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(ansa)

Appalti, quanti silenzi colpevoli di fronte alla calata dei barbari

Con lo sblocca appalti nelle gare  tornano massimo ribasso, subappalti e un termine di 60 giorni per l'intervento delle soprintendenze. I M5s, dopo molti proclami, hanno accettato la svolta della Lega che non aiuta legalità e trasparenza
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Un mese ci hanno messo, e per lasciare tutto com’era. Nessun ripensamento sulla follia del massimo ribasso: decenni c’erano voluti per eliminarlo, e ora rieccolo di nuovo. Nessun ripensamento sull’assurdo aumento dei subappalti. Soprattutto, nessun ripensamento sul silenzio assenso di sessanta giorni per le autorizzazioni delle soprintendenze. Fatto, questo, di cui non può sfuggire la gravità per un doppio ordine di considerazioni. Regolare una materia così delicata con il silenzio assenso, ben sapendo che nessuna soprintendenza riuscirà mai dire “sì” o “no” in un tempo così breve, considerata la complessità della materia e la carenza di risorse, equivale a far passare gli scempi più incredibili oppure a bloccare tutto. Molti soprintendenti, soltanto per non rischiare, negheranno l’autorizzazione a prescindere entro i due mesi previsti pur di non far scattare il silenzio assenso: ci…
Un mese ci hanno messo, e per lasciare tutto com’era. Nessun ripensamento sulla follia del massimo ribasso: decenni c’erano voluti per eliminarlo, e ora rieccolo di nuovo. Nessun ripensamento sull’assurdo aumento dei subappalti. Soprattutto, nessun ripensamento sul silenzio assenso di sessanta giorni per le autorizzazioni delle soprintendenze. Fatto, questo, di cui non può sfuggire la gravità per un doppio ordine di considerazioni. Regolare una materia così delicata con il silenzio assenso, ben sapendo che nessuna soprintendenza riuscirà mai dire “sì” o “no” in un tempo così breve, considerata la complessità della materia e la carenza di risorse, equivale a far passare gli scempi più incredibili oppure a bloccare tutto. Molti soprintendenti, soltanto per non rischiare, negheranno l’autorizzazione a prescindere entro i due mesi previsti pur di non far scattare il silenzio assenso: ci possiamo scommettere.

Due brusche inversioni di marcia rispetto al recente passato, che portano l’impronta digitale della Lega. E può sembrare incredibile che una forza politica come il Movimento 5 stelle la quale si dice ispirata alla legalità è alla trasparenza abbia potuto digerire a cuor leggero una roba del genere. Ma tant’è. Va ricordato che c’è un precedente: i grillini non avevano battuto ciglio nemmeno quando si era trattato di allargare le maglie del condono edilizio per Ischia. In quel caso, però, avevano addirittura rivendicato l’operazione, negando perfino l’evidenza della nuova sanatoria.

Qui, invece, siamo di fronte a una vicenda che svela la sbalorditiva inconsistenza di un ministero che porta la targa a 5 stelle. Ogni qualvolta i giornali riferivano dell’esistenza nelle bozze di una forma di silenzio assenso per le autorizzazioni di competenza del ministero dei Beni culturali, il responsabile di quel dicastero, Alberto Bonisoli, manifestava la propria netta contrarietà, parlando di testi vecchi e già cambiati.

L’ultima volta, qualche giorno fa, aveva addirittura annunciato lo stralcio del silenzio assenso, accompagnato da orgogliose strombazzate grilline. Si è visto com’è andata a finire: chi ha materialmente scritto lo sblocca cantieri se n’è sonoramente infischiato. Sapendo, evidentemente, di poterselo serenamente permettere, con un ministro forse più concentrato a spiegare il vantaggio dell’accordo fra Italia e Cina consistente nella massiccia esportazione di orecchie di maiale.

C’è una cosa, tuttavia, che fa ancora più tristezza: il silenzio assordante di quei tanti intellettuali che avevano strepitato, in qualche caso anche a ragione, contro lo Sblocca Italia di Matteo Renzi. E ora, di fronte alla calata dei barbari, se ne guardano bene.