Che senso ha dichiarare con tanta enfasi che il M5S non vuole avere niente a che fare con coloro che escono dall'Aula quando si parla dello sterminio degli ebrei e poi plaudire chi attacca e discrimina un'altra minoranza finita nei campi di concentramento come i rom? Qual è il riferimento cultural-ideologico dei 5Stelle se da una parte si ergono a difensori dei diritti e della memoria storica e un attimo dopo la dimenticano e la tradiscono partecipando a una nuova caccia alle streghe contro una comunità, per quanto difficile?
Viene il sospetto che le altisonanti dichiarazioni "liberali" di Luigi Di Maio in questi giorni siano solo un espediente retorico per distanziarsi dalla Lega agli occhi dell'opinione pubblica; ma poi ritorna prepotente il richiamo della foresta verso posizioni intolleranti. Del resto, già Gianroberto Casaleggio, con la benedizione di Grillo, nella passata legislatura aveva sconfessato subito il suo gruppo parlamentare q…
Viene il sospetto che le altisonanti dichiarazioni "liberali" di Luigi Di Maio in questi giorni siano solo un espediente retorico per distanziarsi dalla Lega agli occhi dell'opinione pubblica; ma poi ritorna prepotente il richiamo della foresta verso posizioni intolleranti. Del resto, già Gianroberto Casaleggio, con la benedizione di Grillo, nella passata legislatura aveva sconfessato subito il suo gruppo parlamentare q…
Che senso ha dichiarare con tanta enfasi che il M5S non vuole avere niente a che fare con coloro che escono dall'Aula quando si parla dello sterminio degli ebrei e poi plaudire chi attacca e discrimina un'altra minoranza finita nei campi di concentramento come i rom? Qual è il riferimento cultural-ideologico dei 5Stelle se da una parte si ergono a difensori dei diritti e della memoria storica e un attimo dopo la dimenticano e la tradiscono partecipando a una nuova caccia alle streghe contro una comunità, per quanto difficile?
Viene il sospetto che le altisonanti dichiarazioni "liberali" di Luigi Di Maio in questi giorni siano solo un espediente retorico per distanziarsi dalla Lega agli occhi dell'opinione pubblica; ma poi ritorna prepotente il richiamo della foresta verso posizioni intolleranti. Del resto, già Gianroberto Casaleggio, con la benedizione di Grillo, nella passata legislatura aveva sconfessato subito il suo gruppo parlamentare quando voleva affiancare il Pd nell'abolire il reato di immigrazione clandestina; questo perché altrimenti il consenso del movimento sarebbe sceso a cifre da "prefisso telefonico".
Queste contraddizioni rendono lampante la mancanza di una qualsiasi riflessione sui principi fondanti della democrazia pluralista tra i pentastellati: se si difendono i diritti, come nel caso della 194, non si possono dimenticare un istante dopo allorché sono in gioco i diritti delle minoranze etniche.
Il cortocircuito ideologico è lampante. Eppure il M5S tira innanzi per questa via storta perché legato indissolubilmente al suo alleato. Forse ha una concezione antica della famiglia (politica), o forse trova conveniente far finta di niente e accodarsi alla Lega. In fondo per distinguersi è necessario avere un profilo ideologico definito. E così si ritorna al punto dolente: il M5S condanna il pane calpestato a Roma nella rivolta anti-zingari, e poi si affianca alla Lega nella distruzione dei campi rom, come se le due cose potessero convivere. Ancor peggio: invocando la parziale salvaguardia per i "soli italiani", echeggia lo slogan di tutti i partiti della destra xenofoba, quelli che Di Maio sembra avere tanto in dispetto. Non si rende nemmeno conto che misure coercitive e discriminatorie contro una comunità alimentano sentimenti xenofobi e provocano reazioni come quelle a cui assistiamo sempre più di frequente nella capitale e altrove.
Questa contraddizione si ritrova anche nel comportamento dei grillini nel Parlamento europeo. In un approfondito studio sulle scelte di voto degli europarlamentari pentastellati (pubblicato sulla Italian Review of Political Science, 1/2019) Edoardo Bressanelli e Margherita de Candia hanno dimostrato che i 5Stelle hanno adottato una posizione "moderatamente euroscettica sulle questioni comunitarie, una di sinistra sui temi economici e sui valori socio-liberali, ma una autoritaria sull'immigrazione e sulla sicurezza".
Quando un partito è immerso in un magma così confuso non sorprende che si metta sulla scia di chi indica una linea chiara. La deriva securitaria dei 5Stelle è emersa anche sull'immigrazione dove, ad un programma elettorale orientato in senso abbastanza aperto, ha fatto seguito una politica tutta schiacciata su Salvini, senza distinguo di sorta.
Evidentemente, il bene supremo della partecipazione al governo supera ogni considerazione e coerenza ideale. E se oggi vale per la discriminazione etnica, domani potrà valere anche per quei diritti che fin qui vengono difesi. Dipenderà dalle circostanze e dalle convenienze.
Viene il sospetto che le altisonanti dichiarazioni "liberali" di Luigi Di Maio in questi giorni siano solo un espediente retorico per distanziarsi dalla Lega agli occhi dell'opinione pubblica; ma poi ritorna prepotente il richiamo della foresta verso posizioni intolleranti. Del resto, già Gianroberto Casaleggio, con la benedizione di Grillo, nella passata legislatura aveva sconfessato subito il suo gruppo parlamentare quando voleva affiancare il Pd nell'abolire il reato di immigrazione clandestina; questo perché altrimenti il consenso del movimento sarebbe sceso a cifre da "prefisso telefonico".
Queste contraddizioni rendono lampante la mancanza di una qualsiasi riflessione sui principi fondanti della democrazia pluralista tra i pentastellati: se si difendono i diritti, come nel caso della 194, non si possono dimenticare un istante dopo allorché sono in gioco i diritti delle minoranze etniche.
Il cortocircuito ideologico è lampante. Eppure il M5S tira innanzi per questa via storta perché legato indissolubilmente al suo alleato. Forse ha una concezione antica della famiglia (politica), o forse trova conveniente far finta di niente e accodarsi alla Lega. In fondo per distinguersi è necessario avere un profilo ideologico definito. E così si ritorna al punto dolente: il M5S condanna il pane calpestato a Roma nella rivolta anti-zingari, e poi si affianca alla Lega nella distruzione dei campi rom, come se le due cose potessero convivere. Ancor peggio: invocando la parziale salvaguardia per i "soli italiani", echeggia lo slogan di tutti i partiti della destra xenofoba, quelli che Di Maio sembra avere tanto in dispetto. Non si rende nemmeno conto che misure coercitive e discriminatorie contro una comunità alimentano sentimenti xenofobi e provocano reazioni come quelle a cui assistiamo sempre più di frequente nella capitale e altrove.
Questa contraddizione si ritrova anche nel comportamento dei grillini nel Parlamento europeo. In un approfondito studio sulle scelte di voto degli europarlamentari pentastellati (pubblicato sulla Italian Review of Political Science, 1/2019) Edoardo Bressanelli e Margherita de Candia hanno dimostrato che i 5Stelle hanno adottato una posizione "moderatamente euroscettica sulle questioni comunitarie, una di sinistra sui temi economici e sui valori socio-liberali, ma una autoritaria sull'immigrazione e sulla sicurezza".
Quando un partito è immerso in un magma così confuso non sorprende che si metta sulla scia di chi indica una linea chiara. La deriva securitaria dei 5Stelle è emersa anche sull'immigrazione dove, ad un programma elettorale orientato in senso abbastanza aperto, ha fatto seguito una politica tutta schiacciata su Salvini, senza distinguo di sorta.
Evidentemente, il bene supremo della partecipazione al governo supera ogni considerazione e coerenza ideale. E se oggi vale per la discriminazione etnica, domani potrà valere anche per quei diritti che fin qui vengono difesi. Dipenderà dalle circostanze e dalle convenienze.