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Santa Sofia, così si stravolge un simbolo

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Quali sono gli obiettivi di Erdogan, che ha annunciato di voler riconsacrare all’islam l’antica basilica? La vicenda secolare di un maestoso edificio che ha vissuto trasformazioni, rovinose cadute e mirabili rinascite  
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L'annuncio clamoroso di Recep Tayyip Erdogan di voler riconsacrare all'islam la basilica di Aya Sofia (Santa Sofia) si spiega col fatto che domenica prossima in Turchia ci saranno elezioni amministrative di cui si teme un possibile rimbalzo politico negativo in un momento non buono per l'economia. Che alle parole seguano i fatti è da vedere, intanto però aver tirato in ballo un ex simbolo religioso di quella potenza dice quanto forti siano le preoccupazioni.

Questa maestosa costruzione racchiude lo spaccato verticale della storia cittadina, ne rispecchia fasi storiche, cambiamenti, contraddizioni, rovine.
Per quasi mille anni il tempio è stato il più vasto spazio chiuso esistente al mondo. Una meraviglia che arriva dall'antichità più remota, che ha più volte cambiato aspetto e destinazione, è crollata, bruciata, ha visto le sue decorazioni oltraggiate, depredate, di nuovo risorte; ha ospitato e celebrato la sagge…
L'annuncio clamoroso di Recep Tayyip Erdogan di voler riconsacrare all'islam la basilica di Aya Sofia (Santa Sofia) si spiega col fatto che domenica prossima in Turchia ci saranno elezioni amministrative di cui si teme un possibile rimbalzo politico negativo in un momento non buono per l'economia. Che alle parole seguano i fatti è da vedere, intanto però aver tirato in ballo un ex simbolo religioso di quella potenza dice quanto forti siano le preoccupazioni.

Questa maestosa costruzione racchiude lo spaccato verticale della storia cittadina, ne rispecchia fasi storiche, cambiamenti, contraddizioni, rovine.
Per quasi mille anni il tempio è stato il più vasto spazio chiuso esistente al mondo. Una meraviglia che arriva dall'antichità più remota, che ha più volte cambiato aspetto e destinazione, è crollata, bruciata, ha visto le sue decorazioni oltraggiate, depredate, di nuovo risorte; ha ospitato e celebrato la saggezza e la pace, così come la ferocia e la guerra.

Fu l'imperatore Costantino, l'uomo che rese il cristianesimo religio licita, a volere che si costruisse una chiesa maestosa là dove un tempo sorgevano i templi degli dèi ormai considerati pagani. Era il 325, l'anno del fondamentale concilio di Nicea che lo stesso Costantino, nemmeno battezzato, aveva voluto presiedere.

Dedicare la basilica alla Divina Sapienza era una geniale idea di partenza, richiamava l'eredità ellenistica, il desiderio di trasmetterla alla nuova religione che s'andava affermando. L'inaugurazione dell'edificio avvenne però quando Costantino era ormai morto da più di vent'anni.

Non passa nemmeno mezzo secolo e la costruzione va in buona parte distrutta a causa di un incendio appiccato per ragioni politico-religiose. Ricostruita da Teodosio II nel 415, Santa Sofia viene nuovamente distrutta dal fuoco nel 532, durante il regno di Giustiniano. Questa volta la causa non è più religiosa ma decisamente politica: una rivolta motivata da ragioni anche fiscali, che l'imperatore faticherà a controllare.

Ancora una volta comunque risorge. Per arricchire la nuova chiesa Giustiniano ordina, come aveva già fatto Costantino a Roma per decorare il suo "arco" nei pressi del Colosseo, che si spoglino altri templi. Si prelevarono opere e decorazioni dal tempio di Diana a Efeso, da quello del Sole a Palmira, da quello di Atena a Pergamo. L'inaugurazione avvenne, con grande tripudio e lunghi festeggiamenti, il 26 dicembre 537 ed è questa la data di fondazione che in genere viene riportata, trascurando i precedenti.

Racconta una storia, colorita dalla leggenda, che al momento di fare il suo ingresso su una quadriga, Giustiniano apparve come abbagliato dalle luci, dai colori, da uno sconfinato orgoglio che lo spinse a un gesto inaudito. Sceso dalla quadriga, si collocò al centro della basilica, sotto l'immensa cupola, e gridò: "Salomone, ti ho vinto!". Alludeva al primo tempio di Gerusalemme fatto erigere da re Salomone per volontà di suo padre David.

Il nuovo edificio era completamente diverso non solo dalla basilica precedente ma anche da ogni altra architettura bizantina. La cupola aveva un diametro di 31 metri e si innalzava a più di 50 metri dal piano di calpestio sembrando come sospesa nel vuoto.

L'ardimento della costruzione era una sfida all'instabile natura del suolo. Nel 559 infatti non le fiamme ma alcune scosse di terremoto la fecero collassare. Eppure, ostinatamente, la cupola venne ancora una volta rialzata (con alcune modifiche strutturali) e la notte di Natale del 563, Giustiniano, giunto ormai alla fine del suo regno, poté inaugurarla per la seconda volta. Seguirono altre sventure e razzie comprese quelle compiute dai crociati che nel 1204 misero Costantinopoli a ferro e a fuoco spogliando la veneranda basilica di tutti gli arredi e gli oggetti preziosi. Alcuni frutti di quella rapina si possono ammirare oggi nella basilica di san Marco a Venezia. Compresi i quattro famosi cavalli di bronzo provenienti dall'ippodromo.
Dopo quasi dieci secoli di vita, la civiltà bizantina, erede di Atene e di Roma, ebbe fine. Il 29 maggio 1453, il giovanissimo Maometto II, dopo un assedio genialmente condotto, usando i più grandi cannoni che le tecniche di fusione consentissero di fabbricare, conquistò la città facendone la sua capitale. Costantinopoli era diventata Istanbul, Santa Sofia, da basilica ortodossa, divenne una moschea. Così sarebbe rimasta, cioè un luogo dedicato al culto islamico, fino al 1935 quando, per volontà del presidente della repubblica Mustafa Kemal, detto Atatürk, venne sconsacrata e trasformata in museo nel quadro di una generale laicizzazione del paese.

È utile avere a mente questo drammatico susseguirsi di eventi quando si parla di Santa Sofia, del suo spazio senza uguali al mondo. Nemmeno san Pietro a Roma riesce a dare la stessa idea di vastità anche se il numero di capolavori della basilica romana è ovviamente incomparabile. Al mirabile pieno di san Pietro Santa Sofia oppone il suo stupefacente, vertiginoso vuoto.

Tra i cento visitatori che hanno raccontato la basilica c'è stato anche Edmondo De Amicis. Il geniale autore di Cuore vi arrivò, nemmeno trentenne, nel 1875. Oggi lo definiremmo inviato, scriveva per l'Illustrazione Italiana, doveva raccontare una città di cui nessuno sapeva niente. Confessa che nel metter piede all'interno rimase "come inchiodato". Scrisse: "Si abbraccia con lo sguardo un vuoto enorme, un'architettura ardita di mezze cupole che paion sospese, pilastri smisurati, archi giganteschi, colossali colonne, gallerie, tribune, portici, su cui scende da mille grandi finestre un torrente di luce, con un non so che di teatrale e di principesco, più che di sacro".

È proprio a quel sacro che il presidente Erdogan chiede ora aiuto per rafforzare il suo non saldissimo potere politico.