✕

La scelta obbligata tra lavoro e famiglia

Le donne in età lavorativa hanno un livello di istruzione pari o superiore a quello dei loro coetanei, ma è stabile al 20% la percentuale di coloro che escono dal mercato del lavoro alla nascita di un figlio
1 minuti di lettura
Le donne in età lavorativa in Italia da oltre un trentennio hanno un livello di istruzione pari o superiore a quello dei loro coetanei. Sono anche occupate in percentuali superiori alle loro madri, anche se meno della maggior parte delle loro coetanee europee. Tuttavia la percentuale di coloro che escono dal mercato del lavoro alla nascita di un figlio rimane stabile attorno al 20%, mostrando quanto continui ad essere difficile nel nostro paese per una donna conciliare maternità e lavoro, soprattutto se non si guadagna abbastanza per potersi permettere di acquistare sul mercato i servizi di cura - asilo nido privato, baby sitter - che un welfare state miope non sempre è in grado di offrire.

È una situazione che colpisce soprattutto le donne a bassa istruzione e/o che vivono nel Mezzogiorno. Ma non sono esenti da questo rischio neppure le donne ad alta istruzione, stante che sono esposte al rischio di rimanere in contratti di lavoro precari e in part-time i…
Le donne in età lavorativa in Italia da oltre un trentennio hanno un livello di istruzione pari o superiore a quello dei loro coetanei. Sono anche occupate in percentuali superiori alle loro madri, anche se meno della maggior parte delle loro coetanee europee. Tuttavia la percentuale di coloro che escono dal mercato del lavoro alla nascita di un figlio rimane stabile attorno al 20%, mostrando quanto continui ad essere difficile nel nostro paese per una donna conciliare maternità e lavoro, soprattutto se non si guadagna abbastanza per potersi permettere di acquistare sul mercato i servizi di cura - asilo nido privato, baby sitter - che un welfare state miope non sempre è in grado di offrire.

È una situazione che colpisce soprattutto le donne a bassa istruzione e/o che vivono nel Mezzogiorno. Ma non sono esenti da questo rischio neppure le donne ad alta istruzione, stante che sono esposte al rischio di rimanere in contratti di lavoro precari e in part-time involontario più frequentemente e più a lungo dei loro coetanei con analoghe qualifiche, così come di essere più spesso sovraqualificate rispetto al lavoro che fanno. Le cose sono peggiorate negli ultimi anni e per le più giovani. Si riduce così il numero di quelle che riescono a costruirsi un curriculum tale da aprire loro potenzialmente posizioni apicali. Ma anche queste, al dunque, trovano ostacoli in una implicita "quota blu", che riserva le posizioni che contano prioritariamente ai maschi.

Una persistente divisione asimmetrica del lavoro famigliare tra uomini e donne, culture aziendali, ma anche politiche, che continuano a sottovalutare e sotto-investire nelle donne, un modello di welfare che dà ancora largamente per scontato che le famiglie possano contare su una ampia disponibilità di lavoro domestico e di cura gratuito da parte delle donne si combinano a creare un ambiente sfavorevole per le donne. Spiegano il basso tasso di occupazione femminile e il forte svantaggio sperimentato da chi ha bassa istruzione e vive ne Mezzogiorno. Spiegano anche perché le donne occupate e con buone qualifiche faticano a raggiungere posizioni apicali in tutti i settori. Non ci si può sorprendere allora che le une e le altre fatichino anche ad avere quel figlio in più che molte di loro pure vorrebbero. C'è poco da festeggiare, quindi. Per questo l'8 marzo quest'anno torna alle origini. Le donne scioperano e tornano in piazza per protestare e chiedere, pretendere, un cambiamento delle regole del gioco.