Rami ha 13 anni. È nato in Italia da una famiglia di immigrati egiziani. Sappiamo che frequenta la scuola al pari dei suoi coetanei, ci va e viene in pullman seduto accanto a loro, e prende voti più o meno buoni, come tutti. Parla la lingua dei suoi compagni, e dei genitori dei suoi compagni. Vede le stesse serie tv, tifa per la Juventus, o così fa credere la maglia di Dybala che tiene in cameretta. Sappiamo, anche, che Rami vorrebbe diventare cittadino italiano e che nell'Italia del 2019 davanti ai suoi desideri di giovane cittadino si aprono due strade.
Se Rami ha la fortuna di diventare un eroe, evitando grazie alla sua intraprendenza la strage nella quale avrebbero potuto morire orribilmente lui e i suoi compagni, proprio come è accaduto due giorni fa a San Donato Milanese, forse può diventare cittadino italiano. Così per esempio chiede il vicepremier Luigi Di Maio, in una lettera aperta nella quale propone di conferire a Rami la nazi…
Se Rami ha la fortuna di diventare un eroe, evitando grazie alla sua intraprendenza la strage nella quale avrebbero potuto morire orribilmente lui e i suoi compagni, proprio come è accaduto due giorni fa a San Donato Milanese, forse può diventare cittadino italiano. Così per esempio chiede il vicepremier Luigi Di Maio, in una lettera aperta nella quale propone di conferire a Rami la nazi…
Rami ha 13 anni. È nato in Italia da una famiglia di immigrati egiziani. Sappiamo che frequenta la scuola al pari dei suoi coetanei, ci va e viene in pullman seduto accanto a loro, e prende voti più o meno buoni, come tutti. Parla la lingua dei suoi compagni, e dei genitori dei suoi compagni. Vede le stesse serie tv, tifa per la Juventus, o così fa credere la maglia di Dybala che tiene in cameretta. Sappiamo, anche, che Rami vorrebbe diventare cittadino italiano e che nell'Italia del 2019 davanti ai suoi desideri di giovane cittadino si aprono due strade.
Se Rami ha la fortuna di diventare un eroe, evitando grazie alla sua intraprendenza la strage nella quale avrebbero potuto morire orribilmente lui e i suoi compagni, proprio come è accaduto due giorni fa a San Donato Milanese, forse può diventare cittadino italiano. Così per esempio chiede il vicepremier Luigi Di Maio, in una lettera aperta nella quale propone di conferire a Rami la nazionalità per meriti sul campo.
E pure l'altro vicepremier, Matteo Salvini, dice che la questione è in valutazione. Se invece a Rami non capita di sventare un attentato, il suo sogno è irrealizzabile. In questo caso non conta sia italiano di nascita e di fatto. Rami sarebbe indesiderato come compatriota. Perché - ci hanno spiegato i contrari allo Ius soli, tra i quali Di Maio medesimo, per non dire di Salvini - rappresenterebbe un mini-incentivo all'invasione di massa del suolo nazionale. O un pericolo per la cultura indigena. E magari non proprio lui personalmente, ma chissà, non si può mai dire, persino per la sicurezza nazionale.
I più contrari allo Ius soli, poi, non si pongono nemmeno il problema della cultura o della sicurezza. Ci ammoniscono sul fatto che Rami sarebbe solo il tassello di un perfido progetto noto come "sostituzione etnica": per togliere di mezzo gli italiani veri, come quelli della canzone di Toto Cutugno, e rimpiazzarli con tanti piccoli, o meno piccoli, Rami.
Ora però Rami è un eroe. Uno che salva la vita agli italiani. Dunque, nell'immaginario del sovranista, l'equivalente dello schiavo buono, che si può affrancare dalla condizione di senza diritti. Di più, il premiarlo dimostra che il nemico dello Ius soli non ha nulla contro il migrante. Se può, ne libera uno e gli mette in mano una lettera di salvacondotto.
Strani, questi sovranisti. Dovrebbero apprezzare l'ambizione di tanti essere umani a condividere la nazionalità che essi sostengono di difendere dai guasti del mondialismo, altro termine - proprio come il sovranismo - ripescato dal più ammuffito repertorio del neofascismo "colto". Ma i sovranisti, o i loro sodali post ideologici, della cittadinanza sono pronti a discutere solo se possono farne mercimonio ideologico.
Tanto che, nella stessa lettera in cui Di Maio si spende per Rami, chiede di togliere la cittadinanza all'autista che voleva uccidere i ragazzi. E anche in questo caso Salvini è d'accordo con lui, anzi lo ha preceduto nell'informare l'opinione pubblica che il ministero dell'Interno sta studiando la revoca. Lo permette una norma del famigerato decreto sicurezza studiata ad hoc per punire chi, nel commettere un reato, ha l'aggravante di non essere cittadino italiano dalla nascita. Un italiano doc che delinque deve fare i conti solo con il codice penale. Un italiano acquisito deve restituire anche il passaporto, perché in fondo - questo è il sottotesto politico - non è un italiano vero e, del resto, le sue azioni da canaglia faranno sì che nessuno abbia a turbarsi per questa distorsione dello Stato di diritto.
"Non esistono negri italiani", recitava uno striscione dedicato qualche anno fa a Mario Balotelli dalla frangia fascistoide degli ultras della Nazionale di calcio. Non esistono. Possono solo diventarlo, se eroi. Oppure smettere di esserlo, se assassini o aspiranti tali. Degli altri non sappiamo che farcene.
Se Rami ha la fortuna di diventare un eroe, evitando grazie alla sua intraprendenza la strage nella quale avrebbero potuto morire orribilmente lui e i suoi compagni, proprio come è accaduto due giorni fa a San Donato Milanese, forse può diventare cittadino italiano. Così per esempio chiede il vicepremier Luigi Di Maio, in una lettera aperta nella quale propone di conferire a Rami la nazionalità per meriti sul campo.
E pure l'altro vicepremier, Matteo Salvini, dice che la questione è in valutazione. Se invece a Rami non capita di sventare un attentato, il suo sogno è irrealizzabile. In questo caso non conta sia italiano di nascita e di fatto. Rami sarebbe indesiderato come compatriota. Perché - ci hanno spiegato i contrari allo Ius soli, tra i quali Di Maio medesimo, per non dire di Salvini - rappresenterebbe un mini-incentivo all'invasione di massa del suolo nazionale. O un pericolo per la cultura indigena. E magari non proprio lui personalmente, ma chissà, non si può mai dire, persino per la sicurezza nazionale.
I più contrari allo Ius soli, poi, non si pongono nemmeno il problema della cultura o della sicurezza. Ci ammoniscono sul fatto che Rami sarebbe solo il tassello di un perfido progetto noto come "sostituzione etnica": per togliere di mezzo gli italiani veri, come quelli della canzone di Toto Cutugno, e rimpiazzarli con tanti piccoli, o meno piccoli, Rami.
Ora però Rami è un eroe. Uno che salva la vita agli italiani. Dunque, nell'immaginario del sovranista, l'equivalente dello schiavo buono, che si può affrancare dalla condizione di senza diritti. Di più, il premiarlo dimostra che il nemico dello Ius soli non ha nulla contro il migrante. Se può, ne libera uno e gli mette in mano una lettera di salvacondotto.
Strani, questi sovranisti. Dovrebbero apprezzare l'ambizione di tanti essere umani a condividere la nazionalità che essi sostengono di difendere dai guasti del mondialismo, altro termine - proprio come il sovranismo - ripescato dal più ammuffito repertorio del neofascismo "colto". Ma i sovranisti, o i loro sodali post ideologici, della cittadinanza sono pronti a discutere solo se possono farne mercimonio ideologico.
Tanto che, nella stessa lettera in cui Di Maio si spende per Rami, chiede di togliere la cittadinanza all'autista che voleva uccidere i ragazzi. E anche in questo caso Salvini è d'accordo con lui, anzi lo ha preceduto nell'informare l'opinione pubblica che il ministero dell'Interno sta studiando la revoca. Lo permette una norma del famigerato decreto sicurezza studiata ad hoc per punire chi, nel commettere un reato, ha l'aggravante di non essere cittadino italiano dalla nascita. Un italiano doc che delinque deve fare i conti solo con il codice penale. Un italiano acquisito deve restituire anche il passaporto, perché in fondo - questo è il sottotesto politico - non è un italiano vero e, del resto, le sue azioni da canaglia faranno sì che nessuno abbia a turbarsi per questa distorsione dello Stato di diritto.
"Non esistono negri italiani", recitava uno striscione dedicato qualche anno fa a Mario Balotelli dalla frangia fascistoide degli ultras della Nazionale di calcio. Non esistono. Possono solo diventarlo, se eroi. Oppure smettere di esserlo, se assassini o aspiranti tali. Degli altri non sappiamo che farcene.