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(ansa)

Se il quesito diventa un quiz

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Il vero colpo di genio è nelle due possibili risposte alla domanda del referendum: chi è per il sì al processo deve votare No, mentre chi è per il no deve rispondere Sì
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Dev’essere stata la paura della noia. Che lo fai a fare un referendum interno, e perché mai dovresti perdere il tuo tempo per votare, se per qualche misterioso motivo — a noi ignoto — tutti sanno sempre chi vincerà prima ancora che si aprano le urne virtuali della piattaforma Rousseau? Perciò bisognava inventarsi qualcosa di nuovo, per rendere più divertente questa convocazione periodica degli adepti che i grillini hanno battezzato con apprezzabile senso dell’umorismo «democrazia diretta». Ma come? Qualcuno voleva far precedere il voto da un intervento a favore e da uno contrario, ipotesi che però è stata subito messa da parte per non creare un pericoloso precedente. Scartata l’idea di offrire ai votanti due schede diverse — con il tricolore quella del Sì, color grigio topo quella del No — perché era già venuta a Mussolini alle politiche del 1934, Di Maio e Casaleggio s…
Dev’essere stata la paura della noia. Che lo fai a fare un referendum interno, e perché mai dovresti perdere il tuo tempo per votare, se per qualche misterioso motivo — a noi ignoto — tutti sanno sempre chi vincerà prima ancora che si aprano le urne virtuali della piattaforma Rousseau? Perciò bisognava inventarsi qualcosa di nuovo, per rendere più divertente questa convocazione periodica degli adepti che i grillini hanno battezzato con apprezzabile senso dell’umorismo «democrazia diretta». Ma come? Qualcuno voleva far precedere il voto da un intervento a favore e da uno contrario, ipotesi che però è stata subito messa da parte per non creare un pericoloso precedente. Scartata l’idea di offrire ai votanti due schede diverse — con il tricolore quella del Sì, color grigio topo quella del No — perché era già venuta a Mussolini alle politiche del 1934, Di Maio e Casaleggio si sono concentrati — in assenza di Toninelli — sull’unico elemento che restava: il quesito.

E bisogna dire che hanno centrato in pieno l’obiettivo: la domanda è un capolavoro. A cominciare dalla descrizione dell’episodio, che per noi sarebbe scontata visto che i magistrati catanesi vorrebbero processare Matteo Salvini per aver «privato della libertà personale 177 migranti, costretti a rimanere in condizioni psico-fisiche critiche a bordo della nave Diciotti dalle 23,49 del 20 agosto fino alla tarda serata del 25 agosto». Lo ricordiamo tutti: il ministro diede ordine di non far scendere nessuno, anche se quella era una nave militare italiana ed era ormeggiata in un porto italiano. Ma la Casaleggio&Co. voleva qualcosa di inedito, e così nel quesito Salvini non viene neppure citato, e il sequestro di persona diventa un semplice «ritardo dello sbarco». Dunque non di un sequestro si trattò ma di un contrattempo: un ritardo. Con il chiaro obiettivo di accendere la curiosità del militante pentastellato, che così si domanderà chi mai vuole processare un ministro dell’Interno — e in Italia, poi! — per un semplice ritardo, un indugio, un temporeggiamento?

Ma il vero colpo di genio è nelle due possibili risposte. Il grillino che diligentemente vuole dire la sua si aspetta che oggi gli venga chiesto se il ministro sequestratore — pardon: ritardatario — debba essere processato oppure no. Ed essendo, poniamo, contrario è pronto a votare No. Se invece è favorevole si prepara a dire Sì. Troppo facile. Quei mattacchioni hanno capovolto la domanda e rovesciato le risposte. Non chiedono agli iscritti se bisogna dare via libera ai giudici, ma se Salvini ha ragione. E dunque chi è per il sì al processo deve votare No, mentre chi è per il no deve rispondere Sì.

È legittimo il dubbio che la trovata sia stata ispirata da quel gioco televisivo dove il concorrente deve dire l’esatto contrario della risposta giusta, mentre se dice quella giusta deve ricominciare daccapo, ma è innegabile che mai nessuno aveva pensato di indire un referendum a risposte invertite. E per quanto siano legittime e comprensibili tanto il disappunto di Beppe Grillo (che avrebbe voluto essere lui, il primo a organizzare un referendum dove il No vince se votano tutti Sì), quanto l’irritazione del marito della sindaca Raggi (per la quale nessuno si fece venire in mente una formula altrettanto brillante, e per il sì e per il no la spedirono davanti a un tribunale penale) sarebbe sbagliato non applaudire a questa novità che rende più frizzante, più spassoso e più imprevedibile questo rito online che ogni tanto bisogna pur celebrare, nelle pause tra una svolta e l’altra, perché sia chiaro — come direbbe Woody Allen — che nel Movimento 5 Stelle chi comanda è la Rete: Di Maio prende solo le decisioni.