Il Pd nel labirinto delle alleanze
Roberto Esposito , di ROBERTO ESPOSITOL'unica prospettiva per allargare il campo è quella di cominciare a costruirlo. Ma dopo le europee occorre riprendere a fare politica e a Zingaretti serve audacia
Al netto delle sgradevoli vicende giudiziarie in Umbria, l'obiettivo dichiarato del Pd alle elezioni europee è di raggiungere il 20% dei voti e, se possibile, superare i 5 Stelle in calo. Di più, al momento, non può fare. Primum vivere...è il motto con cui è stato eletto Zingaretti. D'accordo. Ma poi? Come è stato detto su queste pagine, non basta galleggiare. Ridursi a una sopravvivenza senza prospettive. Tenere in vita il partito in attesa degli eventi. O del declino naturale degli avversari. Per puntare in tempi non biblici al governo del Paese, occorre mettere mano a una seria politica delle alleanze. Ma quali? Quella con i 5 Stelle, possibile sulla carta e caldeggiata da tanti, per ora è assai problematica. Non solo per una distanza di programmi e d'impostazione che tocca l'idea stessa di democrazia.
Ma anche, e soprattutto, perché, come ha scritto ieri Scalfari, i 5 Stelle non hanno né intenzio…
Ma anche, e soprattutto, perché, come ha scritto ieri Scalfari, i 5 Stelle non hanno né intenzio…
Al netto delle sgradevoli vicende giudiziarie in Umbria, l'obiettivo dichiarato del Pd alle elezioni europee è di raggiungere il 20% dei voti e, se possibile, superare i 5 Stelle in calo. Di più, al momento, non può fare. Primum vivere...è il motto con cui è stato eletto Zingaretti. D'accordo. Ma poi? Come è stato detto su queste pagine, non basta galleggiare. Ridursi a una sopravvivenza senza prospettive. Tenere in vita il partito in attesa degli eventi. O del declino naturale degli avversari. Per puntare in tempi non biblici al governo del Paese, occorre mettere mano a una seria politica delle alleanze. Ma quali? Quella con i 5 Stelle, possibile sulla carta e caldeggiata da tanti, per ora è assai problematica. Non solo per una distanza di programmi e d'impostazione che tocca l'idea stessa di democrazia.
Ma anche, e soprattutto, perché, come ha scritto ieri Scalfari, i 5 Stelle non hanno né intenzione né convenienza a tale alleanza. Dovrebbero ritrattare disinvoltamente tutto quanto hanno detto per anni del Pd e, probabilmente, congedare Di Maio. A favore di chi - di Di Battista, Fico? Sarebbe per loro una disfatta che pagherebbero probabilmente cara. Meglio sottostare ai diktat di Salvini con una rappresentanza parlamentare intatta, che rischiare l'esplosione. Incompetenti sì, ma autolesionisti fino a questo punto, non credo.
E allora? L'unica prospettiva per allargare il campo del centrosinistra è quella di cominciare a costruirlo, identificando innanzitutto le sue parti - centro e sinistra, convergenti, ma distinte. Alle europee andranno insieme. Non mi pare la via migliore, perché comprimere l'intero schieramento alternativo alla destra in un unico blocco, da Calenda a Speranza, non so quanto funzioni. Ma ormai la scelta è fatta e bisogna sperare che regga. Dopo le europee, però, occorre riprendere a fare politica. Mettendo in campo una strategia adeguata alla difficoltà della fase. Come del resto fa il centrodestra, che procede non con due, ma con tre, gambe separate. Il "campo", se deve "aprirsi", come sostiene Zingaretti, non va compresso, ma articolato nelle sue componenti naturali. E poi, possibilmente, riunito in un'alleanza. Perché se la coperta è corta - e soprattutto unica - , per coprire una parte del letto, si finisce per scoprire fatalmente l'altra. L'elettore di Calenda è scoraggiato dalla presenza dei fuoriusciti da sinistra del Pd. E viceversa.
Per aggregare le forze, bisogna prima restituire loro identità. E poi unirle contro un avversario comune. Nello stesso tempo, con una sola mossa concordata. Il Pd, se vuole raccogliere tutti i voti alla sua sinistra - tranne quelli irrecuperabili - deve finalmente darsi un profilo più netto. In primo luogo sulla politica economica. Sull'occupazione, il lavoro, il fisco. La si chiami come la si vuole, ma una ridistribuzione della ricchezza in Italia è necessaria. Le tasse devono essere progressive - più, non meno, di quanto lo sono adesso. Se nel contratto c'è un provvedimento limpidamente di destra, questo è la flax tax.
Quota 100 è rischiosa, il reddito di cittadinanza macchinoso, ma la tassa piatta insopportabile. Uno schiaffo per i più sofferenti, ma anche per il ceto medio. Trattare in modo uguale le disuguaglianze è scandaloso. Chi altri se non il Pd deve urlarlo? Dall'altra parte non si può lasciare libero il campo liberaldemocratico. Non è possibile che a rappresentarlo in Italia sia solo Berlusconi. È quello lo spazio che Calenda, o anche un meno autoreferenziale Renzi, avrebbero potuto legittimamente rappresentare. Finora non è successo. Si può sperare che avvenga prima o poi?
Ma anche, e soprattutto, perché, come ha scritto ieri Scalfari, i 5 Stelle non hanno né intenzione né convenienza a tale alleanza. Dovrebbero ritrattare disinvoltamente tutto quanto hanno detto per anni del Pd e, probabilmente, congedare Di Maio. A favore di chi - di Di Battista, Fico? Sarebbe per loro una disfatta che pagherebbero probabilmente cara. Meglio sottostare ai diktat di Salvini con una rappresentanza parlamentare intatta, che rischiare l'esplosione. Incompetenti sì, ma autolesionisti fino a questo punto, non credo.
E allora? L'unica prospettiva per allargare il campo del centrosinistra è quella di cominciare a costruirlo, identificando innanzitutto le sue parti - centro e sinistra, convergenti, ma distinte. Alle europee andranno insieme. Non mi pare la via migliore, perché comprimere l'intero schieramento alternativo alla destra in un unico blocco, da Calenda a Speranza, non so quanto funzioni. Ma ormai la scelta è fatta e bisogna sperare che regga. Dopo le europee, però, occorre riprendere a fare politica. Mettendo in campo una strategia adeguata alla difficoltà della fase. Come del resto fa il centrodestra, che procede non con due, ma con tre, gambe separate. Il "campo", se deve "aprirsi", come sostiene Zingaretti, non va compresso, ma articolato nelle sue componenti naturali. E poi, possibilmente, riunito in un'alleanza. Perché se la coperta è corta - e soprattutto unica - , per coprire una parte del letto, si finisce per scoprire fatalmente l'altra. L'elettore di Calenda è scoraggiato dalla presenza dei fuoriusciti da sinistra del Pd. E viceversa.
Per aggregare le forze, bisogna prima restituire loro identità. E poi unirle contro un avversario comune. Nello stesso tempo, con una sola mossa concordata. Il Pd, se vuole raccogliere tutti i voti alla sua sinistra - tranne quelli irrecuperabili - deve finalmente darsi un profilo più netto. In primo luogo sulla politica economica. Sull'occupazione, il lavoro, il fisco. La si chiami come la si vuole, ma una ridistribuzione della ricchezza in Italia è necessaria. Le tasse devono essere progressive - più, non meno, di quanto lo sono adesso. Se nel contratto c'è un provvedimento limpidamente di destra, questo è la flax tax.
Quota 100 è rischiosa, il reddito di cittadinanza macchinoso, ma la tassa piatta insopportabile. Uno schiaffo per i più sofferenti, ma anche per il ceto medio. Trattare in modo uguale le disuguaglianze è scandaloso. Chi altri se non il Pd deve urlarlo? Dall'altra parte non si può lasciare libero il campo liberaldemocratico. Non è possibile che a rappresentarlo in Italia sia solo Berlusconi. È quello lo spazio che Calenda, o anche un meno autoreferenziale Renzi, avrebbero potuto legittimamente rappresentare. Finora non è successo. Si può sperare che avvenga prima o poi?