Mattarella e il dramma delle Foibe
Guido Crainz , di GUIDO CRAINZ
Fa parte di una grande tragedia del Novecento, il dramma dell'Istria. "Un capitolo buio della storia nazionale e internazionale", come ha sottolineato il Presidente Mattarella: si erano scontrati qui -scriveva nel 1947 il grande storico di origine istriana Ernesto Sestan- quei "nazionalismi esasperati" che hanno "reso così feroce l'Europa contemporanea". Quelle migliaia di uccisioni, quel clima di terrore che segnò l'autunno del 1943 in Istria e il maggio-giugno del 1945 nell'intera zona occupata da Tito -e che portò all'esodo della quasi totalità della popolazione italiana- non sono riducibili a "una ritorsione contro i torti del fascismo", per citare ancora Mattarella.
Avevano dietro di sé la volontà jugoslava di annettersi quella zona, nell'intrecciarsi di pulsioni di carattere "ideologico, sociale ed etnico", e furono colpite anche persone che "nulla avevano a …
Avevano dietro di sé la volontà jugoslava di annettersi quella zona, nell'intrecciarsi di pulsioni di carattere "ideologico, sociale ed etnico", e furono colpite anche persone che "nulla avevano a …
Fa parte di una grande tragedia del Novecento, il dramma dell'Istria. "Un capitolo buio della storia nazionale e internazionale", come ha sottolineato il Presidente Mattarella: si erano scontrati qui -scriveva nel 1947 il grande storico di origine istriana Ernesto Sestan- quei "nazionalismi esasperati" che hanno "reso così feroce l'Europa contemporanea". Quelle migliaia di uccisioni, quel clima di terrore che segnò l'autunno del 1943 in Istria e il maggio-giugno del 1945 nell'intera zona occupata da Tito -e che portò all'esodo della quasi totalità della popolazione italiana- non sono riducibili a "una ritorsione contro i torti del fascismo", per citare ancora Mattarella.
Avevano dietro di sé la volontà jugoslava di annettersi quella zona, nell'intrecciarsi di pulsioni di carattere "ideologico, sociale ed etnico", e furono colpite anche persone che "nulla avevano a che fare con i fascisti" ma si opponevano all'annessione, in un clima di feroce intimidazione nei confronti della popolazione italiana. Un clima oggi quasi incomprensibile, e si leggono ancora con emozione Primavera a Trieste di Quarantotti Gambini o le Elegie istriane di Biagio Marin.
È ignobile ridurre la portata di quel dramma sin quasi a negarlo, o giustificare quelle ferocie e quei crimini con ferocie e crimini precedenti. Quel clima non è comprensibile appieno però ove non si consideri nel suo insieme la lunga storia di quest'area: dal trauma della prima guerra mondiale sino alla politica anti-slovena e anti-croata perseguita dal fascismo. E sino all'occupazione nazista e fascista della Jugoslavia nel 1941, nello scenario di una guerra che fu - a est più ancora che altrove - guerra di sterminio.
"Costruire Europa" - il nodo cui ci richiama ancora Mattarella - significa anche comprendere il dolore di tutte le vittime di questa traumatica storia. Considerarla nel suo insieme, con i suoi drammi e i suoi dolori. Si è collocato in questo percorso nel 2010 l'omaggio reso a luoghi-simbolo di Trieste (dal Monumento all'esodo italiano alla Casa del popolo slovena incendiata dai fascisti nel 1920) dal Presidente Napolitano e dai Presidenti di Slovenia e Croazia. E già negli anni novanta una commissione storica istituita dai governi italiano e sloveno indicò i nodi cruciali su cui riflettere: nodi su cui lavoravano da tempo storici di qualità che avevano avuto a Trieste un luogo decisivo di formazione e di confronto. Poco ascoltati dalla storiografia nazionale e ancor meno da una più larga opinione.
Nel 2004 l'istituzione della Giornata del ricordo ha infranto una lunga rimozione, e sono stati preziosi allora gli intensi libri che ci avevano già regalato testimoni-narratori come Fulvio Tomizza, Marisa Madieri, Anna Maria Mori, Nelida Milani, Enzo Bettiza e altri ancora. Ci hanno aiutato a interrogarci anche sulle ragioni di quella rimozione: quel dramma ci parla anche di noi, della nostra smemoratezza e della nostra insensibilità, e anche a questo ci ha richiamati il Presidente Mattarella.
Avevano dietro di sé la volontà jugoslava di annettersi quella zona, nell'intrecciarsi di pulsioni di carattere "ideologico, sociale ed etnico", e furono colpite anche persone che "nulla avevano a che fare con i fascisti" ma si opponevano all'annessione, in un clima di feroce intimidazione nei confronti della popolazione italiana. Un clima oggi quasi incomprensibile, e si leggono ancora con emozione Primavera a Trieste di Quarantotti Gambini o le Elegie istriane di Biagio Marin.
È ignobile ridurre la portata di quel dramma sin quasi a negarlo, o giustificare quelle ferocie e quei crimini con ferocie e crimini precedenti. Quel clima non è comprensibile appieno però ove non si consideri nel suo insieme la lunga storia di quest'area: dal trauma della prima guerra mondiale sino alla politica anti-slovena e anti-croata perseguita dal fascismo. E sino all'occupazione nazista e fascista della Jugoslavia nel 1941, nello scenario di una guerra che fu - a est più ancora che altrove - guerra di sterminio.
"Costruire Europa" - il nodo cui ci richiama ancora Mattarella - significa anche comprendere il dolore di tutte le vittime di questa traumatica storia. Considerarla nel suo insieme, con i suoi drammi e i suoi dolori. Si è collocato in questo percorso nel 2010 l'omaggio reso a luoghi-simbolo di Trieste (dal Monumento all'esodo italiano alla Casa del popolo slovena incendiata dai fascisti nel 1920) dal Presidente Napolitano e dai Presidenti di Slovenia e Croazia. E già negli anni novanta una commissione storica istituita dai governi italiano e sloveno indicò i nodi cruciali su cui riflettere: nodi su cui lavoravano da tempo storici di qualità che avevano avuto a Trieste un luogo decisivo di formazione e di confronto. Poco ascoltati dalla storiografia nazionale e ancor meno da una più larga opinione.
Nel 2004 l'istituzione della Giornata del ricordo ha infranto una lunga rimozione, e sono stati preziosi allora gli intensi libri che ci avevano già regalato testimoni-narratori come Fulvio Tomizza, Marisa Madieri, Anna Maria Mori, Nelida Milani, Enzo Bettiza e altri ancora. Ci hanno aiutato a interrogarci anche sulle ragioni di quella rimozione: quel dramma ci parla anche di noi, della nostra smemoratezza e della nostra insensibilità, e anche a questo ci ha richiamati il Presidente Mattarella.