Il ministro Bussetti ha evocato il fantasma della schedatura degli insegnanti italiani, affermando nell'intervista a Corrado Zunino: “Un ministero deve sapere chi c'è all'interno di un edificio di 1.200 persone”. E allora perché non usare le misurazioni di Adolphine Bertillon, messe a punto dalla polizia francese nel 1879? Undici tipi di misurazione: testa, orecchie, gomito, dito medio, anulare, piede sinistro, tronco e braccia, per realizzare un “ritratto parlante’ di ogni individuo. L’utilizzo delle impronte digitale ha mandato in pensione il metodo Bertillon fondato sulle foto segnaletiche, per quanto ancora oggi sui nostri documenti c'è una fotografia. Bussetti avrà pensato: dato che i cellulari oggi usano l'identificazione mediante l’impronta elettronica dell'indice, perché non possiamo farlo anche noi? Il diffusore di questa tecnica, che ha poi portato alle impronte digitali, è …
Il ministro Bussetti ha evocato il fantasma della schedatura degli insegnanti italiani, affermando nell'intervista a Corrado Zunino: “Un ministero deve sapere chi c'è all'interno di un edificio di 1.200 persone”. E allora perché non usare le misurazioni di Adolphine Bertillon, messe a punto dalla polizia francese nel 1879? Undici tipi di misurazione: testa, orecchie, gomito, dito medio, anulare, piede sinistro, tronco e braccia, per realizzare un “ritratto parlante’ di ogni individuo. L’utilizzo delle impronte digitale ha mandato in pensione il metodo Bertillon fondato sulle foto segnaletiche, per quanto ancora oggi sui nostri documenti c'è una fotografia. Bussetti avrà pensato: dato che i cellulari oggi usano l'identificazione mediante l’impronta elettronica dell'indice, perché non possiamo farlo anche noi? Il diffusore di questa tecnica, che ha poi portato alle impronte digitali, è stato Francis Galton, cugino di Charles Darwin, noto soprattutto per le sue teorie eugenetiche. All'origine ci sono, non solo le inchieste di polizia e casi criminali risolti nel passato, ma precise ideologie razzistiche: la selezione della razza e la superiorità dei bianchi.
La storia delle impronte digitali, avanzata per la prima volta da un missionario, un medico scozzese che lavora in Giappone, nel 1880, è stata tutt'uno con quella del controllo delle “classi pericolose”, come le hanno definite gli storici, ovvero i contadini che nel corso della rivoluzione industriale si inurbano in città come Londra o Parigi. Come fare a certificare l'identità delle persone? Nei villaggi tutti sanno tutto di tutti, si conoscono genealogie e discendenze, ma nelle metropoli chiunque può darsi il nome che vuole. I tutori dell'ordine sono in difficoltà con ladri, borsaioli, criminali, truffatori, come racconta Dickens nei suoi romanzi. La necessità di costruire archivi e sistemi di schedatura sorge per una ragione di disciplinamento. Non bastano le descrizioni orali e scritte, e persino le fotografie si riveleranno inadeguate: ci si può travestire. Così entrano in gioco le creste cutanee che abbiamo sulle mani e sui piedi, sulle quali agiscono le ghiandole sudorifere, il cui compito è tenere lubrificata la pelle.
Davvero il ministro della Pubblica Istruzione pensa di schedare gli insegnanti prendendo loro le impronte? E il personale non docente, i segretari, i bidelli e ogni altra persona che transita nelle scuole, compresi i dirigenti? La fissazione del controllo è trasmigrata dagli organi di polizia a un ministro che dovrebbe occuparsi d'istruzione e non di classificazione dei docenti. Questa è la questione scolastica di cui occuparsi in modo prioritario? Probabilmente finirà in una bolla di sapone; l'idea di trasferire nelle scuole i metodi di polizia è un'esagerazione. Ma anche se si tratta di una boutade, qualcosa di nuovo c'è: l'idea di iniziare a schedare.
Se la “popolazione pericolosa” erano i contadini immigrati, oggi chiunque può essere posto sotto controllo per esigenze di sicurezza. Ci manca solo l'impronta dell'iride, tecnica ancora più perfezionata, come accade all'ingresso degli Stati Uniti; ogni spazio pubblico, com'è e deve essere una scuola, diviene uno spazio circoscritto e custodito. L'importante è cominciare a dirlo, e a forza di dirlo qualcosa poi resta, così anche l’ipotesi eccessiva diviene plausibile. Non ha già il dirigente scolastico i nomi e i codici fiscali dei suoi insegnanti? Quella di Bussetti è solo un’ipotesi gettata lì per saggiare la nostra docilità al sistema della schedatura. Prima era per i rom, adesso anche per gli insegnanti. Poi si vedrà.
La storia delle impronte digitali, avanzata per la prima volta da un missionario, un medico scozzese che lavora in Giappone, nel 1880, è stata tutt'uno con quella del controllo delle “classi pericolose”, come le hanno definite gli storici, ovvero i contadini che nel corso della rivoluzione industriale si inurbano in città come Londra o Parigi. Come fare a certificare l'identità delle persone? Nei villaggi tutti sanno tutto di tutti, si conoscono genealogie e discendenze, ma nelle metropoli chiunque può darsi il nome che vuole. I tutori dell'ordine sono in difficoltà con ladri, borsaioli, criminali, truffatori, come racconta Dickens nei suoi romanzi. La necessità di costruire archivi e sistemi di schedatura sorge per una ragione di disciplinamento. Non bastano le descrizioni orali e scritte, e persino le fotografie si riveleranno inadeguate: ci si può travestire. Così entrano in gioco le creste cutanee che abbiamo sulle mani e sui piedi, sulle quali agiscono le ghiandole sudorifere, il cui compito è tenere lubrificata la pelle.
Davvero il ministro della Pubblica Istruzione pensa di schedare gli insegnanti prendendo loro le impronte? E il personale non docente, i segretari, i bidelli e ogni altra persona che transita nelle scuole, compresi i dirigenti? La fissazione del controllo è trasmigrata dagli organi di polizia a un ministro che dovrebbe occuparsi d'istruzione e non di classificazione dei docenti. Questa è la questione scolastica di cui occuparsi in modo prioritario? Probabilmente finirà in una bolla di sapone; l'idea di trasferire nelle scuole i metodi di polizia è un'esagerazione. Ma anche se si tratta di una boutade, qualcosa di nuovo c'è: l'idea di iniziare a schedare.
Se la “popolazione pericolosa” erano i contadini immigrati, oggi chiunque può essere posto sotto controllo per esigenze di sicurezza. Ci manca solo l'impronta dell'iride, tecnica ancora più perfezionata, come accade all'ingresso degli Stati Uniti; ogni spazio pubblico, com'è e deve essere una scuola, diviene uno spazio circoscritto e custodito. L'importante è cominciare a dirlo, e a forza di dirlo qualcosa poi resta, così anche l’ipotesi eccessiva diviene plausibile. Non ha già il dirigente scolastico i nomi e i codici fiscali dei suoi insegnanti? Quella di Bussetti è solo un’ipotesi gettata lì per saggiare la nostra docilità al sistema della schedatura. Prima era per i rom, adesso anche per gli insegnanti. Poi si vedrà.