Voto in Israele, la crepa nel potere
Bernardo Valli , di BERNARDO VALLIGantz è riuscito a fare vacillare il regno di Netanyahu che si è rivelato più vulnerabile del previsto
Vacilla Benjamin Netanyahu come primo ministro. È prematuro prevedere il suo futuro politico immediato. Il favorito, il capo del governo per tredici anni, il "re di Israele", è più vulnerabile del previsto. Può conquistare un quinto mandato ma se ci riesce sarà una vittoria comunque sofferta. Un ex generale, un nuovo arrivato nella vita politica, l'ha umiliato. Le prime proiezioni del risultato elettorale danno al suo partito (Likud) trentasei seggi e a quello del suo avversario Benny Gantz (l'alleanza Blu Bianca, i colori della bandiera nazionale) uno in più, trentasette.
I due principali candidati sono dunque testa a testa. Potrebbe essere decisivo il voto dei militari, numerosi in un Paese impegnato a garantire le frontiere e a occupare un territorio con più di due milioni di palestinesi. Non è facile immaginare chi hanno favorito gli israeliani in divisa. Netanyahu o Gantz? Il primo espressione di una destr…
I due principali candidati sono dunque testa a testa. Potrebbe essere decisivo il voto dei militari, numerosi in un Paese impegnato a garantire le frontiere e a occupare un territorio con più di due milioni di palestinesi. Non è facile immaginare chi hanno favorito gli israeliani in divisa. Netanyahu o Gantz? Il primo espressione di una destr…
Vacilla Benjamin Netanyahu come primo ministro. È prematuro prevedere il suo futuro politico immediato. Il favorito, il capo del governo per tredici anni, il "re di Israele", è più vulnerabile del previsto. Può conquistare un quinto mandato ma se ci riesce sarà una vittoria comunque sofferta. Un ex generale, un nuovo arrivato nella vita politica, l'ha umiliato. Le prime proiezioni del risultato elettorale danno al suo partito (Likud) trentasei seggi e a quello del suo avversario Benny Gantz (l'alleanza Blu Bianca, i colori della bandiera nazionale) uno in più, trentasette.
I due principali candidati sono dunque testa a testa. Potrebbe essere decisivo il voto dei militari, numerosi in un Paese impegnato a garantire le frontiere e a occupare un territorio con più di due milioni di palestinesi. Non è facile immaginare chi hanno favorito gli israeliani in divisa. Netanyahu o Gantz? Il primo espressione di una destra con punte estremiste, il secondo un tempo generale, ex capo di stato maggiore, affiancato da altri due ex comandanti di Tsahal. I risultati potranno subire qualche rettifica, ma quel che conta è la possibilità per i due candidati di formare una coalizione che rappresenti la maggioranza dei seggi in Parlamento. Almeno sessantuno su centoventi. E né Gantz né Netanyahu hanno ottenuto tanti deputati.
A parità o quasi di seggi Netanyahu era nettamente in vantaggio. Perché a destra, anche all'estrema destra, ci sono, oltre a quelle religiose, tante piccole formazioni suscettibili di entrare nel futuro governo di Netanyahu. In parte ci sono già e sono in fila per una nuova esperienza al suo fianco. Ma per entrare alla Knesset bisogna avere ottenuto il 3,5 per cento dei voti. E uno di quei partiti, quello di Naftali Bennett, il più radicale, che chiede l'annessione di tutta la Cisgiordania, di tutti i territori occupati, non ha superato lo sbarramento. È franato prima. E questo indebolisce la riserva di alleati che Netanyahu pensava di avere.
Il gruppo dei generali, pur vantandosi durante la campagna elettorale di avere ucciso tanti terroristi palestinesi, e di avere rasato al suolo quartieri dell'insubordinata città di Gaza, ha rifiutato l'idea di stringere alleanze con i partiti estremisti di destra. Gantz e gli altri generali sono soldati duri ma giusti, politicamente sono pronti al dialogo. E non parlano di annessioni. Anzi, mettono in guardia sulle reazione che potrebbe provocare.
Il presidente della Repubblica, Reuven Rivlin, incaricherà di formare un governo chi dimostrerà di avere creato una coalizione maggioritaria alla Knesset. Gantz o Netanyahu? La scelta richiederà tempo. Anche qualche settimana. Rivlin, pur essendo un esponente del Likud non ha mai nascosto la sua diffidenza nei confronti di Netanyahu. Lui è un conservatore moderato, non condivide l'arroganza di Netanyahu. E quindi non dovrebbe assecondare la sua ambizione: quella di essere l'uomo politico che ha governato più a lungo in Israele. Dopo i tredici anni appena compiuti, un altro mandato lo inserirebbe nella storia patria come il primo ministro rimasto in carica per più anni di David Ben Gurion, il fondatore di Israele.
Netanyahu ce l'ha messa tutta anche per evitare possibili condanne penali, e quindi la prigione, in seguito alle tre incriminazioni per reati di corruzione e affini. È già capitato a un suo predecessore come primo ministro, Ehud Olmert, appena abbandonata la carica. Appena finita l'immunità. A conclusione della campagna elettorale Netanyahu ha sfoderato la promessa di annettere parte dei territori occupati, quelli in cui si sono insediati circa mezzo milione di coloni israeliani, tra la Cisgiordania e la regione di Gerusalemme. L'annuncio non ha avuto un grande effetto sul voto. Non sufficiente per conseguire una vittoria immediata. Né l'hanno avuto l'appoggio del presidente americano e quello meno evidente del presidente russo, ai quali Netanyahu ha fatto visita prima del voto. Il primo ministro uscente dovrà faticare più del previsto per tentare di essere confermato.
I due principali candidati sono dunque testa a testa. Potrebbe essere decisivo il voto dei militari, numerosi in un Paese impegnato a garantire le frontiere e a occupare un territorio con più di due milioni di palestinesi. Non è facile immaginare chi hanno favorito gli israeliani in divisa. Netanyahu o Gantz? Il primo espressione di una destra con punte estremiste, il secondo un tempo generale, ex capo di stato maggiore, affiancato da altri due ex comandanti di Tsahal. I risultati potranno subire qualche rettifica, ma quel che conta è la possibilità per i due candidati di formare una coalizione che rappresenti la maggioranza dei seggi in Parlamento. Almeno sessantuno su centoventi. E né Gantz né Netanyahu hanno ottenuto tanti deputati.
A parità o quasi di seggi Netanyahu era nettamente in vantaggio. Perché a destra, anche all'estrema destra, ci sono, oltre a quelle religiose, tante piccole formazioni suscettibili di entrare nel futuro governo di Netanyahu. In parte ci sono già e sono in fila per una nuova esperienza al suo fianco. Ma per entrare alla Knesset bisogna avere ottenuto il 3,5 per cento dei voti. E uno di quei partiti, quello di Naftali Bennett, il più radicale, che chiede l'annessione di tutta la Cisgiordania, di tutti i territori occupati, non ha superato lo sbarramento. È franato prima. E questo indebolisce la riserva di alleati che Netanyahu pensava di avere.
Il gruppo dei generali, pur vantandosi durante la campagna elettorale di avere ucciso tanti terroristi palestinesi, e di avere rasato al suolo quartieri dell'insubordinata città di Gaza, ha rifiutato l'idea di stringere alleanze con i partiti estremisti di destra. Gantz e gli altri generali sono soldati duri ma giusti, politicamente sono pronti al dialogo. E non parlano di annessioni. Anzi, mettono in guardia sulle reazione che potrebbe provocare.
Il presidente della Repubblica, Reuven Rivlin, incaricherà di formare un governo chi dimostrerà di avere creato una coalizione maggioritaria alla Knesset. Gantz o Netanyahu? La scelta richiederà tempo. Anche qualche settimana. Rivlin, pur essendo un esponente del Likud non ha mai nascosto la sua diffidenza nei confronti di Netanyahu. Lui è un conservatore moderato, non condivide l'arroganza di Netanyahu. E quindi non dovrebbe assecondare la sua ambizione: quella di essere l'uomo politico che ha governato più a lungo in Israele. Dopo i tredici anni appena compiuti, un altro mandato lo inserirebbe nella storia patria come il primo ministro rimasto in carica per più anni di David Ben Gurion, il fondatore di Israele.
Netanyahu ce l'ha messa tutta anche per evitare possibili condanne penali, e quindi la prigione, in seguito alle tre incriminazioni per reati di corruzione e affini. È già capitato a un suo predecessore come primo ministro, Ehud Olmert, appena abbandonata la carica. Appena finita l'immunità. A conclusione della campagna elettorale Netanyahu ha sfoderato la promessa di annettere parte dei territori occupati, quelli in cui si sono insediati circa mezzo milione di coloni israeliani, tra la Cisgiordania e la regione di Gerusalemme. L'annuncio non ha avuto un grande effetto sul voto. Non sufficiente per conseguire una vittoria immediata. Né l'hanno avuto l'appoggio del presidente americano e quello meno evidente del presidente russo, ai quali Netanyahu ha fatto visita prima del voto. Il primo ministro uscente dovrà faticare più del previsto per tentare di essere confermato.