Data una prima occhiata al Piano per l'informazione approvato dal consiglio d'amministrazione della Rai, abbiamo deciso, ed è già qualcosa, di rileggercelo per bene. Il Piano si prefigge di giungere entro il 2021, e cioè entro i termini di esistenza dell'attuale cda, a una sostanziale riforma della informazione Rai: pure qui sta la bizzarria, non affrontandone la principale e arcinota stortura, e cioè la ridondanza di testate generaliste "concorrenti" in nome del "pluralismo" (Tg1, Tg2, Tg3, mentre all'estero domina la mono testata) e dei corrispondenti notiziari (una quindicina. mentre all'estero se la cavano con due/tre) che come un morbillo partitico-corporativo punteggiano i palinsesti.
Ebbene, nel passaggio cruciale del Piano si sottolinea che le suddette testate mantengono compiti, personale e budget. Per cui il Piano è stato approvato a patto di non toccare il principale spreco Rai (parliamo di va…
Ebbene, nel passaggio cruciale del Piano si sottolinea che le suddette testate mantengono compiti, personale e budget. Per cui il Piano è stato approvato a patto di non toccare il principale spreco Rai (parliamo di va…
Data una prima occhiata al Piano per l'informazione approvato dal consiglio d'amministrazione della Rai, abbiamo deciso, ed è già qualcosa, di rileggercelo per bene. Il Piano si prefigge di giungere entro il 2021, e cioè entro i termini di esistenza dell'attuale cda, a una sostanziale riforma della informazione Rai: pure qui sta la bizzarria, non affrontandone la principale e arcinota stortura, e cioè la ridondanza di testate generaliste "concorrenti" in nome del "pluralismo" (Tg1, Tg2, Tg3, mentre all'estero domina la mono testata) e dei corrispondenti notiziari (una quindicina. mentre all'estero se la cavano con due/tre) che come un morbillo partitico-corporativo punteggiano i palinsesti.
Ebbene, nel passaggio cruciale del Piano si sottolinea che le suddette testate mantengono compiti, personale e budget. Per cui il Piano è stato approvato a patto di non toccare il principale spreco Rai (parliamo di varie centinaia di milioni di euro) e tentando l'ossimoro di trasformare tutto lasciando il grosso com'è, o quasi.
Il "quasi" consiste nel cancellare gli irrilevanti siti internet di Tg1, Tg2, Tg3 (alzi la mano chi vi fa ricorso) e nel concentrare il web Rai in una testata unificata che aggreghi anche i TgR e la congerie di testate di serie B (Televideo, Rai24, Tg Parlamento e via dicendo). E da lì costruire una web Rai di serie A, con l'aiuto di una neonata news room unificata, che si vorrebbe polifunzionale e trasversale sul modello Bbc, ma che, di ossimoro in ossimoro, ovviamente non si concilia con il postulato di lasciare intatta la separatezza e il potere delle tre maggiori e lottizzate testate. Insomma, tirando le fila del tutto, una parte della Rai informativa vivrebbe la vita lottizzata di sempre (chiamatela, se volete aggiornare il lessico, sovranismo di testata), mentre la Rai della porta accanto realizzerebbe il modello Bbc. Puro trasformismo parolaio? Forse no perché, se leggiamo correttamente tra le righe, può essere che il piano voglia sbloccare l'immobilità della Rai attraverso un, chiamiamolo così, minimalismo volpino, che punta all'assedio del vecchio inoculando altrove del nuovo e sperando in una capitolazione finale che sblocchi, prima o poi, la riforma del tutto.
Senonché, altro che volpi, qui si sta progettando di ristrutturare una casa a partire dai comignoli. Per cui è possibile che a capitolare siano per primi gli assedianti, schiacciati dai problemi immobiliari, organizzativi, tecnici e contrattuali che andrebbero comunque affrontati per incapsulare una qualche traccia di Bbc nella Rai di sempre.
In sostanza si capisce la tentazione di provarci, da parte di qualche componente degli attuali vertici, dato che l'alternativa sarebbe di scorrere il triennio come acqua fresca sul marmo eterno della lottizzazione. Esattamente come per ogni precedente consiglio e direzione generale. Sottile tuttavia, anzi trasparente, è la parete che separa in questo caso il coraggio dalla velleità. Come l'azzardo di chi ci si butta dal calcolo del vicino di banco che gli dà corda per meglio impiccarlo.
Ebbene, nel passaggio cruciale del Piano si sottolinea che le suddette testate mantengono compiti, personale e budget. Per cui il Piano è stato approvato a patto di non toccare il principale spreco Rai (parliamo di varie centinaia di milioni di euro) e tentando l'ossimoro di trasformare tutto lasciando il grosso com'è, o quasi.
Il "quasi" consiste nel cancellare gli irrilevanti siti internet di Tg1, Tg2, Tg3 (alzi la mano chi vi fa ricorso) e nel concentrare il web Rai in una testata unificata che aggreghi anche i TgR e la congerie di testate di serie B (Televideo, Rai24, Tg Parlamento e via dicendo). E da lì costruire una web Rai di serie A, con l'aiuto di una neonata news room unificata, che si vorrebbe polifunzionale e trasversale sul modello Bbc, ma che, di ossimoro in ossimoro, ovviamente non si concilia con il postulato di lasciare intatta la separatezza e il potere delle tre maggiori e lottizzate testate. Insomma, tirando le fila del tutto, una parte della Rai informativa vivrebbe la vita lottizzata di sempre (chiamatela, se volete aggiornare il lessico, sovranismo di testata), mentre la Rai della porta accanto realizzerebbe il modello Bbc. Puro trasformismo parolaio? Forse no perché, se leggiamo correttamente tra le righe, può essere che il piano voglia sbloccare l'immobilità della Rai attraverso un, chiamiamolo così, minimalismo volpino, che punta all'assedio del vecchio inoculando altrove del nuovo e sperando in una capitolazione finale che sblocchi, prima o poi, la riforma del tutto.
Senonché, altro che volpi, qui si sta progettando di ristrutturare una casa a partire dai comignoli. Per cui è possibile che a capitolare siano per primi gli assedianti, schiacciati dai problemi immobiliari, organizzativi, tecnici e contrattuali che andrebbero comunque affrontati per incapsulare una qualche traccia di Bbc nella Rai di sempre.
In sostanza si capisce la tentazione di provarci, da parte di qualche componente degli attuali vertici, dato che l'alternativa sarebbe di scorrere il triennio come acqua fresca sul marmo eterno della lottizzazione. Esattamente come per ogni precedente consiglio e direzione generale. Sottile tuttavia, anzi trasparente, è la parete che separa in questo caso il coraggio dalla velleità. Come l'azzardo di chi ci si butta dal calcolo del vicino di banco che gli dà corda per meglio impiccarlo.