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Il governo di lite continua

Anche l'Ocse, come hanno fatto tutti gli altri osservatori indipendenti, esprime seri dubbi sull'efficacia della "manovra del popolo" e sugli effetti di Quota 100 
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Con il "forte dissenso" dell'avvocato del popolo Conte nei confronti della realtà (così pervicacemente e incomprensibilmente refrattaria a piegarsi alla gaudiosa narrazione del sovranismo tricolore) si chiude il trecentoquattresimo giorno di guerra tra l'Italia e il resto del mondo. Dal primo giugno 2018 il governo gialloverde ha litigato con chiunque, nazioni e istituzioni. Dall'America alla Francia, dalla Ue alla Bce, da Fitch a S&P. E poi Bankitalia, Confindustria, Istat, Inps, Ufficio parlamentare di Bilancio. Non c'è Stato estero o organo di garanzia che non sia stato apostrofato dai tribuni lega-stellati con i due assiomi fondamentali del populismo contemporaneo: "non sono affari vostri" e "fatevi eleggere e ne riparliamo". 

L'Ocse fa il suo mestiere. Come ogni anno, invitato nella sede ufficiale del ministero del Tesoro, il segretario generale presenta il suo rapp…
Con il "forte dissenso" dell'avvocato del popolo Conte nei confronti della realtà (così pervicacemente e incomprensibilmente refrattaria a piegarsi alla gaudiosa narrazione del sovranismo tricolore) si chiude il trecentoquattresimo giorno di guerra tra l'Italia e il resto del mondo. Dal primo giugno 2018 il governo gialloverde ha litigato con chiunque, nazioni e istituzioni. Dall'America alla Francia, dalla Ue alla Bce, da Fitch a S&P. E poi Bankitalia, Confindustria, Istat, Inps, Ufficio parlamentare di Bilancio. Non c'è Stato estero o organo di garanzia che non sia stato apostrofato dai tribuni lega-stellati con i due assiomi fondamentali del populismo contemporaneo: "non sono affari vostri" e "fatevi eleggere e ne riparliamo". 

L'Ocse fa il suo mestiere. Come ogni anno, invitato nella sede ufficiale del ministero del Tesoro, il segretario generale presenta il suo rapporto sull'Italia. Stavolta è più critico che in altre occasioni: il Paese è "ufficialmente in stallo".

La ripresa si è fermata, la produttività è "debole o negativa da 25 anni", il tenore di vita dei cittadini è inchiodato "ai livelli del 2000", le "grandi disparità regionali" si sono ampliate, la "qualità del lavoro è bassa e la discrepanza tra gli impieghi e le qualifiche dei lavoratori è elevata". Ma questa è una semplice operazione di verità, non un atto di lesa maestà. Non rivela nulla che non ci avevano già spiegato tutti i maggiori centri di ricerca economica del pianeta. Nulla che già non sapevamo e che alla fine ha dovuto riconoscere persino lo sventurato Tria ormai ridotto a pungiball del Salvi-Maio. Nulla che non sperimentiamo sulla nostra pelle, nella nostra vita quotidiana. 

Dunque, ha davvero poco senso la reazione capricciosa del premier, e ancora meno quella rabbiosa dei due vicepremier. Se non per un motivo, che spiega tutto. Anche l'Ocse (come hanno fatto tutti gli altri osservatori indipendenti) esprime seri dubbi sull'efficacia della "manovra del popolo". 

Il reddito di cittadinanza si pone giustamente l'obiettivo di "assistere i cittadini poveri" ma rischia di incoraggiare il lavoro nero. Quota 100 fa danni perché rallenta la crescita di medio termine, riduce l'occupazione tra gli anziani e allarga le disuguaglianze con le giovani generazioni. Insomma, l'Organizzazione dei Paesi più industrializzati non si limita a dire che il malato ha la febbre: aggiunge che è sbagliata la cura. E per tutta risposta (come fa ormai da dieci mesi) il medico penta-leghista non cambia la terapia: sfascia il termometro. 

Di Maio, stressato dall'imprevisto riconteggio di 8.280 nuove auto blu, sproloquia un grottesco "fatevi l'austerity a casa vostra". Salvini, radicalizzato dalla Santa Inquisizione dei familisti amorali convenuti a Verona, difendendo Quota 100 come la buon'anima del Duce difese Quota 90 nel 1926, si dichiara "109.579 volte orgoglioso di aver cominciato a smontare la legge Fornero" e di poter "dare lavoro a 100 mila giovani". Conte, abbacinato dall'insostenibile leggerezza del governare, vaneggia di "riforme strutturali senza precedenti". Mentono, tutti e tre. L'Ocse non parla di austerità: viceversa, suggerisce all'Italia di aumentare l'avanzo primario e di abbattere il cuneo fiscale sui salari più bassi con la lotta all'evasione fiscale, la rinuncia ai condoni e l'abbassamento della soglia per i pagamenti in contanti. Perché i Cinque Stelle, paladini dell'onestà, non ne hanno fatto un caposaldo della manovra di bilancio? 

L'impulso quasi nullo sulla crescita del reddito di cittadinanza e di Quota 100 non è un'invenzione del turpe Gurría, chiaramente finanziato dal demonio Soros, ma il calcolo fatto dallo stesso governo nella Nota di aggiornamento al Def di ottobre, che ha stimato in un misero 0,6% l'impatto totale della manovra sul Pil. L'assunzione di 100 mila giovani al posto di altrettanti "pensionandi" in uscita con la cancellazione della Fornero è semplicemente impensabile, visto che la stessa manovra ha stabilito il blocco del turn over nel pubblico impiego fino al prossimo novembre. Perché la Lega non lo dice, invece di continuare a vendere "merce" indisponibile al Gran Bazar Elettorale? Quanto alle riforme strutturali "senza precedenti" in arrivo, limitiamoci a quelle già arrivate: da questo mese 2,2 milioni di pensionati con trattamento pari a tre volte il minimo prenderanno un assegno ridotto a causa del blocco dell'adeguamento al costo della vita, anche questo deciso con l'ultima legge di Bilancio. Perché il presidente del Consiglio non si scusa, invece di ironizzare a sproposito su "un taglio di cui non si accorgerebbe nemmeno l'avaro di Molière"? 

L'Italia è nel pantano. Galleggia sull'accidia: il patto scellerato tra i due contraenti è già scaduto. Ma sopravvive sull'inerzia: il governo consumato non può ancora cadere. È ormai chiaro che l'innesco della crisi non saranno le eresie oscurantiste di Pillon o i feti finti di Gandolfini, le revanche tardo-autonomiste del Grande Nord o le vandee pseudo-legalitarie del Povero Sud, le relazioni pericolose con la Cina o i finanziamenti occulti della Russia. Sarà la recessione, che è ormai la vera "livella" della fase. Sarà la sicura stangata d'autunno, che nessuno si vorrà intestare. Saranno gli imprenditori, che rivogliono gli incentivi di Industria 4.0. Saranno i sindacati, che chiedono un fisco per la redistribuzione del reddito. E saranno le parti sociali, insieme, che di fronte alla paralisi cominciano già a evocare le elezioni anticipate. 

Servirebbe la politica, per prima e dopo il voto europeo del 26 maggio. Ma non se ne vede traccia. La destra salviniana è questo impasto cinico di neo-celodurismo compassionevole che ricicla in una micidiale e ansiogena macchina del consenso parole vuote ma ruvide come il legno: sicurezza, identità, nazione, ordine. 

La sinistra zingarettiana è ancora informe, e come scrive Mario Tronti, parafrasando Hölderlin, somiglia a "un segno... che nulla indica" (il simbolo delle europee ne è la prova plastica). Il Movimento non sa più cos'è, e probabilmente non l'ha mai saputo. Con questo "tripolarismo all'italiana", la palude non è un incidente: è un destino.