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(afp)

L’audacia di Francesco

Pedofilia, in Vaticano inizia un summit delicatissimo con pochi precedenti e i leader episcopali del mondo
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Inizia oggi la riunione dei presidenti delle Conferenze episcopali convocata in Vaticano per parlare della prevenzione degli abusi sui minori e sugli adulti vulnerabili. Un atto istituzionale delicatissimo, con pochissimi precedenti: i capi degli episcopati nazionali vengono raccolti per una inedita convocatio che costituisce al tempo stesso un pre-conclave e pesa come un mini-concilio, in cui Francesco si misura con audacia spirituale con un crimine di cui manca ancora una diagnosi adeguata al disastro che ha travolto la chiesa in tre paesi (Irlanda, Cile, Usa) e attende gli altri alle forche caudine.

La radice degli stupri dei chierici è molto lontana e sostanziale. Inizia quando, contro il messaggio di Gesù, la chiesa si adeguò alla cultura patriarcale e sacralizzò la subalternità della donna, espressa dal dovere di subire e veder subire in silenzio. Quando quel paradigma autoritario maschile inizia a vacillare sotto la pressione dei movimenti di…
Inizia oggi la riunione dei presidenti delle Conferenze episcopali convocata in Vaticano per parlare della prevenzione degli abusi sui minori e sugli adulti vulnerabili. Un atto istituzionale delicatissimo, con pochissimi precedenti: i capi degli episcopati nazionali vengono raccolti per una inedita convocatio che costituisce al tempo stesso un pre-conclave e pesa come un mini-concilio, in cui Francesco si misura con audacia spirituale con un crimine di cui manca ancora una diagnosi adeguata al disastro che ha travolto la chiesa in tre paesi (Irlanda, Cile, Usa) e attende gli altri alle forche caudine.

La radice degli stupri dei chierici è molto lontana e sostanziale. Inizia quando, contro il messaggio di Gesù, la chiesa si adeguò alla cultura patriarcale e sacralizzò la subalternità della donna, espressa dal dovere di subire e veder subire in silenzio. Quando quel paradigma autoritario maschile inizia a vacillare sotto la pressione dei movimenti di liberazione femminile, nel magistero non accade nulla. Così quando negli anni Novanta si scoperchiò la piaga putrida della pedofilia clericale, ci si accontentò di un moralismo di maniera, come se gli abusi fossero figli del Sessantotto.

Già allora la conferenza episcopale americana cercò di fare linee guida per aiutare vescovi immaturi e impreparati: ma la Congregazione per la dottrina della fede intervenne a bloccare quel passo in nome di una ecclesiologia universalista e rivendicando poi a Roma il diritto dovere di giudicare delle causae maiores. La Sede Apostolica si trovò così caricata di peso non suo: ma assolta dalla colpa di aver scelto vescovi qualunque, purché conservatori, e di non aver colto il sapore dell'eresia in pastori che davanti alla ferocia dei maschi in talare trattavano i carnefici da figli e le vittime da figliastri.

Dopo la morte di Giovanni Paolo II non è stato più possibile nascondere gli orrori di un potere clericale. Perciò il papa ha deciso di rischiare un "grande dibattito pubblico" nella assemblea più rappresentativa della comunione cattolica.

Rischio perché essa costituisce di fatto un preconclave che rimette in gioco l'elezione di Francesco e pregiudica quella dei successori. In cui i peggiori fra i presidenti potrebbero cercare di darsi un profilo interessante: esibendo il proprio antibergoglismo come garanzia ai tradizionalisti o cercando mediazioni a basso costo. La chiesa ne uscirebbe a pezzi. Perché quel che serve ai nemici del cattolicesimo come comunione planetaria non è impedire l'elezione di questo o quel porporato: ma un'arma per poterlo azzoppare dieci secondi dopo la sua elezione. Ci provarono con Bergoglio, tirando fuori accuse inconsistenti sugli anni della dittatura argentina. Oggi, con temi riguardanti gli abusi, non sarebbe così: e la chiesa si troverebbe un papa diminuito.

L'assemblea però ha in sé l'audacia di un miniconcilio: che deve prendersi una responsabilità dottrinale. Tenuto conto di tutti - esperti, sopravvissuti, media - deve sapere che oggi ci sono ancora delitti impuniti e ci sono già innocenti accusati. E che per spezzare questa possessione servono tre decisioni, capitali ma in fondo semplici che Francesco ha enunciato con bergogliana nonchalance nelle scorse settimane.

Primo: uscire definitivamente dal mito costantiniano del foro ecclesiastico e consegnare i colpevoli di delitti alla giustizia civile. Secondo: stabilire che è il vescovo a dover farsi carico delle vittime. La paternità non si esaurisce arruolando psicologi o istituendo consultori, ma ascoltando e risarcendo l'irreparabile compiuto sui piccoli abusati dai chierici o dai parenti, senza distinzione.

Terzo: dopo tutto, sradicata ogni omertà, bisognerà dire che il vangelo contiene una parola di perdono. Come la madre che denuncia il figlio diventato killer rimane madre del detenuto, anche il vescovo rimane padre di chi ha commesso crimini orrendi: e titolare di un comando evangelico difficile e necessario.