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(lapresse)

Quanto ci costa l’isolamento dell’Italia

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Si parla spesso dei danni che le incertezze della politica interna di un Paese possono creare all'economia nazionale. Invece si parla poco, e a torto, dei danni che le incertezze della politica estera possono creare alla stessa economia
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Chissà se a Sharm el-Sheikh, nel vertice euro-arabo, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, su un dossier delicato come l'Afghanistan e il contrasto al terrorismo jihadista ha rappresentato di più la linea della Farnesina (non risulta un nostro immediato disimpegno) o quella della Difesa (via dal Paese, nonostante il record di civili uccisi). O chissà che cosa avrà detto sul tema della pacificazione e ricostruzione della Libia, dove fino a pochi mesi fa l'Italia esercitava un ruolo di leadership, a fatica ma pur sempre di leadership, e ora recita la parte di un riottoso comprimario nelle trattative nella regione e fuori.

Questi sono due esempi delle incertezze, meglio, dell'assenza di una nostra politica estera che abbia un obiettivo diverso e migliore di quello finora conseguito, cioè l'isolamento. Si parla spesso, e a ragione, dei danni che le incertezze della politica interna di un Paese possono creare all'economia nazio…
Chissà se a Sharm el-Sheikh, nel vertice euro-arabo, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, su un dossier delicato come l'Afghanistan e il contrasto al terrorismo jihadista ha rappresentato di più la linea della Farnesina (non risulta un nostro immediato disimpegno) o quella della Difesa (via dal Paese, nonostante il record di civili uccisi). O chissà che cosa avrà detto sul tema della pacificazione e ricostruzione della Libia, dove fino a pochi mesi fa l'Italia esercitava un ruolo di leadership, a fatica ma pur sempre di leadership, e ora recita la parte di un riottoso comprimario nelle trattative nella regione e fuori.

Questi sono due esempi delle incertezze, meglio, dell'assenza di una nostra politica estera che abbia un obiettivo diverso e migliore di quello finora conseguito, cioè l'isolamento. Si parla spesso, e a ragione, dei danni che le incertezze della politica interna di un Paese possono creare all'economia nazionale. Invece si parla poco, e a torto, dei danni che le incertezze della politica estera possono creare alla stessa economia. Eppure ci sono e devono essere considerati, visto che l'Italia è il fanalino di coda della (non) crescita in Europa ed è isolata politicamente nell'Unione su migranti, riforme, conti pubblici, politiche di sicurezza e di difesa (leggi Nato e Kabul) e perfino diritti umani e sociali (vedi il Venezuela dei 140mila "italiani" e la Russia sanzionata per l'Ucraina). Il catalogo è lungo, i danni sottaciuti. 

I protagonisti dell'economia e i mercati finanziari amano ciò che è prevedibile e comprano ciò che amano, dunque investono dove non si aspettano sorprese, tanto meno negative. Come ha ricordato di recente Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, "la globalizzazione aumenta la vulnerabilità dei singoli Paesi in molte direzioni", quindi per avere il favore dell'economia una nazione, qualunque nazione, deve godere di una rete di protezione efficace che muove da una politica internazionale ragionevole, costante e coordinata con i partner, anche per arrivare ad avere sempre il sostegno degli alleati. È ancora Draghi a ben dire che "la cooperazione, proteggendo gli Stati nazionali dalle pressioni esterne, rende più efficaci le politiche interne". Ma se un governo non coopera con i partner, si espone in solitudine alle raffiche della finanza e agli sbalzi di umore dell'economia. Se addirittura con i partner litiga, oltre alla mancanza di sostegno, rischia ripercussioni, diciamo pure ripicche, e ogni riferimento alla Francia (au revoir Alitalia), secondo nostro partner commerciale, o ai tedeschi, che nel 2017 hanno investito in Italia cinque volte quanto gli americani, è voluto. 

Se ci si proclama populisti, bisognerebbe considerare come proteggere e far crescere davvero il proprio popolo. Prendiamo due priorità del governo pentaleghista: i migranti e un'Europa diversa. Litigando con tutti sui flussi migratori, l'Italia ha ottenuto che nessuno parli più di nuove regole per condividere di più e meglio la soluzione del problema. A proposito, non doveva occuparsene il governo "amico" dell'Austria con la sua presidenza dell'Ue? Dopo attriti e scontri con Germania e Francia, l'Italia ha ottenuto che Berlino e Parigi abbiano deciso di partire da Aquisgrana e dal suo trattato per cambiare assieme (loro) l'Europa, magari con riforme che, come ha anticipato Tonia Mastrobuoni su Repubblica.it, favoriscano i Paesi che hanno i conti in ordine, cioè non noi. Sempre lì si torna: se ti rendi antipatico, gli altri vanno avanti senza di te. Non investono su di te e non si voltano indietro quando hai bisogno.