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Rai, le illusioni ottiche del presidente Foa su Salvini e Di Maio

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Il numero uno del Cda di Viale Mazzini spiega alla Commissione di Vigilanza la strabordante presenza sulle reti pubbliche dei due vicepremier: “Sono vicepremier, ministri e leader dei partiti. La struttura informativa si focalizza su di loro, ma a scapito delle altre voci della maggioranza”
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Noi che tutte le sere guardando i tg, ci domandiamo solo chi parlerà per primo e chi per secondo, tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio (e ci siamo ormai rassegnati a vederli entrare sul tappeto rosso nello studio di ogni talk show) secondo Marcello Foa siamo vittime di un'illusione ottica. Crediamo di vedere lo stesso personaggio, lo stesso leader, ma in realtà non è così: la persona è la stessa ma cambia il cappello che ha sulla testa. Ed è quello che conta, dice lui, chiamato a spiegare in Parlamento come mai per esempio Salvini sia stato a gennaio il politico più intervistato dai Tg Rai e abbia avuto il 20,5 per cento del "tempo di parola" solo sul Tg2.

Il problema, ha dichiarato Foa, è che i due vicepremier "rappresentano contemporaneamente i due ministeri chiave e la leadership dei due partiti della maggioranza", e questa singolare anomalia ha spinto la Rai a generare "una struttura informativa fo…
Noi che tutte le sere guardando i tg, ci domandiamo solo chi parlerà per primo e chi per secondo, tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio (e ci siamo ormai rassegnati a vederli entrare sul tappeto rosso nello studio di ogni talk show) secondo Marcello Foa siamo vittime di un'illusione ottica. Crediamo di vedere lo stesso personaggio, lo stesso leader, ma in realtà non è così: la persona è la stessa ma cambia il cappello che ha sulla testa. Ed è quello che conta, dice lui, chiamato a spiegare in Parlamento come mai per esempio Salvini sia stato a gennaio il politico più intervistato dai Tg Rai e abbia avuto il 20,5 per cento del "tempo di parola" solo sul Tg2.

Il problema, ha dichiarato Foa, è che i due vicepremier "rappresentano contemporaneamente i due ministeri chiave e la leadership dei due partiti della maggioranza", e questa singolare anomalia ha spinto la Rai a generare "una struttura informativa focalizzata sui leader, ma a scapito delle altre voci della maggioranza". Noi telespettatori dovremmo dunque stare attenti, quando vediamo apparire il faccione barbuto di Salvini o il visino candido di Di Maio, al loro invisibile ma fondamentale cappello. E domandarci se il Di Maio che sta pontificando in quel momento parla come ministro del Lavoro, come ministro dello Sviluppo economico, come vicepresidente del Consiglio, come capo politico del Movimento 5 Stelle o come deputato di Acerra: distinzione fondamentale, perché a seconda della parte che sta interpretando il suo "tempo di parola" andrà messo nel conto televisivo del governo o in quello del M5S.

La stessa cosa dovremmo fare per l'onnipresente Salvini, anche se con lui l'operazione è più complicata visto che oltre a essere segretario della Lega (già Nord) e senatore della Calabria (ancora Sud), ministro dell'Interno e numero due di Palazzo Chigi, lui ha l'irrefrenabile tendenza - appena si parla di migranti o di terroristi - a trasformarsi all'istante nel ministro della Difesa, in quello della Giustizia o in quello delle Infrastrutture, prima che Trenta, Bonafede e Toninelli abbiano il tempo di reagire. È perciò inutile tenere il conto dell'invasione televisiva del duumvirato giallo-verde. Siamo davanti a una coppia di Fregoli che è impossibile ingabbiare nei canoni della par condicio. Sotto lo sguardo benedicente del presidente Foa, i gemelli Zelig occupano i Tg e se ne vanno senza che nessuno riesca a prendergli la targa.