertice della Banca nazionale del lavoro e fino allo scorso anno era presidente del fondo speculativo lussemburghese Euklid: quindi è persona informata dei fatti. Dal fondo si dimise improvvisamente perché in procinto di assumere "un importante incarico istituzionale". Erano i giorni in cui il suo nome circolava per la poltrona di ministro dell'Economia, e quella sua dichiarazione venne decisamente mal digerita dal presidente della Repubblica, al quale la Costituzione riserva il potere di nomina dei ministri. Al Quirina…
Dopo quasi cinque mesi di repliche la commedia della Consob, come avevamo auspicato una settimana fa, si avvia dunque alla conclusione. Con l'esito forse più logico, ma anche più sorprendente della capacità dei nuovi padroni della politica di rinnegare tanto le regole quanto i princìpi.
A cominciare dai loro. Della competenza del professor Paolo Savona non sarebbe giusto dubitare. In passato è stato al vertice della Banca nazionale del lavoro e fino allo scorso anno era presidente del fondo speculativo lussemburghese Euklid: quindi è persona informata dei fatti. Dal fondo si dimise improvvisamente perché in procinto di assumere "un importante incarico istituzionale". Erano i giorni in cui il suo nome circolava per la poltrona di ministro dell'Economia, e quella sua dichiarazione venne decisamente mal digerita dal presidente della Repubblica, al quale la Costituzione riserva il potere di nomina dei ministri. Al Quirinale risultò quasi più indigesta della fama euroscettica dell'economista già di fede repubblicana, che risultò corroborata dalla scoperta di un suo investimento di 1,3 milioni in Svizzera. In queste ore c'è chi ricorda i trascorsi di Savona nel guppo Euklid per agitare lo spettro del conflitto d'interessi. E ci può anche stare. Per quanto, tuttavia, al sesto piano della Consob siano transitati in precedenza anche commissari provenienti dal mondo finanziario (come Salvatore Bragantini, ex direttore di Arca merchants) senza che questo ne abbia compromesso l'indipendenza. E qui viene l'aspetto più discutibile della nomina di Savona. Più per chi l'ha nominato, che per lui.
Perché la scena alla quale stiamo assistendo è identica a quella che fece gridare allo scandalo nel 2010, quando il governo di Silvio Berlusconi nominò senza fare una piega alla presidenza della Consob un viceministro in carica rispondente al nome di Giuseppe Vegas. Contro quella operazione si scagliò violentemente in seguito anche l'attuale vicepremier Luigi Di Maio. Firmò proprio lui, pochi mesi dopo essere stato nominato vicepresidente della Camera, la chilometrica interrogazione parlamentare 4-01353 al presidente del Consiglio dell'epoca, Enrico Letta, e al ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan. Sollevando il problema "dell'indipendenza" di Vegas dal governo. "Non è chiara quale possa essere l'indipendenza del presidente Vegas, importante membro del governo Berlusconi", insisteva Di Maio.
Per concludere domandando a Letta e Padoan "quanto si ritenga opportuna la permanenza alla presidenza della Consob di una persona con una rilevante carriera politica alle spalle come il dottor Giuseppe Vegas, con riferimento alla "indiscussa indipendenza" cui fa riferimento l'articolo 1, comma 3, della legge istitutiva e alle problematiche concernenti il conflitto di interesse". Ora, di sicuro Savona non può vantare la medesima carriera politica di Vegas, e nel suo caso la nomina alla Consob non è qualificabile come un premio: piuttosto, una mossa per risolvere una grana politica interna alla maggioranza (e ai Cinque Stelle, soprattutto), liberando anche il governo da una figura che si è fatta via via più scomoda con il passare del tempo. Ma le considerazioni valgono tutte: anche lui passa direttamente dal governo alla Consob per nomina del medesimo governo di cui fa parte. Con in più il fatto che mettere alla guida di un'autorità indipendente un signore di 82 anni (il quale ha attraversato per intero prima e seconda Repubblica) non è proprio un messaggio di speranza per il rinnovo della classe dirigente.
Intendiamoci, l'età di Savona e la sua storia difficilmente lo metterebbero nelle condizioni di prendere ordini da Salvini, Di Maio, Di Battista o Giorgetti: ma non tutti i cittadini sono obbligati a saperlo, ed è per garantire indistintamente tutti i cittadini che si fanno certe regole e si stabiliscono determinati principi. Aggiungiamo che anche per quanto riguarda il conflitto d'interessi la forma dovrebbe coincidere con la sostanza. All'epoca di Vegas non era ancora in vigore la legge Madia, che secondo molti renderebbe piuttosto complicata la nomina di Savona: c'era invece, e c'è tuttora, la legge Frattini sul conflitto d'interessi che vieta ai membri dei governo di assumere incarichi in enti pubblici per dodici mesi dalla fine del mandato.
Vero è che non sono previste sanzioni, il che rende il tutto assolutamente inutile. Ma qui la questione è ancora più sottile: a differenza di tutte le altre autorità indipendenti, la Consob non figura nell'elenco Istat delle amministrazioni pubbliche, al pari della Banca d'Italia. Anche se non c'è alcun dubbio che l'una e l'altra siano a pieno titolo enti con finalità pubbliche. Fatta la legge trovato l'inganno, si potrebbe dire: ma qui siamo oltre. Un'ultima parola va spesa per Marcello Minenna, il candidato trombato. Leggiamo che si prefigura la sua promozione a segretario generale della Consob. Non conosciamo a sufficienza l'apparato per esprimere un giudizio: se lo meritasse, dovrebbe essere certo in un altro contesto. Perché in questo modo sarebbe offensivo, in primo luogo per lui. Un pietoso risarcimento politico, questo sì, secondo le regole. Le stesse che gli autori di una simile brutta pagina avevano sempre deprecato.
A cominciare dai loro. Della competenza del professor Paolo Savona non sarebbe giusto dubitare. In passato è stato al vertice della Banca nazionale del lavoro e fino allo scorso anno era presidente del fondo speculativo lussemburghese Euklid: quindi è persona informata dei fatti. Dal fondo si dimise improvvisamente perché in procinto di assumere "un importante incarico istituzionale". Erano i giorni in cui il suo nome circolava per la poltrona di ministro dell'Economia, e quella sua dichiarazione venne decisamente mal digerita dal presidente della Repubblica, al quale la Costituzione riserva il potere di nomina dei ministri. Al Quirinale risultò quasi più indigesta della fama euroscettica dell'economista già di fede repubblicana, che risultò corroborata dalla scoperta di un suo investimento di 1,3 milioni in Svizzera. In queste ore c'è chi ricorda i trascorsi di Savona nel guppo Euklid per agitare lo spettro del conflitto d'interessi. E ci può anche stare. Per quanto, tuttavia, al sesto piano della Consob siano transitati in precedenza anche commissari provenienti dal mondo finanziario (come Salvatore Bragantini, ex direttore di Arca merchants) senza che questo ne abbia compromesso l'indipendenza. E qui viene l'aspetto più discutibile della nomina di Savona. Più per chi l'ha nominato, che per lui.
Perché la scena alla quale stiamo assistendo è identica a quella che fece gridare allo scandalo nel 2010, quando il governo di Silvio Berlusconi nominò senza fare una piega alla presidenza della Consob un viceministro in carica rispondente al nome di Giuseppe Vegas. Contro quella operazione si scagliò violentemente in seguito anche l'attuale vicepremier Luigi Di Maio. Firmò proprio lui, pochi mesi dopo essere stato nominato vicepresidente della Camera, la chilometrica interrogazione parlamentare 4-01353 al presidente del Consiglio dell'epoca, Enrico Letta, e al ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan. Sollevando il problema "dell'indipendenza" di Vegas dal governo. "Non è chiara quale possa essere l'indipendenza del presidente Vegas, importante membro del governo Berlusconi", insisteva Di Maio.
Per concludere domandando a Letta e Padoan "quanto si ritenga opportuna la permanenza alla presidenza della Consob di una persona con una rilevante carriera politica alle spalle come il dottor Giuseppe Vegas, con riferimento alla "indiscussa indipendenza" cui fa riferimento l'articolo 1, comma 3, della legge istitutiva e alle problematiche concernenti il conflitto di interesse". Ora, di sicuro Savona non può vantare la medesima carriera politica di Vegas, e nel suo caso la nomina alla Consob non è qualificabile come un premio: piuttosto, una mossa per risolvere una grana politica interna alla maggioranza (e ai Cinque Stelle, soprattutto), liberando anche il governo da una figura che si è fatta via via più scomoda con il passare del tempo. Ma le considerazioni valgono tutte: anche lui passa direttamente dal governo alla Consob per nomina del medesimo governo di cui fa parte. Con in più il fatto che mettere alla guida di un'autorità indipendente un signore di 82 anni (il quale ha attraversato per intero prima e seconda Repubblica) non è proprio un messaggio di speranza per il rinnovo della classe dirigente.
Intendiamoci, l'età di Savona e la sua storia difficilmente lo metterebbero nelle condizioni di prendere ordini da Salvini, Di Maio, Di Battista o Giorgetti: ma non tutti i cittadini sono obbligati a saperlo, ed è per garantire indistintamente tutti i cittadini che si fanno certe regole e si stabiliscono determinati principi. Aggiungiamo che anche per quanto riguarda il conflitto d'interessi la forma dovrebbe coincidere con la sostanza. All'epoca di Vegas non era ancora in vigore la legge Madia, che secondo molti renderebbe piuttosto complicata la nomina di Savona: c'era invece, e c'è tuttora, la legge Frattini sul conflitto d'interessi che vieta ai membri dei governo di assumere incarichi in enti pubblici per dodici mesi dalla fine del mandato.
Vero è che non sono previste sanzioni, il che rende il tutto assolutamente inutile. Ma qui la questione è ancora più sottile: a differenza di tutte le altre autorità indipendenti, la Consob non figura nell'elenco Istat delle amministrazioni pubbliche, al pari della Banca d'Italia. Anche se non c'è alcun dubbio che l'una e l'altra siano a pieno titolo enti con finalità pubbliche. Fatta la legge trovato l'inganno, si potrebbe dire: ma qui siamo oltre. Un'ultima parola va spesa per Marcello Minenna, il candidato trombato. Leggiamo che si prefigura la sua promozione a segretario generale della Consob. Non conosciamo a sufficienza l'apparato per esprimere un giudizio: se lo meritasse, dovrebbe essere certo in un altro contesto. Perché in questo modo sarebbe offensivo, in primo luogo per lui. Un pietoso risarcimento politico, questo sì, secondo le regole. Le stesse che gli autori di una simile brutta pagina avevano sempre deprecato.