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(afp)

Se Trump abusa del suo potere

Come tutti i populisti adotta la tattica del salame tagliando una fettina alla volta le istituzioni indipendenti
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Donald Trump è presidente degli Stati Uniti da più di due anni, e molti dei pronostici più clamorosi sul suo mandato non si sono concretizzati. La stampa continua a farsi sentire. Gli americani non hanno paura di criticare il presidente. I tribunali continuano a legiferare contro la Casa Bianca con una regolarità rassicurante. Le elezioni, come ha dimostrato la vittoria con ampio margine dei democratici nelle consultazioni di metà mandato, sono ancora libere. Di conseguenza, è mai possibile che quanti di noi avevano messo in guardia dalle ambizioni assolutistiche del presidente, come mi ha detto di recente un illustre conservatore durante un dibattito televisivo, continuiamo a soffrire di un brutto caso di sindrome da turbe psichiche alla Trump? 

L'intenzione del presidente di emanare a breve un ordine esecutivo che dichiari lo stato di emergenza nazionale alla frontiera meridionale lascia intendere ben altro. Di fatto, è diff…
Donald Trump è presidente degli Stati Uniti da più di due anni, e molti dei pronostici più clamorosi sul suo mandato non si sono concretizzati. La stampa continua a farsi sentire. Gli americani non hanno paura di criticare il presidente. I tribunali continuano a legiferare contro la Casa Bianca con una regolarità rassicurante. Le elezioni, come ha dimostrato la vittoria con ampio margine dei democratici nelle consultazioni di metà mandato, sono ancora libere. Di conseguenza, è mai possibile che quanti di noi avevano messo in guardia dalle ambizioni assolutistiche del presidente, come mi ha detto di recente un illustre conservatore durante un dibattito televisivo, continuiamo a soffrire di un brutto caso di sindrome da turbe psichiche alla Trump? 

L'intenzione del presidente di emanare a breve un ordine esecutivo che dichiari lo stato di emergenza nazionale alla frontiera meridionale lascia intendere ben altro. Di fatto, è difficile immaginare che vi sia un modo più chiaro di dimostrare in che modo egli stia cercando davvero di far uso di poteri non costituzionali: se talvolta, in passato, le critiche di Trump al ramo legislativo e giudiziario sono sembrate una sorta di esercitazione, la sua intenzione di arrogarsi poteri più vasti con un pretesto del tutto trasparente è una cosa seria. 

Agli americani spesso piace immaginare che il loro sistema fatto di contrappesi e organi di controllo sia un baluardo sicuro contro la minaccia dell'autocrazia. In verità, però, nessun insieme di istituzioni politiche, di per sé e in sé, è sufficiente a ostacolare un presidente popolare e affamato di potere che abbia deciso di distruggere la Repubblica. Uno dei motivi è il classico problema dello stato di emergenza, con il quale i filosofi politici e gli studenti di legge hanno dovuto ingaggiare un corpo a corpo. 

Come sostiene Cicerone nel De Legibus, la sicurezza del popolo è la legge suprema; quando un governo deve affrontare un'emergenza imprevista, di conseguenza può presentarsi la necessità immediata e legittima di allentare alcune delle restrizioni legali ordinarie dei poteri dei più alti magistrati. Al tempo stesso, è evidente che qualsiasi riconoscimento legale della necessità di poteri di emergenza crea un'occasione enorme di fare ricorso a pratiche non lecite. Se un aspirante tiranno dichiarasse una falsa emergenza, sarebbe subito liberato dai vincoli che di consueto ha nell'esercizio dei suoi poteri.

La storia del XX secolo dimostra che non si tratta di una preoccupazione astratta: da Adolf Hitler a Ferdinand Marcos nelle Filippine, alcuni dei dittatori più efferati degli ultimi cento anni hanno consolidato il loro potere sfruttando provvedimenti legislativi d'emergenza. 

Sarebbe allettante pensare che una linea d'azione simile sia irrealizzabile negli Stati Uniti perché la Costituzione vincola il potere del presidente in modo molto rigoroso. Ma le differenze tra i poteri esercitati per tradizione dai presidenti americani durante gli stati di emergenza e quelli resi possibili dal famigerato Articolo 48 della Costituzione della Repubblica di Weimar sono questione di gradazioni, non di tipo. Come sostiene un articolo pubblicato di recente su Atlantic, il presidente Trump potrebbe "fare ogni genere di cose straordinarie", una volta dichiarato lo stato di emergenza nazionale, "dall'assumere il controllo di internet a introdurre la legge marziale". 

Se la democrazia americana ha goduto di una longevità così sorprendente, quindi, è perché due garanzie fondamentali hanno fatto sì che i presidenti non si potessero arrogare poteri dittatoriali. La prima è che i cittadini americani sono da tempo devoti ai valori democratici, e ciò li ha resi molto restii a votare per candidati che manifestavano tendenze assolutistiche. Alcuni presidenti, come Andrew Jackson, sono stati eletti come uomini forti dal dubbio senso di responsabilità nei confronti della legalità. Altri, come Richard Nixon, si sono risentiti contro i vincoli posti al loro potere nella (presunta) privacy dello Studio Ovale. Tuttavia, la stragrande maggioranza dei presidenti americani non ha abusato dei poteri dello stato di emergenza, né ci è andata pesante con altre forme di "erosione del terreno costituzionale", perché dedita nel profondo a preservare la Repubblica. 

La seconda è che le controparti del presidente al Congresso in passato hanno fatto chiaramente intendere che gli terrebbero testa, qualora egli valicasse i limiti costituzionali dell'esecutivo in modo inequivocabile. Forse, il caso che più colpisce a questo proposito avvenne quando Franklin Delano Roosevelt, comprensibilmente frustrato per la serie di decisioni prese dalla Corte Suprema contro il New Deal, minacciò di aumentare a dismisura il numero dei giudici. Sebbene fosse assai popolare, alcuni dei suoi alleati più intimi al Senato fecero sapere che si sarebbero esplicitamente rifiutati di confermare le sue nomine. Questo dimostra in modo valido quanto sarebbe stato alto il prezzo politico da pagare qualora avesse infranto i poteri di cui godono per tradizione il Congresso o la Corte Suprema - e perlopiù desistette da ulteriori tentativi volti a minare altri rami del governo. 

Queste due garanzie fondamentali oggi stanno venendo meno. Per prima cosa, nessun candidato di successo alla carica più elevata del Paese ha mai criticato o messo in discussione l'idea stessa di una competizione politica legittima in modo così palese e chiassoso come Donald Trump. Dal suo invito a mettere sottochiave il suo principale avversario politico alla sua incessante denuncia dell'indipendenza dei giudici e dei membri che lo criticano al Congresso, il suo desiderio di potere assoluto è evidente e incute spavento. 

Oltre a ciò, è difficile ricordare una congiuntura analoga nella storia americana in cui i sostenitori al Congresso del presidente siano stati altrettanto disposti a eseguire i suoi ordini. Il caso di Mitch McConnell colpisce in modo particolare, a proposito di inadempienza al proprio dovere. 

Nelle ultime settimane il leader della maggioranza al Senato ha detto senza mezzi termini che dichiarare lo stato di emergenza nazionale per il confine meridionale avrebbe costituito un abuso dei poteri presidenziali. Però, quando Trump ha annunciato la sua intenzione di dichiarare lo stato di emergenza nazionale per il confine meridionale - guarda un po' - McConnell gli ha assicurato immediatamente il suo appoggio. 
Come ho scritto poco sopra, il trucco più efficace - e al contempo anche quello che si capisce con maggiore difficoltà - a disposizione nella cassetta degli attrezzi dei populisti è la capacità di impegnarsi nella cosiddetta "tattica del salame": quando decidono di espandere il loro potere, di solito i populisti lo fanno con una "fettina sottile" alla volta, un falso pretesto per un'azione esecutiva e un finto motivo per "riformare" le istituzioni indipendenti. 

Di conseguenza, nessuna azione dell'esecutivo appare di per sé come una minaccia esistenziale alla legalità. Senza un punto critico evidente, il sistema dei contrappesi e degli organi di controllo poco alla volta si sgretola. 

Ciò che sbigottisce nell'intenzione di Trump di dichiarare lo stato di emergenza nazionale per motivi così apertamente fasulli è che non si è preso neppure la briga di ricorrere alla tattica del salame. Si tratta di un attacco così palese all'ordine costituzionale che i politologi spererebbero di utilizzarlo per qualche esercitazione in classe sulle modalità di ascesa di una dittatura. Se i senatori repubblicani come Mitt Romney e Ben Sasse adesso non sono disposti a fare fronte in modo compatto alla meschina presa di potere da parte di Trump, non lo faranno mai. E se i molti oppositori del presidente non scenderanno in piazza adesso per manifestare contro le tendenze assolutistiche in questa specifica circostanza, è evidente che non lo faranno finché non sarà di gran lunga troppo tardi. 

Certo, niente di quanto detto finora sta a significare che Trump stia ricalcando effettivamente le orme di Ferdinand Marcos o addirittura di Viktor Orbán. Se c'è una cosa che gli ultimi due anni ci hanno dimostrato senza incertezze è che Trump è del tutto privo della visione o della disciplina tipiche della maggior parte dei populisti dispotici che hanno piegato con successo le istituzioni dei loro rispettivi paesi alla loro volontà. Se ci fossero le Olimpiadi del populismo, Donald Trump non salirebbe nemmeno sul podio. La sua incompetenza, però, dovrebbe farci preoccupare ancor più nei riguardi della minaccia a lungo termine alla democrazia americana. Un presidente americano così palesemente instabile ed eccezionalmente impopolare si appresta a dichiarare lo stato di emergenza nazionale a partire da argomentazioni che tutti sanno essere fittizie. Ciò nonostante, è assai verosimile che andrà incontro a un contraccolpo a dir poco debole da parte dei suoi alleati politici. 

E che cosa ci dice tutto questo a proposito del danno che potrebbe infliggere un presidente scaltro e popolare, capace di seguire passo passo il sempre più elaborato libretto del populismo assolutistico, soprattutto nel caso in cui riesca a consolidare i suoi poteri sotto la copertura di un'emergenza reale? 

Traduzione di Anna Bissanti