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(ansa)

Bankitalia, il bersaglio perfetto per il governo

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Dietro l'ultimo attacco della maggioranza gialloverde c'è anche il maldestro tentativo di nascondere il mancato risarcimento a favore dei piccoli risparmatori traditi dalle banche popolari
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La Banca d'Italia è il bersaglio perfetto per l'ultima offensiva nazional-populista. L'istituto di Via Nazionale è la quintessenza della competenza, dell'europeismo, del tecnicismo. È uno dei massimi luoghi del potere economico, stanza di compensazione dei conflitti tra finanza e politica. Fucina di classe dirigente. Ma dall'altra parte, la Banca d'Italia, nella sua funzione di autorità di vigilanza sul sistema del credito italiano, ha mostrato fragilità, debolezze, inefficienze.

Ci sono più crisi bancarie, da quella del Montepaschi a quelle delle popolari venete, nelle quali l'azione di controllo è parsa stentata, timida di fronte ai grovigli tra politica ed economia; prigioniera, infine, di troppi formalismi giuridici, più adatti alla burocrazia di un ministero che a una moderna struttura integrata nel sistema europeo delle banche centrali.

Dunque facile, per chi è costantemente alla ricerca…
La Banca d'Italia è il bersaglio perfetto per l'ultima offensiva nazional-populista. L'istituto di Via Nazionale è la quintessenza della competenza, dell'europeismo, del tecnicismo. È uno dei massimi luoghi del potere economico, stanza di compensazione dei conflitti tra finanza e politica. Fucina di classe dirigente. Ma dall'altra parte, la Banca d'Italia, nella sua funzione di autorità di vigilanza sul sistema del credito italiano, ha mostrato fragilità, debolezze, inefficienze.

Ci sono più crisi bancarie, da quella del Montepaschi a quelle delle popolari venete, nelle quali l'azione di controllo è parsa stentata, timida di fronte ai grovigli tra politica ed economia; prigioniera, infine, di troppi formalismi giuridici, più adatti alla burocrazia di un ministero che a una moderna struttura integrata nel sistema europeo delle banche centrali.

Dunque facile, per chi è costantemente alla ricerca di un nemico e di risposte semplici a questioni complesse, portarla davanti al presunto tribunale del popolo con l'accusa di aver contribuito alle perdita dei risparmi dei piccoli azionisti delle banche finite fallite. Ma è proprio questo che non si può fare. Perché la Banca d'Italia è indipendente, non risponde al governo né alla maggioranza parlamentare che sostiene quest'ultimo. È questa la sua forza, e la garanzia, anche democratica, nei confronti delle banche, degli investitori (piccoli e grandi, nazionali e internazionali), delle imprese e dei consumatori. Tutto il resto è propaganda.

E allora dietro l'ultimo attacco c'è anche altro. Per esempio il maldestro tentativo di nascondere il mancato risarcimento a favore dei piccoli risparmiatori traditi dalle loro banche popolari. Semplicemente le modalità di quel risarcimento - al di là del miliardo e mezzo stanziato nella legge di Bilancio - sono già state bocciate dalla Commissione europea. Non si può fare. Così i decreti attuativi non ci sono, restano annunciati. Il governo è finito in un labirinto.

E che dire del caso Carige con il governo gialloverde che ha fatto esattamente come i suoi predecessori, usando soldi pubblici per salvare (giustamente) l'istituto? E poi: perché no alla riconferma di Luigi Federico Signorini e sì (ad ottobre) a quella di Fabio Panetta, anch'egli membro del Direttorio? Perché ora la discontinuità? Fumo negli occhi. Resta il rammarico che non sia stata proprio la Banca d'Italia, dopo aver incassato la conferma del governatore Ignazio Visco, ad avviare un rinnovamento, anche generazionale, al suo interno. Si è arroccata e - forse - ha sprecato un'occasione.