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(ansa)

Il pericolo è Salvini

Primarie, i dem devono capire che il nemico non è il M5S, composto di sgangherati acchiappanuvole privi di un orizzonte
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Il Pd si avvia all'appuntamento delle primarie di domani in una situazione ben diversa rispetto a quella, piuttosto lugubre, in cui si muoveva fino al mese scorso. Per quasi un anno era rimasto in uno stato comatoso non solo a causa della sconfitta disastrosa del 4 marzo (perdendo 7 punti percentuali rispetto al 2013, aveva toccato il punto più basso della sinistra riformista dal 1994), ma per l'indecisione nel voltar pagina rispetto alla segreteria Renzi.

Il Pd è rimasto impastoiato per mesi tra chi rivendicava i meriti dei governi a guida Pd (e certo alcuni vanno esibiti orgogliosamente, se si pensa ai diritti civili acquisiti) e chi sottolineava le carenze della guida politica del partito sul piano organizzativo (totale disinteresse alla vita politica di base a fronte di un verticismo esasperato) e programmatico (eccessiva inclinazione pro-capital a fronte di un esibito disinteresse, venato di fastidio, per il mondo del lavoro). 

Alle ultime regionali i…
Il Pd si avvia all'appuntamento delle primarie di domani in una situazione ben diversa rispetto a quella, piuttosto lugubre, in cui si muoveva fino al mese scorso. Per quasi un anno era rimasto in uno stato comatoso non solo a causa della sconfitta disastrosa del 4 marzo (perdendo 7 punti percentuali rispetto al 2013, aveva toccato il punto più basso della sinistra riformista dal 1994), ma per l'indecisione nel voltar pagina rispetto alla segreteria Renzi.

Il Pd è rimasto impastoiato per mesi tra chi rivendicava i meriti dei governi a guida Pd (e certo alcuni vanno esibiti orgogliosamente, se si pensa ai diritti civili acquisiti) e chi sottolineava le carenze della guida politica del partito sul piano organizzativo (totale disinteresse alla vita politica di base a fronte di un verticismo esasperato) e programmatico (eccessiva inclinazione pro-capital a fronte di un esibito disinteresse, venato di fastidio, per il mondo del lavoro). 

Alle ultime regionali in Abruzzo e Sardegna l'elettorato di sinistra sembra uscito da suo torpore, forse dalla sua depressione, e si è di nuovo rivolto al Pd. La ripresa del partito non dipende tanto dalla prospettiva di un nuovo inizio, con una leadership rinnovata nello stile, nel linguaggio e anche nelle politiche - benché qui vi siano differenze più marcate tra i due contendenti più accreditati - quanto dall'incombere di un "nemico", pericoloso per la democrazia italiana come Matteo Salvini e la sua Lega.

L'emergere di Salvini come dominus incontrastato della maggioranza governativa ha fatto capire che il pericolo non viene da quegli sgangherati acchiappanuvole dei 5Stelle, certo petulanti e fastidiosi ma privi di orizzonti chiari e di progettualità definite, e anche di mezzi tecnico-politici per mettere in pratica i loro desiderata. 

Se i 5Stelle possono far danno per insipienza, la Lega lo fa invece a ragion veduta: il progetto "sfascia-Italia" dell'autonomia regionale ne è un esempio. E ben altri danni possono essere aggiunti, soprattutto sul piano valoriale e del costume. L'ondata di xenofobia e razzismo che si è registrata in quest'ultimo anno non è forse alimentata dalla martellante narrazione di un Paese sommerso da migranti-criminali, visto che nella vulgata leghista i due termini coincidono? Creando un clima di questo genere ai cittadini spaventati non rimane che armarsi e sparare, in attesa della benedizione del ministro dell'Interno.

E il difensore della "vera famiglia", Simone Pillon, vuole riportare indietro l'Italia di decenni su parità di genere e separazione, dal congedo di maternità alla mediazione obbligatoria anche nelle separazioni per violenza sulle donne: manca solo la rivalutazione del delitto d'onore. Il profilarsi di Salvini capo, anche formale, del governo induce l'elettorato di sinistra a mobilitarsi a sostegno dell'unico bastione che gli si contrappone. 

Il voto-contro non va demonizzato, è prassi corrente: è stato dimostrato come sia stato la molla per grandi vittorie, a destra come a sinistra. Tony Blair vinse le sue prime elezioni nel 1997 soprattutto perché molti elettori non sopportavano più i conservatori e li volevano cacciare ad ogni costo. Poi, il rinnovamento ideologico del partito e la freschezza della nuova leadership completarono il successo. Al Pd oggi manca ancora questo aspetto: non circolano proposte e parole d'ordine che accendano gli animi.

Dinanzi alla visione delineata dalla destra di un mondo chiuso, su tutti i fronti, il Pd rimane afono o comunque non convincente. Eppure, ad esempio, proprio in contrapposizione a questa concezione sospettosa e ostile dei rapporti tra le persone e le comunità potrebbe richiamare la forza evocativa di un termine antico come la fratellanza, alla quale erano intitolati tanti circoli operai e case del popolo del socialismo umanitario di inizio secolo. È solo un esempio: in ogni caso, per attirare di nuovo a sé i tanti elettori fuggiti verso l'astensione o i 5Stelle, oltre a sottolineare il rischio-Salvini, al Pd serve una agenda riformatrice incisiva che riaccenda la speranza nella sinistra.