Diciamo la verità. A parte Sergio Mattarella, ormai a difendere davvero "l'interesse nazionale" di questo Paese c'è rimasto solo Mario Draghi. Mentre Di Maio in tuta da No Tav e Salvini in divisa da capostazione giocano ai trenini sotto il vulcano, infatti, a proteggere l'Italietta dalla prossima eruzione è il solito e solido scudo della Bce, non l'ombrello provvisorio del reddito di cittadinanza o il parasole posticcio di Quota 100. Le scelte di politica monetaria annunciate ieri a Francoforte non sono paragonabili al famoso whatever it takes che nel luglio 2012 salvò l'Eurozona dal collasso. Ma un po' gli somigliano. Ed è una fortuna per tutti, ma soprattutto per noi.
Draghi certifica quello che temevamo: l'economia del pianeta è in "sensibile rallentamento", zavorrata dalle guerre commerciali tra Usa e Cina, dalle misure protezionistiche, dallo shock della Brexit. Ma Draghi conferma anc…
Draghi certifica quello che temevamo: l'economia del pianeta è in "sensibile rallentamento", zavorrata dalle guerre commerciali tra Usa e Cina, dalle misure protezionistiche, dallo shock della Brexit. Ma Draghi conferma anc…
Diciamo la verità. A parte Sergio Mattarella, ormai a difendere davvero "l'interesse nazionale" di questo Paese c'è rimasto solo Mario Draghi. Mentre Di Maio in tuta da No Tav e Salvini in divisa da capostazione giocano ai trenini sotto il vulcano, infatti, a proteggere l'Italietta dalla prossima eruzione è il solito e solido scudo della Bce, non l'ombrello provvisorio del reddito di cittadinanza o il parasole posticcio di Quota 100. Le scelte di politica monetaria annunciate ieri a Francoforte non sono paragonabili al famoso whatever it takes che nel luglio 2012 salvò l'Eurozona dal collasso. Ma un po' gli somigliano. Ed è una fortuna per tutti, ma soprattutto per noi.
Draghi certifica quello che temevamo: l'economia del pianeta è in "sensibile rallentamento", zavorrata dalle guerre commerciali tra Usa e Cina, dalle misure protezionistiche, dallo shock della Brexit. Ma Draghi conferma anche quello che sospettavamo: l'Italia non è la soluzione, ma è parte del problema. Qui siamo già in recessione, con il fatturato dell'industria che crolla, l'occupazione che ristagna e l'Ocse che certifica quello che i grillini della prima ora hanno sempre sognato: la decrescita è in pieno corso, ed è tutt'altro che felice.
Insieme alla frenata dell'auto tedesca, quel Pil italiano negativo dello 0,2 per cento è piombo nelle ali dell'intera Europa. Le misure messe in campo dalla Banca centrale, dunque, aiutano il continente ma servono a noi. Il costo del denaro a quota zero per tutto il 2019 servirà a garantire mutui a buon mercato alle famiglie, le iniezioni di liquidità per le banche nei prossimi due anni serviranno ad assicurare prestiti quasi illimitati alle imprese. I massicci riacquisti di tutti i titoli sovrani in scadenza fino al 2020 serviranno ad attenuare la dittatura dello spread. Se tutto questo non è il famoso "bazooka" con il quale Draghi cominciò a sparare contro la Grande Crisi quattro anni fa, poco ci manca.
Dovrebbero ringraziarlo, oggi più che mai, i sovranisti alle vongole che in queste ore si stanno giocando il governo ai dadi, spacciando un bieco tornaconto elettorale per "analisi costi-benefici" sulla Tav. Dal marzo del 2015, quando sfidò i falchi della Bundesbank e lanciò il Quantitative Easing, Draghi ha comprato la bellezza di 273 miliardi di Btp tricolore. Quasi 4 miliardi di titoli di Stato italiani acquistati ogni mese, fino al dicembre scorso, ci hanno consentito di contenere il differenziale con i Bund tedeschi e il costo degli interessi sul debito pubblico. La Bce ha fatto quello che ha potuto, e anche oltre, piegando la sua "missione" istituzionale (che è e resta il controllo dei prezzi) fino ai limiti del temerario.
Noi siamo stati i principali beneficiari di questa strategia emergenziale. Nonostante questo, in questi mesi di governo scellerato i gialloverdi non hanno trovato di meglio che cannoneggiare il quartier generale di Francoforte, dove un italiano, senza dirlo, ha evitato più volte che l'Italia finisse nel baratro. Già in autunno Draghi ha lanciato messaggi chiari, durante la tormenta sullo spread innescata dal caos sulla manovra in disavanzo e senza coperture: "Attenzione, il nostro mandato non è quello di finanziare i debiti pubblici". La risposta dei "gemelli del deficit" è stata vergognosa. Salvini ha lanciato uno dei suoi "bacioni" al veleno: "Gli italiani in Europa facciano gli interessi dell'Italia e non critichino".
Di Maio ha detto di peggio: "Draghi avvelena il clima, invece di tifare Italia". Accecati dall'illusione anti-storica di una nuova autarchia, allenati alla "costruzione del nemico esterno" che accomuna i populisti di ogni ordine e grado, i sedicenti patrioti non hanno capito niente di ciò che è avvenuto, di ciò che sta avvenendo e di ciò che può ancora avvenire. Soprattutto, non hanno spiegato e non spiegano al Paese cosa succederà dopo le elezioni europee (ammesso che il grottesco cortocircuito sulla Tav non deflagri in una crisi di governo). Chi firmerà la manovra economica del 2020, che già ora è una cambiale in bianco da quasi 40 miliardi, tutta a carico degli italiani? Draghi lascerà la Bce a novembre. Sarebbe un bel paradosso se toccasse di nuovo a lui salvare l'Italia, traslocando in un altro Palazzo.
Draghi certifica quello che temevamo: l'economia del pianeta è in "sensibile rallentamento", zavorrata dalle guerre commerciali tra Usa e Cina, dalle misure protezionistiche, dallo shock della Brexit. Ma Draghi conferma anche quello che sospettavamo: l'Italia non è la soluzione, ma è parte del problema. Qui siamo già in recessione, con il fatturato dell'industria che crolla, l'occupazione che ristagna e l'Ocse che certifica quello che i grillini della prima ora hanno sempre sognato: la decrescita è in pieno corso, ed è tutt'altro che felice.
Insieme alla frenata dell'auto tedesca, quel Pil italiano negativo dello 0,2 per cento è piombo nelle ali dell'intera Europa. Le misure messe in campo dalla Banca centrale, dunque, aiutano il continente ma servono a noi. Il costo del denaro a quota zero per tutto il 2019 servirà a garantire mutui a buon mercato alle famiglie, le iniezioni di liquidità per le banche nei prossimi due anni serviranno ad assicurare prestiti quasi illimitati alle imprese. I massicci riacquisti di tutti i titoli sovrani in scadenza fino al 2020 serviranno ad attenuare la dittatura dello spread. Se tutto questo non è il famoso "bazooka" con il quale Draghi cominciò a sparare contro la Grande Crisi quattro anni fa, poco ci manca.
Dovrebbero ringraziarlo, oggi più che mai, i sovranisti alle vongole che in queste ore si stanno giocando il governo ai dadi, spacciando un bieco tornaconto elettorale per "analisi costi-benefici" sulla Tav. Dal marzo del 2015, quando sfidò i falchi della Bundesbank e lanciò il Quantitative Easing, Draghi ha comprato la bellezza di 273 miliardi di Btp tricolore. Quasi 4 miliardi di titoli di Stato italiani acquistati ogni mese, fino al dicembre scorso, ci hanno consentito di contenere il differenziale con i Bund tedeschi e il costo degli interessi sul debito pubblico. La Bce ha fatto quello che ha potuto, e anche oltre, piegando la sua "missione" istituzionale (che è e resta il controllo dei prezzi) fino ai limiti del temerario.
Noi siamo stati i principali beneficiari di questa strategia emergenziale. Nonostante questo, in questi mesi di governo scellerato i gialloverdi non hanno trovato di meglio che cannoneggiare il quartier generale di Francoforte, dove un italiano, senza dirlo, ha evitato più volte che l'Italia finisse nel baratro. Già in autunno Draghi ha lanciato messaggi chiari, durante la tormenta sullo spread innescata dal caos sulla manovra in disavanzo e senza coperture: "Attenzione, il nostro mandato non è quello di finanziare i debiti pubblici". La risposta dei "gemelli del deficit" è stata vergognosa. Salvini ha lanciato uno dei suoi "bacioni" al veleno: "Gli italiani in Europa facciano gli interessi dell'Italia e non critichino".
Di Maio ha detto di peggio: "Draghi avvelena il clima, invece di tifare Italia". Accecati dall'illusione anti-storica di una nuova autarchia, allenati alla "costruzione del nemico esterno" che accomuna i populisti di ogni ordine e grado, i sedicenti patrioti non hanno capito niente di ciò che è avvenuto, di ciò che sta avvenendo e di ciò che può ancora avvenire. Soprattutto, non hanno spiegato e non spiegano al Paese cosa succederà dopo le elezioni europee (ammesso che il grottesco cortocircuito sulla Tav non deflagri in una crisi di governo). Chi firmerà la manovra economica del 2020, che già ora è una cambiale in bianco da quasi 40 miliardi, tutta a carico degli italiani? Draghi lascerà la Bce a novembre. Sarebbe un bel paradosso se toccasse di nuovo a lui salvare l'Italia, traslocando in un altro Palazzo.