Tassa piatta, legge rotta
Michele Ainis , di MICHELE AINISLa flat tax e la Costituzione dimenticata: un prelievo fiscale uguale per tutti è l'esatto contrario di quanto stabilirono i nostri padri fondatori
Tassa piatta, Costituzione rotta. È l'ultima trovata del governo: una "flat tax costituzionale". Che è un po' come brevettare un cavallo con le ruote, o festeggiare la Pasqua a Carnevale. Sarà il gusto per gli ossimori, per il paradosso spolpato fino all'osso. Ma sta di fatto che a leggere la nostra Carta (articolo 53) la tassazione non è piatta, è progressiva. Se il tuo reddito è più alto, in percentuale paghi più quattrini. Dunque un prelievo fiscale uguale per tutte le tasche, per Paperino come per zio Paperone, è il contrario di quanto stabilirono i nostri padri fondatori. Perché altrimenti s'offenderebbe il senso di giustizia, oltre che l'idea dell'eguaglianza. Da Aristotele in poi, quest'ultima significa difatti pari trattamento degli eguali, non dei diseguali.
E allora come si supera l'ostacolo, come si trasforma l'illegittimità in legittimità costi…
E allora come si supera l'ostacolo, come si trasforma l'illegittimità in legittimità costi…
Tassa piatta, Costituzione rotta. È l'ultima trovata del governo: una "flat tax costituzionale". Che è un po' come brevettare un cavallo con le ruote, o festeggiare la Pasqua a Carnevale. Sarà il gusto per gli ossimori, per il paradosso spolpato fino all'osso. Ma sta di fatto che a leggere la nostra Carta (articolo 53) la tassazione non è piatta, è progressiva. Se il tuo reddito è più alto, in percentuale paghi più quattrini. Dunque un prelievo fiscale uguale per tutte le tasche, per Paperino come per zio Paperone, è il contrario di quanto stabilirono i nostri padri fondatori. Perché altrimenti s'offenderebbe il senso di giustizia, oltre che l'idea dell'eguaglianza. Da Aristotele in poi, quest'ultima significa difatti pari trattamento degli eguali, non dei diseguali.
E allora come si supera l'ostacolo, come si trasforma l'illegittimità in legittimità costituzionale? Semplice: applicando una girandola di deduzioni e detrazioni, che mantenga la progressività del sistema tributario. Così disse il ministro Tria, e noi ovviamente gli crediamo. Anzi: potremmo pure estendere il suo ragionamento. Siccome gli over 60 hanno lo sconto sui treni, tasso in misura uguale l'anziano indigente e il vegliardo possidente. Siccome i giovani hanno l'ingresso gratis nei musei, applico la stessa aliquota alla prole di Berlusconi e a quella del suo giardiniere. Siccome i marziani non pagano le tasse, diventano esentasse pure gli italiani.
Ma almeno in questo, il nuovissimo governo gialloverde non è del tutto nuovo. La nostra storia costituzionale è punteggiata di raggiri, d'una persistente fraude à la Constitution, come il fenomeno venne definito da un francese - Georges Liet Veaux - nel 1943. Significa omaggio formale alle regole in vigore, violazione sostanziale. O meglio elusione, aggiramento, svuotamento. Un caleidoscopio di giochini semantici, d'interpretazioni suicide, che in ultimo tradiscono il senso stesso delle norme costituzionali, la loro specifica funzione. È infatti questa la lezione che ci consegna l'esperienza: l'autentico delitto perpetrato verso la Carta del 1947 non è la rapina ma la truffa.
Le prove? Sono incise, per esempio, nelle parole usate dall'articolo 33 della Costituzione: tutti possono istituire scuole private, purché "senza oneri per lo Stato". Viceversa nel 2000 una legge varata dal governo D'Alema aprì il rubinetto dell'erario, elargendo un bonus ai loro studenti. E giustificandolo a causa del risparmio che ogni scuola privata procura alle casse dello Stato, che altrimenti dovrebbe sobbarcarsi una popolazione studentesca più affollata.
Uno stratagemma, al pari delle tante "guerre umanitarie" che abbiamo combattuto nelle più varie contrade, quando l'articolo 11 della Costituzione ammette la sola guerra difensiva. Al pari dei maxiemendamenti, che riempiono di mille commi ogni disposizione normativa, distorcendo la procedura scandita nell'articolo 72 della Costituzione. O come la supermulta promessa ai reprobi dal Movimento 5 Stelle, a dispetto dell'articolo 67 della Costituzione, che sancisce il divieto di mandato imperativo.
Insomma, l'andazzo generale è questo. E allora finiamola di sprecare inchiostro sulla Carta costituzionale, sulle sue riforme. Tanto nessuno le prende mai sul serio. Ne sa qualcosa Monti, il cui governo introdusse il pareggio di bilancio nell'articolo 81, consentendo manovre finanziarie in deficit soltanto in casi eccezionali.
Ma l'eccezione si è trasformata in regola, giacché ogni anno i governi accampano circostanze straordinarie, ogni anno il pareggio strutturale viene rinviato all'anno dopo. Così la lettera della Costituzione è salva, il suo spirito ucciso. Come le fanciulle che Tiberio faceva violentare dal boia un momento prima dell'esecuzione capitale, per non infrangere il divieto di condannare a morte le vergini. Allora come oggi, ne viene fuori un problema di legalità costituzionale, anzi di legalità tout court. Il nostro eterno problema.
E allora come si supera l'ostacolo, come si trasforma l'illegittimità in legittimità costituzionale? Semplice: applicando una girandola di deduzioni e detrazioni, che mantenga la progressività del sistema tributario. Così disse il ministro Tria, e noi ovviamente gli crediamo. Anzi: potremmo pure estendere il suo ragionamento. Siccome gli over 60 hanno lo sconto sui treni, tasso in misura uguale l'anziano indigente e il vegliardo possidente. Siccome i giovani hanno l'ingresso gratis nei musei, applico la stessa aliquota alla prole di Berlusconi e a quella del suo giardiniere. Siccome i marziani non pagano le tasse, diventano esentasse pure gli italiani.
Ma almeno in questo, il nuovissimo governo gialloverde non è del tutto nuovo. La nostra storia costituzionale è punteggiata di raggiri, d'una persistente fraude à la Constitution, come il fenomeno venne definito da un francese - Georges Liet Veaux - nel 1943. Significa omaggio formale alle regole in vigore, violazione sostanziale. O meglio elusione, aggiramento, svuotamento. Un caleidoscopio di giochini semantici, d'interpretazioni suicide, che in ultimo tradiscono il senso stesso delle norme costituzionali, la loro specifica funzione. È infatti questa la lezione che ci consegna l'esperienza: l'autentico delitto perpetrato verso la Carta del 1947 non è la rapina ma la truffa.
Le prove? Sono incise, per esempio, nelle parole usate dall'articolo 33 della Costituzione: tutti possono istituire scuole private, purché "senza oneri per lo Stato". Viceversa nel 2000 una legge varata dal governo D'Alema aprì il rubinetto dell'erario, elargendo un bonus ai loro studenti. E giustificandolo a causa del risparmio che ogni scuola privata procura alle casse dello Stato, che altrimenti dovrebbe sobbarcarsi una popolazione studentesca più affollata.
Uno stratagemma, al pari delle tante "guerre umanitarie" che abbiamo combattuto nelle più varie contrade, quando l'articolo 11 della Costituzione ammette la sola guerra difensiva. Al pari dei maxiemendamenti, che riempiono di mille commi ogni disposizione normativa, distorcendo la procedura scandita nell'articolo 72 della Costituzione. O come la supermulta promessa ai reprobi dal Movimento 5 Stelle, a dispetto dell'articolo 67 della Costituzione, che sancisce il divieto di mandato imperativo.
Insomma, l'andazzo generale è questo. E allora finiamola di sprecare inchiostro sulla Carta costituzionale, sulle sue riforme. Tanto nessuno le prende mai sul serio. Ne sa qualcosa Monti, il cui governo introdusse il pareggio di bilancio nell'articolo 81, consentendo manovre finanziarie in deficit soltanto in casi eccezionali.
Ma l'eccezione si è trasformata in regola, giacché ogni anno i governi accampano circostanze straordinarie, ogni anno il pareggio strutturale viene rinviato all'anno dopo. Così la lettera della Costituzione è salva, il suo spirito ucciso. Come le fanciulle che Tiberio faceva violentare dal boia un momento prima dell'esecuzione capitale, per non infrangere il divieto di condannare a morte le vergini. Allora come oggi, ne viene fuori un problema di legalità costituzionale, anzi di legalità tout court. Il nostro eterno problema.