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Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, parla davanti al Congresso americano a Washington (ap)

I funerali della Nato

I 70 anni dell’Alleanza: un summit in tono minore. Ma è sbagliato dare tutta la colpa a Trump
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La Nato compie 70 anni. Il compleanno rischia di somigliare a un funerale. Rimpiangeremo gli anni in cui l'Alleanza atlantica era contestata nelle piazze, segno che era davvero importante? Si tiene a Washington un summit poco celebrativo. Invece dei capi di governo ci sono i ministri degli Esteri, una scelta voluta. Donald Trump ha aperto il vertice alternando trionfalismi e recriminazioni: si vanta di avere già costretto gli europei a pagare di più per sostenere la sicurezza comune; lamenta che ancora non facciano abbastanza; promette di costringerli a maggiori sforzi. Molti presidenti Usa, anche democratici, criticavano il parassitismo militare dei loro alleati. Trump ci aggiunge la consueta virulenza. E soprattutto: parla quasi solo di quello. L'attenzione ossessiva alla dimensione contabile già sottolinea che qualcosa si è perso.

L'Alleanza atlantica nacque insieme al Piano Marshall. Due "figli" della guerra fredda. Nel patto di m…
La Nato compie 70 anni. Il compleanno rischia di somigliare a un funerale. Rimpiangeremo gli anni in cui l'Alleanza atlantica era contestata nelle piazze, segno che era davvero importante? Si tiene a Washington un summit poco celebrativo. Invece dei capi di governo ci sono i ministri degli Esteri, una scelta voluta. Donald Trump ha aperto il vertice alternando trionfalismi e recriminazioni: si vanta di avere già costretto gli europei a pagare di più per sostenere la sicurezza comune; lamenta che ancora non facciano abbastanza; promette di costringerli a maggiori sforzi. Molti presidenti Usa, anche democratici, criticavano il parassitismo militare dei loro alleati. Trump ci aggiunge la consueta virulenza. E soprattutto: parla quasi solo di quello. L'attenzione ossessiva alla dimensione contabile già sottolinea che qualcosa si è perso.

L'Alleanza atlantica nacque insieme al Piano Marshall. Due "figli" della guerra fredda. Nel patto di mutuo soccorso militare, e nel finanziamento americano della ricostruzione post-bellica, c'erano punti in comune. L'Occidente come un'area di valori condivisi. Un'aspirazione all'Europa unita. L'impulso americano fu decisivo perché - alcuni anni dopo - nascessero la Ceca e la Cee, embrioni dell'Unione europea. La contabilità passava in secondo piano, i leader americani da Roosevelt a Truman a Eisenhower consideravano la rinascita dell'Europa come un interesse strategico. Tutto questo ci appare lontano anni luce.

La tentazione è di appiattire tutto sul presente, dando la colpa al Grande Satana che è Trump. Facile, e sbagliato. Così come dopo l'11 settembre 2001 in un effimero slancio di solidarietà Le Monde scrisse "siamo tutti americani", dopo l'elezione di Trump "siamo tutti antiamericani". Ma la deriva dei continenti, l'allontanamento delle due sponde dell'Atlantico, iniziò prima. Intanto è bene ricordare che l'Alleanza atlantica è vissuta passando da una crisi all'altra. Blitz anglo-francese di Suez (1956), missili di Cuba (1962), euromissili sovietici (1977-83); avventure militari Usa in Vietnam o in Iraq: più volte è stato diagnosticato un male incurabile della relazione euro-americana. I problemi più seri cominciano trent'anni fa con la caduta del Muro di Berlino.

Che futuro poteva avere un patto di mutua difesa, ora che l'aggressore potenziale era scomparso? Prese forza il mito di un'Europa "superpotenza erbivora", che avrebbe conquistato il mondo con il soft power del suo modello. La profezia di Fukuyama sulla "fine della storia", in fondo, influenzò più gli europei degli americani: fu il Vecchio continente a vedere un mondo senza più pericoli né nemici.

L'esercito comune europeo non è mai decollato, sabotato dai nazionalismi francese e inglese. La Germania si è consegnata al ricatto energetico del nuovo Zar di Mosca. Il riarmo russo è stato ignorato: come ai tempi degli euromissili quando Mitterrand disse "le atomiche sono a Est, i pacifisti a Ovest". Con la Cina ciascuno ha trafficato accordi bilaterali e ha venduto pezzi pregiati, molto prima che Conte firmasse il recente Memorandum. La crisi economica del 2008 ha accentuato il disincanto verso il modello americano; mentre Xi Jinping ne deduceva la superiorità del suo sistema autoritario.

L'Alleanza atlantica non fu mai solo militare. Come molti tasselli dell'egemonia americana, generava consenso perché i risultati c'erano: crescita, lavoro, benessere, patto sociale. Il fascino dell'Occidente liberaldemocratico non era solo valoriale, marciava anche su una superiorità materiale. In questo senso forse oggi la crisi dell'Alleanza è diversa: Trump e gli altri sovranisti vengono dopo il fallimento di un modello, i troppi esclusi, il vasto disagio sociale, la nostalgia di un'epoca in cui si poteva investire di più sia sulla sicurezza sia sulla scuola.