La Lega ha un problema con le donne
Concita De Gregorio , di CONCITA DE GREGORIODopo i casi Galli, Fontana e Pillon, la questione è politica, non personale. È un grande classico delle destre di sempre: le donne servono a fare figli per la Patria
La Lega ha un problema con le donne. È una questione molto delicata per un partito politico che nella sua era sorgiva ce l'aveva duro, come ricordiamo a memoria - certi slogan sono indelebili. Nessuno si senta offeso nella sua virilità domestica, non abbia per carità il bisogno di esibire selfie a smentita. Non è quello, il problema. Non il primo che potrebbe venire in mente, poniamo, a un consigliere comunale di Amelia. Espulso dal partito, è vero, Massimiliano Galli, dopo aver scritto a Emma Marrone che piuttosto che esortare nei suoi concerti ad "aprire i porti" avrebbe dovuto "aprire le gambe e farsi pagare" - costa fatica trascrivere ma è letterale. Espulso perché questa frase è "distante dai valori e dallo spirito della Lega".
Vediamo, allora, quanto è distante. Il problema è politico, non personale - fate conto che sia un hashtag così magari è più chiaro…
Vediamo, allora, quanto è distante. Il problema è politico, non personale - fate conto che sia un hashtag così magari è più chiaro…
La Lega ha un problema con le donne. È una questione molto delicata per un partito politico che nella sua era sorgiva ce l'aveva duro, come ricordiamo a memoria - certi slogan sono indelebili. Nessuno si senta offeso nella sua virilità domestica, non abbia per carità il bisogno di esibire selfie a smentita. Non è quello, il problema. Non il primo che potrebbe venire in mente, poniamo, a un consigliere comunale di Amelia. Espulso dal partito, è vero, Massimiliano Galli, dopo aver scritto a Emma Marrone che piuttosto che esortare nei suoi concerti ad "aprire i porti" avrebbe dovuto "aprire le gambe e farsi pagare" - costa fatica trascrivere ma è letterale. Espulso perché questa frase è "distante dai valori e dallo spirito della Lega".
Vediamo, allora, quanto è distante. Il problema è politico, non personale - fate conto che sia un hashtag così magari è più chiaro. A pochi giorni di distanza dall'invito di Galli ecco i "giovani per Salvini" di Crotone: desiderano onorare l'8 marzo con un volantino che ricorda "il ruolo naturale della donna volto alla promozione e sostegno della vita e della famiglia", mica quegli atteggiamenti "rancorosi e di lotta", così poco femminili. La donna ha "un grande compito per la sopravvivenza della Nazione". Non c'è bisogno di spiegare quale: fare figli, meglio se 11 o 13, la fertilità dei numeri primi. Anche qui a Matteo Salvini tocca non espellere ma minimizzare: non ne sapevo niente, io lavoro per "la parità di mamme e papà".
E siamo al punto, le famiglie. Mamme e papà. Il ministro per la Famiglia Lorenzo Fontana, leghista di Verona, (prima intervista: "Le famiglie con genitori dello stesso sesso non esistono") sarà tra gli ospiti d'onore del World congress of families in procinto di tenersi a Verona, appunto, dal 29 marzo. Lo organizza il senatore Simone Pillon, promotore del decreto omonimo. Altri ospiti: Salvini, ovvio, il presidente della Repubblica moldava, il segretario di Stato ungherese, l'ambasciatore polacco, il Patriarca della Chiesa cattolica sira Ignazio Giuseppe III. Riferimenti internazionali eloquenti, peccato l'assenza dei russi.
Il leghista Pillon, mediatore familiare, è l'estensore di un testo di legge che, tra l'altro, introduce l'obbligo di mediazione (privata e a pagamento) in caso di divorzio in presenza di minori, e costringe i figli a stare 12 giorni al mese con entrambi i genitori. Tutti i divorzi, compresi quelli determinati da violenze e abusi. Mi domando cosa ne pensi l'avvocato Giulia Bongiorno, ministra, che con Doppia difesa lavora da anni a tutelare le donne vittime di violenza. Mi domando anche se Susanna Ceccardi sindaca di Cascina, Anna Maria Cisint sindaca di Monfalcone (70 bambini bengalesi esclusi dalla scuola pubblica della città, ricordate?), Lucia Borgonzoni e le tante leghiste che hanno governato e governano siano convinte come i giovani di Crotone che il posto delle femmine è a casa, e zitte. Vox, la nuova destra spagnola rampante, ha nel suo decalogo il ritorno della donna alla funzione originaria: procreare, tacere. Non è molto diverso da quello che suggerisce Pillon. Hanno scritto al governo italiano le relatrici dell'Onu, con "forte preoccupazione": "Il decreto Pillon è un tentativo di ripristinare un ordine sociale basato su stereotipi di genere e relazioni di potere disuguali".
È un grande classico delle destre politiche di sempre: le donne servono a fare figli per la Patria. Il ministro Fontana, quando non si occupa di famiglia cattolica, chiede di abolire la legge Mancino che sanziona gesti e azioni legati al nazifascismo perché, dice (Ansa, 4 agosto 2018), "si è trasformata in una sponda per ammantare di antifascismo il razzismo anti-italiano". Poi magari parlare di fascismo è fuorviante, ma i fatti sono questi. Senza offesa per la virilità di nessuno.
Vediamo, allora, quanto è distante. Il problema è politico, non personale - fate conto che sia un hashtag così magari è più chiaro. A pochi giorni di distanza dall'invito di Galli ecco i "giovani per Salvini" di Crotone: desiderano onorare l'8 marzo con un volantino che ricorda "il ruolo naturale della donna volto alla promozione e sostegno della vita e della famiglia", mica quegli atteggiamenti "rancorosi e di lotta", così poco femminili. La donna ha "un grande compito per la sopravvivenza della Nazione". Non c'è bisogno di spiegare quale: fare figli, meglio se 11 o 13, la fertilità dei numeri primi. Anche qui a Matteo Salvini tocca non espellere ma minimizzare: non ne sapevo niente, io lavoro per "la parità di mamme e papà".
E siamo al punto, le famiglie. Mamme e papà. Il ministro per la Famiglia Lorenzo Fontana, leghista di Verona, (prima intervista: "Le famiglie con genitori dello stesso sesso non esistono") sarà tra gli ospiti d'onore del World congress of families in procinto di tenersi a Verona, appunto, dal 29 marzo. Lo organizza il senatore Simone Pillon, promotore del decreto omonimo. Altri ospiti: Salvini, ovvio, il presidente della Repubblica moldava, il segretario di Stato ungherese, l'ambasciatore polacco, il Patriarca della Chiesa cattolica sira Ignazio Giuseppe III. Riferimenti internazionali eloquenti, peccato l'assenza dei russi.
Il leghista Pillon, mediatore familiare, è l'estensore di un testo di legge che, tra l'altro, introduce l'obbligo di mediazione (privata e a pagamento) in caso di divorzio in presenza di minori, e costringe i figli a stare 12 giorni al mese con entrambi i genitori. Tutti i divorzi, compresi quelli determinati da violenze e abusi. Mi domando cosa ne pensi l'avvocato Giulia Bongiorno, ministra, che con Doppia difesa lavora da anni a tutelare le donne vittime di violenza. Mi domando anche se Susanna Ceccardi sindaca di Cascina, Anna Maria Cisint sindaca di Monfalcone (70 bambini bengalesi esclusi dalla scuola pubblica della città, ricordate?), Lucia Borgonzoni e le tante leghiste che hanno governato e governano siano convinte come i giovani di Crotone che il posto delle femmine è a casa, e zitte. Vox, la nuova destra spagnola rampante, ha nel suo decalogo il ritorno della donna alla funzione originaria: procreare, tacere. Non è molto diverso da quello che suggerisce Pillon. Hanno scritto al governo italiano le relatrici dell'Onu, con "forte preoccupazione": "Il decreto Pillon è un tentativo di ripristinare un ordine sociale basato su stereotipi di genere e relazioni di potere disuguali".
È un grande classico delle destre politiche di sempre: le donne servono a fare figli per la Patria. Il ministro Fontana, quando non si occupa di famiglia cattolica, chiede di abolire la legge Mancino che sanziona gesti e azioni legati al nazifascismo perché, dice (Ansa, 4 agosto 2018), "si è trasformata in una sponda per ammantare di antifascismo il razzismo anti-italiano". Poi magari parlare di fascismo è fuorviante, ma i fatti sono questi. Senza offesa per la virilità di nessuno.