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(ansa)

Un Paese rimasto solo

Brutto spettacolo quello che il premier Conte ha offerto a Strasburgo. E lo tsunami di critiche dà una misura dei danni
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Il naufragio europeo dell'Italia grillo-leghista è andato in scena ieri nell'emiciclo semideserto del Parlamento di Strasburgo. Lo "Schettino" della situazione è stato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Solo che lui ha cercato di abbandonare la nave ancor prima che si sfasciasse recitando davanti alle poltrone vuote un discorso finto-europeista che non ha ingannato nessuno. E poi, di fronte alla marea montante delle contestazioni puntuali e delle critiche argomentate venute dai deputati di tutti i Paesi, ha perso le staffe, si è dichiarato insultato in nome e per conto del popolo italiano, quindi si è messo a lanciare insinuazioni e veleni, come aveva fatto nelle stesse aule il Berlusconi dei tempi peggiori. 

Ma la brutta giornata di ieri ha offerto anche un'immagine dolorosa di quanto manchi agli altri europei quell'Italia che erano abituati a conoscere, ad amare e a rispettare. Molti degli eurodeputati stranieri p…
Il naufragio europeo dell'Italia grillo-leghista è andato in scena ieri nell'emiciclo semideserto del Parlamento di Strasburgo. Lo "Schettino" della situazione è stato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Solo che lui ha cercato di abbandonare la nave ancor prima che si sfasciasse recitando davanti alle poltrone vuote un discorso finto-europeista che non ha ingannato nessuno. E poi, di fronte alla marea montante delle contestazioni puntuali e delle critiche argomentate venute dai deputati di tutti i Paesi, ha perso le staffe, si è dichiarato insultato in nome e per conto del popolo italiano, quindi si è messo a lanciare insinuazioni e veleni, come aveva fatto nelle stesse aule il Berlusconi dei tempi peggiori. 

Ma la brutta giornata di ieri ha offerto anche un'immagine dolorosa di quanto manchi agli altri europei quell'Italia che erano abituati a conoscere, ad amare e a rispettare. Molti degli eurodeputati stranieri più critici nei confronti del governo giallo-verde, a cominciare dal presidente dei liberali europei Guy Verhofstadt, hanno parlato in italiano, anche con fatica, per sottolineare il loro amore verso il Paese e la loro delusione per come Conte e il suo governo lo hanno ridotto. Tutti hanno sottolineato come l'Europa abbia bisogno dell'Italia, ma di un'Italia altra da quella che Salvini e Di Maio vogliono rappresentare. 

La crisi economica e la recessione indotte da questo governo. La marcia indietro sugli investimenti e sugli impegni internazionali, compreso quello per la Tav. Il volto disumano di un Paese esibito da chi lascia annegare i migranti o li prende come ostaggi politici. Il rifiuto della solidarietà europea in materia di gestione dei confini esterni. La rottura della linea comune sul Venezuela per difendere il dittatore Maduro e compiacere Putin. Perfino la regolare latitanza dei ministri italiani alle riunioni del Consiglio Ue. Sono state queste le contestazioni, eminentemente politiche, che hanno prevalso negli interventi degli eurodeputati popolari, liberali, socialisti, verdi e dell'estrema sinistra. 

E se gli italiani del Pd, per carità di patria, si erano dati la consegna di evitare polemiche troppo aspre, sono stati i loro colleghi degli altri Paesi ad attaccare con durezza il capo del governo italiano sottolineando anche le contraddizioni tra il suo discorso pseudo-europeista davanti all'assemblea e i comportamenti concreti della sua coalizione. 

E alla fine Conte, che aveva difeso il diritto del suo vice Di Maio di andare in Francia a stringere la mano alla frangia più eversiva dei gilet-jaunes in nome della libertà di dialettica politica, non ha trovato di meglio che dichiararsi offeso dalle critiche "anche a nome del popolo che rappresento". Insomma, i suoi ministri possono andare in Francia a predicare la rivolta contro Macron, ma gli eurodeputati, nell'emiciclo parlamentare e in occasione di un dibattito politico, non possono criticare il suo governo, sennò offendono il popolo italiano. E se lo criticano, ecco che subito vengono definiti "euroburocrati" dall'ineffabile Salvini, e minacciati di future sanzioni. 

È stato un brutto spettacolo quello che il governo italiano ha offerto ieri a Strasburgo. Ma ancora più brutto e preoccupante è stato lo spettacolo dell'isolamento dell'Italia in Europa. Certo, non è un dato nuovo. Ma vederlo rappresentato in modo così plastico e crudo, con le poltrone dell'emiciclo lasciate vuote per protesta e per disprezzo, con lo tsunami di critiche venute al governo di Roma da destra come da sinistra, con la rabbia e l'imbarazzo che alla fine si impossessano persino dell'"Avvocato del popolo", solitamente così misurato, danno una misura dei danni provocati. E un'anticipazione di quelli che ci aspettano.