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Il cimitero ebraico profanato in Alsazia, Francia (afp)

Antisemitismo, una bestia nel cuore dell’Europa

Scompare per lunghi intervalli per poi tirare fuori la testa. Non si può lasciar passare tutto girandosi dall'altra parte o peggio fingendo di non sapere
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Come un terribile campanello d'allarme l'antisemitismo si ripresenta. Una bestia nascosta che non muore mai, scompare per lunghi intervalli per poi tirare fuori la testa con gesti visibili o clamorosi. Di nuovo le svastiche a profanare cimiteri ebraici in terra d'Alsazia, dove più forte è stata la tessitura per costruire un destino comune nel vecchio continente lacerato da guerre e contrapposizioni in chiave franco tedesca.

Ma non c'è tempo o tregua che possa reggere a lungo, quel mostro riappare, muta pelle o contesto ma non accetta di essere definitivamente sconfitto e cancellato dalla storia. Così si diffondono nuove paure che seminano terrore tra gli ebrei francesi e tra chi ha costruito forme e percorsi di convivenza. La caccia all'ebreo è un fantasma che si materializza, qualcosa che abbiamo conosciuto e pagato pesantemente nel corso dei decenni dello scorso secolo. Generazioni discriminate, colpite, messe in condizione di …
Come un terribile campanello d'allarme l'antisemitismo si ripresenta. Una bestia nascosta che non muore mai, scompare per lunghi intervalli per poi tirare fuori la testa con gesti visibili o clamorosi. Di nuovo le svastiche a profanare cimiteri ebraici in terra d'Alsazia, dove più forte è stata la tessitura per costruire un destino comune nel vecchio continente lacerato da guerre e contrapposizioni in chiave franco tedesca.

Ma non c'è tempo o tregua che possa reggere a lungo, quel mostro riappare, muta pelle o contesto ma non accetta di essere definitivamente sconfitto e cancellato dalla storia. Così si diffondono nuove paure che seminano terrore tra gli ebrei francesi e tra chi ha costruito forme e percorsi di convivenza. La caccia all'ebreo è un fantasma che si materializza, qualcosa che abbiamo conosciuto e pagato pesantemente nel corso dei decenni dello scorso secolo. Generazioni discriminate, colpite, messe in condizione di dover scegliere tra la fuga, la clandestinità o un destino crudele, una strada senza ritorno.

La Francia è una terra segnata dalla tragedia della Shoah, dalle pagine più buie del collaborazionismo, dai meccanismi crudeli della soluzione finale: una grande comunità che viene immessa nello spazio breve di poche settimane negli ingranaggi di una destinazione che non prevede appelli o salvezze possibili. Discriminati, identificati e travolti dalle conseguenze dell'occupazione nazista. Quasi 75 mila gli ebrei francesi deportati tra il 1942 e il 1944, un bilancio di sofferenze e orrori che è stato ricostruito con passione e rigore da studiosi di diverse generazioni. Eppure ogni tanto sembra che l'orologio della storia torni al punto di partenza. Insulti gratuiti e minacciosi contro il filosofo Alain Finkielkraut durante la manifestazione recente dei gilet gialli in un clima di compiacente indifferenza che fa più male di tante manifestazioni d'intolleranza. È qui che rischia di riproporsi un cortocircuito pericoloso e già sperimentato. Non si può restare inermi o sperare che quel mostro torni presto o tardi in luoghi nascosti e irrilevanti, lontano dalle nostre tranquille frequentazioni.

Due insegnamenti dal passato, nell'Europa che ha ben sperimentato i risvolti peggiori dell'antisemitismo possono essere d'aiuto. Innanzitutto non abbassare la guardia e non accettare un senso comune che usa le parole come se fossero pietre: sui social (talvolta anche dai profili di chi ricopre incarichi rilevanti), nelle scuole, nelle scritte sui muri di tante città, nelle curve degli stadi. Non si può lasciar passare tutto girandosi dall'altra parte o peggio fingendo di non sapere. Tra le cose di cui si nutre con successo quel mostro informe ha un posto di rilievo l'indifferenza dei tanti, l'inoperosa attesa di tempi migliori o la supponenza di chi è convinto di sapere tutto e di non dovere dedicare attenzione a fantasmi di un passato che si vorrebbe sepolto. Non è così.

L'ignoranza è una cattiva consigliera, le frasi impronunciabili sui protocolli dei savi di Sion in bocca a un senatore della Repubblica non fanno ben sperare. Dare un senso alle parole significa rispettare il passato per restare vigili nel presente. E su un altro versante questo confronto terribile e doloroso sulle tracce della nostra storia richiama le ragioni di fondo dell'Europa a fronte di chi suggerisce agli ebrei francesi di andarsene, tagliare la corda in cerca di sicurezza e conforto. Sarebbe la più grande sconfitta delle idee che hanno guidato il lungo dopoguerra che abbiamo alle spalle: la sfida è qui, combattere le forme antiche e nuove di antisemitismo per costruire un'Europa migliore, più forte e più ricca di differenze e culture. Non è facile, ma forse è l'unico cammino che può guardare lontano, oltre i recinti dell'odio.